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Vignola, le vecchie fotografie raccontano la terra dei  ciliegi

Vignola, le vecchie fotografie raccontano la terra dei ciliegi

Nelle immagini del secolo passato il paese cresciuto sulle sponde del Panaro

Vignola si estende su un territorio di 22,86 kmq e conta 25.350 abitanti (erano soltanto 3.200 nel 1861), con piccole frazioni: Bettolino, Campiglio (ben 50 abitanti!), Tavernelle, Pratomaggiore: lì il 12 febbraio 1945, “per rappresaglia dopo che un gruppo di partigiani aveva ucciso un ufficiale tedesco alloggiato assieme ad altri soldati presso una famiglia contadina del luogo, i tedeschi, aiutati dai militi della Brigata Nera, prelevarono otto prigionieri partigiani dalle carceri di Modena e, portatili a Pratomaggiore, li impiccarono ai margini della strada, impedendo la rimozione dei corpi per due giorni”. 
 
 
Ma andiamo in questa prima puntata a un passato più lontano.
Nel 1401 Niccolò III d’Este donò a Uguccione dei Contrari di Ferrara il castello e le sue adiacenze. La Signoria dei Contrari, che durò quasi due secoli, coincise con il periodo di massima prosperità del paese: venne ristrutturato il castello, fu innalzata una nuova cinta muraria. Ercole Contrari nel 1557 fece erigere, su progetto di Jacopo Barozzi, il grande architetto su cui torneremo, il palazzo antistante la Rocca oggi conosciuto come Palazzo Boncompagni. Con la morte di Ercole nel 1575, per mancanza di eredi, il marchesato di Vignola tornò agli Este che, su richiesta di papa Gregorio XIII (era stato eletto papa nel 1572), lo cedettero a Giacomo Boncompagni, suo figlio naturale (il papa spese, a quanto pare, più di 70.000 scudi d’oro!). 
 
 
La Rocca di Vignola, “forte fabrica all'anticha con due recinti di mura con tre torri et diverse altre commodità”, si presenta al visitatore, sul fiume Panaro, come un imponente quadrilatero, prodotto finale di tante fasi costruttive, che l'hanno trasformata da roccaforte a imponente residenza nobiliare. Sulla sinistra della facciata si apre l'androne d'ingresso anticamente difeso da ponti levatoi, fossato, portoni e saracinesche. Sulla destra si innalza la torre del Pennello; dietro ad essa, nell'angolo del quadrilatero che guarda il fiume Panaro, la torre delle Donne e ultima la torre denominata di Nonantola: la più antica e imponente. Sul muro esterno che corre tra questa torre e l'androne d'ingresso si apre un bastione arrotondato chiamato Rocchetta, che per la forma singolare si distacca dalla rimanente struttura architettonica. 
 


Bellissimi affreschi decorano le sale del piano terra (sala dei Leoni e dei Leopardi, sala delle Colombe e sala degli Anelli) e alcune stanze al primo piano (sale delle Dame, sala degli Stemmi e sala dei Tronchi d'Albero). Nella Cappella della Rocca si può ammirare il prezioso ciclo di affreschi tardogotici commissionato da Uguccione Contrari. Altro splendido ambiente affrescato è la sala del Padiglione, che deve il nome alla rappresentazione di una grande tenda, con i lembi aperti e finemente decorata, davanti alla quale sono raffigurati due personaggi, probabilmente Battistina Campofregoso e Ambrogio Contrari.

Negli ultimi decenni è stato messo in opera un attento e scrupoloso lavoro di restauro che ha consentito il recupero sia architettonico che pittorico del castello. Dal 1998 è di proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio di Vignola.



Ma è la ciliegia che porta il nome di Vignola nel mondo, fin dagli anni Trenta.

Per promuovere, tutelare valorizzare ed estendere la produzione e il commercio della ciliegia di Vignola e delle zone aggregate, il 16 dicembre 1965, su basi volontarie, nasce il “Consorzio della Ciliegia Tipica di Vignola”.

La raccolta delle ciliegie inizia solitamente ai primi di giugno.

L'abilità del raccoglitore consisteva nel posizionare e legare in modo corretto le alte scale e nel modo di raccogliere la ciliegia senza danneggiare il frutto e privarlo del gambo. Il raccoglitore si avvale del cavàgn che è un contenitore in vimini che si appende con un gancio ai rami dell'albero o alla scala. Costruita artigianalmente con legno stagionato e formata da due lunghi, robusti ed esili pali a cui vengono infissi i pioli, può raggiungere i 10-12 metri di altezza.

I vagoni trainati sulla via ferrata Vignola-Modena da uno sbuffante locomotore hanno segnato la prima storia della ciliegia vignolese in Europa. Fino al 1927 circa, infatti, i treni celeri di derrate provenienti dal Meridione e dalla zona adriatica passavano per la stazione ferroviaria di Modena. Essi raccoglievano, senza particolari aumenti di tariffa, i vagoni che si formavano a Vignola per trasportarli direttamente al Brennero. Poi il treno venne abbandonato e la ciliegia viaggia oggi soprattutto in T.I.R. A Vignola l'esportazione della ciliegia prende avvio negli ultimi decenni dell'Ottocento: la ditta Domenico Soli, fondata nel 1884, intorno al 1885 spediva già le sue prime ciliegie al Nord e in particolare in Germania.

Cent'anni fa il mercato era rappresentato dalla piazza del paese. Solo nel 1928 nasce lo spazio fisico del mercato, e dagli anni Trenta il mercato ortofrutticolo è diventato il fulcro della vita industriale-commerciale di Vignola. Il nuovo mercato permetteva ai produttori della zona di accedere a locali comodi e sicuri vicini al luogo di produzione. Nel 1992 è stato aperto un nuovo mercato ortofrutticolo, che utilizza più moderni sistemi di vendita (a base d'asta), di pesatura e di trasporto.

Il numero delle aziende di commercializzazione, trasporto e trasformazione si è drasticamente ridotto, ma la frutta è ancora una risorsa importante, e oggi molti coltivatori vendono direttamente il loro prodotto.

Rolando Bussi

bussirolando@gmail.com


 

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