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Modena, Claudia Baracchi: il legame che unisce l’uomo e la città

Modena, Claudia Baracchi: il legame che unisce l’uomo e la città

Ultimo appuntamento, questa sera alle 21, per il ciclo di incontri “Ascolto il tuo cuore, città” a cura di Claudia Baracchi, docente di Filosofia Morale presso l’Università di Milano-Bicocca;...

MODENA. Ultimo appuntamento, questa sera alle 21, per il ciclo di incontri “Ascolto il tuo cuore, città” a cura di Claudia Baracchi, docente di Filosofia Morale presso l’Università di Milano-Bicocca; l'incontro è a ingresso libero nei locali del complesso San Paolo (via Selmi 69, a Modena). . Claudia Baracchi si occupa di pensiero antico e contemporaneo, filosofia dell’arte, psicoanalisi. Tra le pubblicazioni recenti, "Il cosmo della Bildung" (Mimesis, 2016) e "Amicizia" (Mursia, 2016).
La conferenza di questa sera, tenuta dalla stessa Baracchi, avrà come titolo “Tra cielo e terra. La città (ancóra) invisibile”. Il ciclo di incontri si pone in continuità con il nuovo progetto di teatro partecipato di Ert “Un bel dì saremo” e si avvale della collaborazione della Scuola di Teatro Iolanda Gazzerro. Gli allievi della scuola accompagneranno la conferenza con letture a tema.


Professoressa Baracchi, nel titolo parla di "città (ancora) invisibile". Cosa intende?
«Prima di essere strade, case e grattacieli, la città è un’idea, l’invisibile necessità del “noi”. Ogni città è un precipitato visibile di questa necessità, una risposta creativa al compito di dar forma alla vita insieme. L’essere umano, dice Aristotele, è per natura politico: essere con altri è la sua natura. Perché solo in seno a un noi, a una comunità, è favorita la libertà di ognuno: la possibilità di dar corso alle proprie capacità e realizzarle. Ma la natura non ci detta come la comunità debba essere disegnata. Allora la “città ancora invisibile” indica anche i modi della convivenza umana che restano a venire: le possibilità ancora non viste, che sta a noi immaginare. È questo lo sguardo dell’utopia, non tanto intesa come ciò che non c’è, quanto come ciò che non c’è “ancora”».


È la città l'unico spazio possibile, fra terra e cielo, per l'uomo?
«Sì, se per città s’intende vita in comune, relazione, creazione di spazi condivisi, urbani o altrimenti. Tra terra e cielo un essere buio, fatto d’argilla, riceve il fuoco da Prometeo e diventa portatore di luce. Al di là della nuda necessità, l’essere umano sente in sé potenzialità inesplorate, l’esperienza spirituale della libertà. Ma l’esperienza della libertà presuppone già la città. Questo lo dicono in molti, da Platone ad Amartya Sen».


Qual è, secondo lei, il rapporto che l'uomo ha con la città?
«La città, dice Platone, nasce dal bisogno, dalla vulnerabilità e debolezza del singolo; è per questo che si uniscono le forze. Questo consente un’esperienza nuova: grazie ai contributi di ognuno, le necessità della sopravvivenza non occupano più tutto il giorno, non consumano più tutte le energie. Si scopre un margine di libertà dai vincoli della necessità: un tempo liberato, non occupato dall’ansia del sostentamento, dall’insicurezza (la skole dei greci, l’otium dei latini). Questo è il tempo in cui si rivela l’essere umano, irriducibile alle incombenze della riproduzione e del nutrimento. Amartya Sen, 2500 anni dopo, si muove in questa linea di pensiero quando elabora il tema dello sviluppo, non in base a criteri di produttività e indicatori di crescita, ma come progressiva espansione

della libertà. Nel cuore dello sviluppo l’economista pone la libertà, come espressione e realizzazione di potenzialità. E aggiunge che la libertà individuale è un impegno sociale. Cioè, è compito dell’organismo politico promuovere ormandone le istituzioni».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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