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Modena, a casa di Roberto... Dialogo sulla città con Lino Guanciale

Modena, a casa di Roberto... Dialogo sulla città con Lino Guanciale

Tornano gli appuntamenti con il progetto di teatro partecipato di Ert, “Un bel dì saremo” e con il ciclo di incontri È domenica son qui. Visite “laboriose”. Questa mattina, in collaborazione...

MODENA. Tornano gli appuntamenti con il progetto di teatro partecipato di Ert, “Un bel dì saremo” e con il ciclo di incontri È domenica son qui. Visite “laboriose”. Questa mattina, in collaborazione con gli Amici dei teatri modenesi, Roberto Toni dialogherà con Lino Guanciale nel proprio salotto di casa. La mattinata è ad ingresso gratuito ma su invito. Ecco, di seguito, alcuni appunti dello stesso Roberto Toni, per consentire anche a chi non è stato invitato, di avere accesso ai contenuti dell’incontro.

«Che tremendi quegli uomini lì, della città!» Arrivava con le gambe rosse, sferzate dal freddo per ben dieci chilometri. Quelli ogni mattina, al primo sole o alla tarda nebbia, gli toccavano da Bagazzano fino alla città. Aveva costeggiato i fossati, cigolando nel mezzo dei campi, silenziosi sotto la coltre di neve. Cercava di correre quanto più, appesantito dalla palandrana invernale. La scuola media era lontana e lui era sempre in ritardo. Poi, a un certo punto, rallentava. Davanti, un poco a sinistra, ecco lo spaventoso caseggiato in mattoni, che buttava fumi, neri. Ecco girargli intorno degli uomini vestiti tutti uguali, che sembravano torvi torvi, fossero usciti pure loro dalle ciminiere. Si raccontava che in quel posto, tempo prima, in una mattina di gennaio, erano successe cose tremende. Insomma c'era da pigiare sui pedali, lì, per andare più forte: ma il passaggio a livello, come al solito, era giù. «Quando passa 'sto treno, che faccio tardi a scuola!» pensava tutti i giorni Roberto, che era nato al torrente della luna, Riolunato, sotto alle stelle Cimone.

In città c'era arrivato per la scuola. A Bagazzano avevano solo le elementari: una classe unica per tutte le età, fino alla licenza.

La città, quando ci arrivavi, si faceva ancora notare. Aveva la sua aria più densa, i suoi uomini scuri e forti, i suoi edifici immensi; le fabbriche, le fonderie, o che so io.

Saranno stati vent'anni dopo, saranno stati i primi anni Settanta. Roberto se ne era tornato ai suoi monti, a Fanano, non più studente, ma insegnante, di ragazzi un po' grandi per le scuole medie. Lavori, il convitto dei frati dell'Antoniano, un coupé giallo uovo, qualche fuga sul Cimone a sciare. Intanto, di sotto, la città cambiava. Aspettava di riprendersi Roberto, non più studente di chimica, al Fermi e all'Università, ma docente, nei suoi grandi istituti, fossero il Barozzi o il Corni. La città era sempre più grande, sconfinava sui campi prima attraversati da Roberto, ma faceva meno paura.

«E adesso di quell'immagine giovanile di Modena, cosa sarà?» - chiede Lino Guanciale a Roberto, in questa calda domenica di giugno. Stamane Lino è sceso dal treno, ha raggiunto il portone di casa di Roberto. Ha suonato il campanello. Ha salito le scale. Ha chiesto un bicchiere d'acqua, fresca.

Tocca a Lino oggi, proseguire

con le tappe di “È domenica son qui!” Raccoglierà altre istantanee sulla città del Novecento, catturata dagli occhi un po' “stranieri” di un professore di chimica, già studente, con una insospettabile passione teatrale, a lungo vissuta sottotraccia...


 

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