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Modena, la civiltà rurale vive nell’arte di Zonin 

L’artista veneto da domani a palazzo Santa Margherita con sculture e fotografie

MODENA. Stabilisce un possibile rapporto tra la cultura contadina del Veneto e quella espressa da una grande metropoli, come San Paolo del Brasile, l'opera che Marco Maria Zanin presenta, da domani (inaugurazione alle 18 e chiusura a mezzanotte, in occasione della Notte dei Musei), nella mostra, a cura di Daniele de Luigi e Serana Goldoni, a Palazzo Santa Margherita. Due luoghi ai quali il trentatreenne artista è molto legato: se a Padova è nato 33 anni fa, a San Paolo risiede alcuni mesi ogni anno. Oggetti del passato e detriti si fanno motivi di legami tra due realtà molto distanti, nel momento in cui il giovane li “traduce” in fotografia e in sculture. Non si tratta solo di riscattare le cose inutili, di rifiuto, ma anche di dare significato ad oggetti che hanno una loro storia, non solo affettiva. E Zanin recupera la pialla, oggetto per levigare il legno, con la quale vedeva lavorare il nonno, e la riporta, intervenendo con azioni di drastica rottura e di selezione, in fotografia, dove assume forme quasi archetipiche. L'attenzione per questo oggetto è dato anche dall'attrazione esercitata da vecchie pialle, osservate nei mercatini di antiquariato. Una operazione che consente all'artista di relazionarsi con la civiltà rurale, in cui trova le sue radici, e di esplorare il tema della memoria di brandelli di cose, di resti, cui conferisce, tra “Ferite e feritoie”, un valore di senso, come recita il titolo della mostra “Dio è nei frammenti” (aperta fino al 16 luglio), sulle orme del pensiero del filosofo francese Georges Didi-Huberman. «Ciò significa - rivela Zanin - che è lì che adesso c'è qualcosa da andare a cercare e ad ascoltare». Due immagini, dal titolo “Maggese”, rimandano alle meridiane, agli orologi solari, mentre altre stampe, tratte da attrezzi del mondo contadino, fanno ricordare Zoe e Eudossia, due delle città invisibili di Calvino. Con macerie di demolizioni raccolte a San Paolo e ricollocate in grandi orizzonti, l'artista costruisce nature morte, della serie “Lacune e Equilibrio” e le affida alla macchina fotografica. Inevitabile il richiamo alle nature morte di «orizzonte metafisico di Morandi che, però, vivono in un rapporto eterno con il tempo». Anche le ceramiche riconducono alle pialle, ampliando la scala di riproduzione, offrendosi come numi tutelari, statuette africane, totem. E una scultura, composta da pezzi di ceramica, dialoga in una saletta, con una natura morta di Morandi,
un disegno della Raccolta della Civica. Zanin è stato selezionato nell'ambito del progetto “Level 0”, promosso da ArtVerona con musei e istituzioni nell'ultima edizione, per dare supporto e visibilità agli emergenti, come l'artista veneto, proposto dalla Galleria Spazio Nuovo di Roma.

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