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Gli attori bussano alla porta e raccontano il secolo passato 

Modena. Ert propone il “teatro a domicilio”, si comincia dal Circolo Dipendenti Hera con tre protagonisti della ex Amcm: storie di lavoro, comunità e tempo libero

MODENA. Tornato da uno dei suoi viaggi oltreoceano, oltre cinquant’anni fa Mario Soldati indugiava, sempre lieve e profondo, sul significato tutto nuovo assunto dalla domenica, nei trionfanti “tempi moderni”. Curiosando fra le abitudini degli yankee, lui, vecchio abitante d’Europa, poteva ora vedere del mutato ritmo domenicale. Lo trovava laggiù, in America, ascoltando quel diverso «passo degli uomini», quel loro andare, once a week, «disinteressato» e «fanciullesco», tanto svagato quanto in ...

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MODENA. Tornato da uno dei suoi viaggi oltreoceano, oltre cinquant’anni fa Mario Soldati indugiava, sempre lieve e profondo, sul significato tutto nuovo assunto dalla domenica, nei trionfanti “tempi moderni”. Curiosando fra le abitudini degli yankee, lui, vecchio abitante d’Europa, poteva ora vedere del mutato ritmo domenicale. Lo trovava laggiù, in America, ascoltando quel diverso «passo degli uomini», quel loro andare, once a week, «disinteressato» e «fanciullesco», tanto svagato quanto invece frenetica sarebbe stata la successiva «marcia laboriosa della settimana».
Domenica: questa giornata intermittente, questa «misura a vuoto» nel pentagramma stracolmo di note del tempo del lavoro, faceva sorgere nel cuore di Soldati il sentimento chiarissimo e struggente dell’altro «ritmo», quello «arbitrario delle nostre professioni», dei «trucchi» complicati e inevitabili che, ordinando le ore giorno dopo giorno, ci fanno «tirare avanti».
Così il rievocare in parallelo le domeniche europee e americane, certo diverse fra loro, finiva per legare le due sponde dell’Atlantico in un unico respiro; quello degli affetti che si ritrovano, dello stare insieme, del condividere per qualche istante il racconto delle fatiche e delle lontananze di una lunga settimana.
A tornare tra quelle pagine, oggi che la ritualità millenaria dei nostri giorni sembra dispersa dal grido potente del “7su7/h24”, cosa possiamo ritrovare intatto dei tempi sospesi, delle ore quiete e indolenti da passare in compagnia, senza alcuna finalità, senza nessun obbligo oltre il piacere di stare assieme, corpo a corpo, nello stesso spazio? Nasce pensando ai dì di festa perduti, all’aritmia settimanale in via d’estinzione il ciclo È domenica son qui. Travestito coi panni del teatro a domicilio, per una decina di domeniche si tenterà di riconquistare il tempo della comunità, dello scambio di esperienze, dal Novecento laborioso, coi suoi piccoli cambiamenti, ma non meno significativi. Gli attori del progetto di ERT Fondazione Un bel dì saremo busseranno, da questa domenica al 12 novembre, a dieci “portoni modenesi”, per il gusto di una visita, di un caffè, di una chiacchierata. Si mescoleranno così memorie personali e finzioni narrative, in una fantasia mezza reale e mezza no, ma comunque vera, intorno alla quotidianità del secolo passato.
Gli attori sosteranno in spazi privati, dove le storie dei singoli mostreranno tutti i loro intrecci con quella collettiva. Chissà che non ne venga fuori un mosaico irregolare, fatto di pezzi rubati al correre forsennato del nostro oggi, un quadro strambo del passato sì, ma non meno evocativo o istruttivo sul presente. Per chi poi non potrà entrare nelle dieci “case modenesi”, la «Gazzetta di Modena» sarà la sua spia, qui con le parole e sul sito con brevi video. Si comincia il 14, con tre protagonisti della ex-Amcm, Giorgio Tavernari, Luciano Abati e Manfredo Paltrinieri, grazie alla collaborazione del Circolo Dipendenti Hera (via Del Tirassegno 40). Cosa è stata l’ “Azienda” nella loro storia privata? Come erano le ore e i giorni di chi curava i “fili” nascosti che illuminavano o scaldavano le case, o quelli visibili e trascurati che muovevano le strade cittadine? ? E sullo sfondo dei loro racconti Nicola Bortolotti, a leggerci un po' Rodari e un po' del mito di Nikola Tesla.