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Grandi autori e interpreti per un teatro “aperto” che si interroga sul futuro

MODENA. “Che fine ha fatto il nostro futuro?”. È nella ricerca di una risposta a questa domanda che è da riconoscere il fil-rouge che governa il progetto culturale di Emilia Romagna Teatro Fondazione...

MODENA. “Che fine ha fatto il nostro futuro?”. È nella ricerca di una risposta a questa domanda che è da riconoscere il fil-rouge che governa il progetto culturale di Emilia Romagna Teatro Fondazione per l’anno che verrà, presentato ieri presso la sede dell’AGIS di Bologna: una presentazione congiunta per le stagioni di tutti i teatri che aderiscono a Ert giacché in questo modo, ha tenuto a specificare il presidente Giuliano Barbolini, si è voluto dare visibilmente la percezione di Ert come sistema di Teatro nazionale ma radicato sul territorio, che conserva le specificità e le vocazioni di ogni singola realtà ma al tempo stesso viene unificato in un progetto comune. È anche, questa, la prima stagione del dopo Valenti, storico direttore per oltre un ventennio, ripetutamente ringraziato sia dal presidente che dal nuovo direttore Claudio Longhi per la qualità della crescita che ha avuto l’Ert sotto la sua gestione, mentre l’assessore regionale alla Cultura Massimo Mezzetti si è soffermato soprattutto sulla polemica in atto relativa alla sovvenzione statale concessa al Teatro Eliseo, storica realtà privata romana che ha ricevuto più di quattro volte di quanto assegnato a Ert: uno scandalo, per lui come per molti. È sicuro che sia così, come è evidente che la prossima sarà una stagione nella quale si percepiscono alcuni elementi di continuità ma soprattutto di trasformazione del progetto complessivo, come è inevitabile, e giusto, che sia. I criteri che hanno guidato la nuova programmazione, ha spiegato il direttore Claudio Longhi, sono stati innanzi tutto quello di prestare un’attenzione specifica alle singole realtà, teatro per teatro, in relazione al contesto regionale emiliano romagnolo ma anche alla realtà europea per vincere ogni tentazione di sterile localismo; poi, l’idea di un “teatro senza mura”, nell’ottica di una invasione reciproca fra teatro e tessuto cittadino, un teatro che si apre per essere luogo di incontro, di scambio, di dialogo, il contrario di un teatro che si chiude in sé stesso per cercare la propria dimensione concettuale. Seguendo questi criteri guida la programmazione dei singoli teatri è divenuta sistema composito che dialoga al proprio interno, per cui l’ideale, forse, sarebbe poter seguire tutte le diverse realtà distribuite città per città, da Modena a Bologna, a Vignola, Castelfranco e Cesena. Ma anche la sola proposta modenese è decisamente ricca, distribuita fra i teatri Storchi e delle Passioni. Il teatro Storchi, in particolare, proporrà come sempre, in una alternanza di produzioni originali ed ospitalità, protagonisti di valore assoluto, da Umberto Orsini e Massimo Popolizio a Marco Paolini, da Federico Tiezzi a Cesare Lievi, da Michele Placido allo stesso Claudio Longhi, per citarne solo alcuni: attori e registi che continuano a fare la storia del teatro ma che a Modena giungono non per una semplice carrellata di fenomeni, bensì, come ha sottolineato Longhi, per comporre una sorta di labirinto alla Escher che può essere attraversato in mille modi ma che diviene specchio della multiforme realtà sociale, politica e culturale alla quale apparteniamo. In questo senso un grande investimento è stato fatto, ha ribadito Longhi, sulle nuove produzioni di Ert, accomunate dalla ricerca di una risposta alla domanda sulla nostra condizione attuale di essere schiavi di un presente effimero che fa
fatica a trovare delle solide radici ma soprattutto non riesce a percepire un futuro. Il sogno che parrebbe emergere dalla programmazione della nuova stagione se non proprio una risposta vorrebbe insomma fornire elementi di accurata indagine su un tema che non può lasciare indifferenti.

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