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Le metropoli e la loro identità: una lezione di Michele Zini a Modena

Modena. Ospite del ciclo curato da Claudia Baracchi, l’architetto sarà alla scuola Gazzerro per parlare della città contemporanea come organismo vivente

MODENA. Terzo appuntamento, questa sera, per il ciclo di incontri “Ascolto il tuo cuore, città”, curato da Claudia Baracchi, alla scoperta del perché nasce una città, cosa la lascia morire ma soprattutto perché non possiamo pensarci senza di essa. Ospite di questa sera l'architetto e designer Michele Zini, con la conferenza dal titolo “La città come ecosistema. Le metropoli teoriche e l'identità contemporanea”. L'incontro è a ingresso libero alle 21 del 18 aprile presso le aule della Scuola ...

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MODENA. Terzo appuntamento, questa sera, per il ciclo di incontri “Ascolto il tuo cuore, città”, curato da Claudia Baracchi, alla scoperta del perché nasce una città, cosa la lascia morire ma soprattutto perché non possiamo pensarci senza di essa. Ospite di questa sera l'architetto e designer Michele Zini, con la conferenza dal titolo “La città come ecosistema. Le metropoli teoriche e l'identità contemporanea”. L'incontro è a ingresso libero alle 21 del 18 aprile presso le aule della Scuola di Teatro Iolanda Gazzerro (via Selmi 69 a Modena). Zini è socio di ZPZ Partners, è inoltre docente a contratto del Politecnico di Milano. Svolge attività professionale in architettura, interni e design in Italia e all’estero (Tokyo, San Francisco, Dubai, Abu Dhabi, Londra), con Reggio Children (dal 1994 a oggi) e INDIRE. Lo scorso giovedì ha inaugurato la “Casa della Salute” di Modena, progettata da ZPZ Partners assieme a Studio Lenzi di Bologna, una struttura molto innovativa vincitrice di un concorso nazionale.
Dott. Zini, lei parla di città come ecosistema, la città è dunque come un organismo vivente?
«La città contemporanea non è solo un insieme di edifici, parchi e strade, ma un territorio di persone, dati, relazioni immateriali e fisiche. Il progetto si deve nutrire anche di questo plancton di oggetti e servizi che si sovrappone agli edifici e ai luoghi creando il sistema nervoso della città, che le dà qualità estetica e di uso».
Gli spazi e gli edifici di una città, il modo in cui sono pensati i quartieri, influenzano l'identità delle persone che vi abitano?
«Una buona architettura è uno strumento per abitare bene: progettare un edificio o un frammento di città significa immaginare le relazioni tra le persone, il contesto, il ritmo, il sapore. La qualità estetica di un edificio racconta una identità, supporta e racconta i desideri e i valori di una comunità».
Cosa sono le metropoli teoriche?
«Sono concetti di metropoli che appartengono a un determinato periodo storico: l’inizio della rivoluzione industriale, il razionalismo, il consumismo americano dopo la seconda guerra mondiale e la pop art, fino ai giorni nostri: ad ogni periodo corrispondono architetture, movimenti artistici, pensieri di design, font, modelli di città che in fin dei conti sono modelli di Uomo di riferimento. È un modo per raccontare la storia del progetto attraverso i modelli culturali di uomo contemporaneo. La sfida naturalmente è capire che tipo di modello umano, cioè di comportamento e di valori, vogliamo proporre ora quando progettiamo».
Si riconosce nella urbanistica di oggi?
«Le nuove tecnologie consentono di abitare, lavorare, produrre, divertirsi praticamente ovunque. Non normerei la attività che può essere fatta in certi luoghi, ma solo la quantità di energia che si può usare, il controllo dell’inquinamento chimico e acustico, il carico di traffico e simili. Ma non la categoria di attività. La corrispondenza tipologia-fruizione non è più necessaria. Le parole e la grammatica per descrivere la città (centro, periferia, residenza, lavoro, infrastrutture, collegamenti) sono sopravvivenze di precedenti realtà. Invece che zooning funzionali, andrebbero considerati tessuti urbani funzionali. Il progetto degli scali milanesi e del Fiume Verde presentato nel Fuori Salone di recente è un esempio interessante».
Cosa manca di più alla città di oggi?
«La bellezza. L’estetica, nel significato che le dà Gregory Bateson di “sensibile alla struttura che collega tutto il sistema vivente”, è ciò che dovrebbe guidare la programmazione della città».