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C'era una volta Savignano sul Panaro, un paese la sua storia

Savignano sul Panaro (da non confondere con Savignano sul Rubicone!), che assunse questa denominazione soltanto nel 1862, si estende su una superficie di 25,55 kmq, dove oggi risiedono 9.200 abitanti....

SAVIGNANO. Savignano sul Panaro (da non confondere con Savignano sul Rubicone!), che assunse questa denominazione soltanto nel 1862, si estende su una superficie di 25,55 kmq, dove oggi risiedono 9.200 abitanti.
Chi guarda le statistiche demografiche vedrà un costante aumento della popolazione: erano 1.448 all'epoca dell'Unità d'Italia, quando divenne Comune, ed erano più di 5.400 nel 1951, quando la crisi economica toccava tutti i Comuni verso l'Appennino, provocando spopolamento.
Forse è sta ...

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SAVIGNANO. Savignano sul Panaro (da non confondere con Savignano sul Rubicone!), che assunse questa denominazione soltanto nel 1862, si estende su una superficie di 25,55 kmq, dove oggi risiedono 9.200 abitanti.
Chi guarda le statistiche demografiche vedrà un costante aumento della popolazione: erano 1.448 all'epoca dell'Unità d'Italia, quando divenne Comune, ed erano più di 5.400 nel 1951, quando la crisi economica toccava tutti i Comuni verso l'Appennino, provocando spopolamento.
Forse è stato merito di una spiccata vocazione agricola orientata sui frutteti (ciliegi, susini, peri, albicocchi, meli) e sui vigneti: oggi vi si coltivano ben 11 vini DOC.

C'era una volta a Savignano: le immagini del secolo scorso

Numerose sono le frazioni: Castello, Doccia, Formica, Garofano, Magazzeno, Mulino, Torre, Bocchirolo.
Savignano è un Comune della nostra Provincia che guarda verso Bologna, e dal 1883 al 1938 la tramvia Bologna-Casalecchio-Vignola fermava anche lì, nelle due frazioni di Mulino e Doccia.
L'attuale ferrovia elettrica, che ha sostituito la vecchia tramvia, ferma ancora a Mulino, ma anche nel capoluogo.
Non c'è alcun dubbio che il territorio di Savignano abbia una storia antica.
Nell'autunno del 1980 è stato scoperto sul greto del fiume Panaro lo scheletro incompleto di un elefante in località Bocchirolo a nord-est di Savignano: si tratta di una femmina appartenente al genere Mammuthus, progenitore della specie "meridionalis" che comparve in Europa alla fine del Pliocene. Ricostruito, fa bella mostra di sé assieme a tanti reperti preistorici.
Savignano deve tanto, per la sua preistoria, a un modenese che abbiamo “prestato”. Il grande paletnologo Arsenio Crespellani era infatti nato a Modena nel 1828 da una ricca famiglia savignanese, e ne divenne anche sindaco nel 1878, carica che ricoprì quasi ininterrottamente fino alla sua morte nel 1900.
Ma l'oggetto più famoso di quel territorio, la Venere di Savignano, non è più lì.
La splendida scultura di età paleolitica, o forse neolitica, rinvenuta nel 1925 a una profondità di poco più di un metro da Olindo Zambelli in località Prà Martin di Savignano a seguito di lavori per lo scavo delle fondamenta di una costruzione, venne acquistata dal grande scultore savignanese Giuseppe Graziosi che, conscio della sua importanza archeologica e artistica, ne fece dono al Museo Preistorico Etnografico "Luigi Pigorini" di Roma ove è attualmente conservata. Ora presso la casa natale di Graziosi è esposto un mosaico di età romana della Villa Melda di Sotto scoperta da Crespellani lungo la via Claudia a Savignano nel 1897. Perdoneremo a Graziosi, nato e cresciuto nella frazione Mulino dove si può ancora vedere la sua casa natale, questo “regalo” ai Romani. Tutti noi Modenesi gli dobbiamo infatti riconoscenza, per la sua grande attività di scultore, con fontane presenti in tutta la città. Ma quando vi siete stancati di girare per le piazze, andate a vedere a pianoterra del Palazzo dei Musei la bellissima Gipsoteca, lì collocata nel 1994.
bussirolando@gmail.com. (78, continua).