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A Modena torna la domenica di Un bel dì saremo. Oggi si parla di sport

A Modena torna la domenica di "Un bel dì saremo". Oggi si parla di sport

Riprendono a Modena gli appuntamenti del progetto di Ert Fondazione “Un bel dì saremo”, per raccontare della città del secolo scorso e dei suoi mutamenti. Questa mattina, domenica 10 settembre, alle...

MODENA. Riprendono gli appuntamenti del progetto di Ert Fondazione “Un bel dì saremo”, per raccontare della città del secolo scorso e dei suoi mutamenti.

Questa mattina, domenica 10 settembre, alle 10 in via Tamburini Fortunato 96, riparte “È domenica son qui”, oggi in collaborazione con il Csi di Modena. Gli attori di “Un bel dì saremo” incontrano i modenesi per scambiare memorie, riflessioni e letture. Parte Eugenio Papalia che dialogherà con Stefano Gobbi.

L'aria, decisamente più frizzante, pare già essersi liberata degli afosi giorni estivi. La calura è un ricordo sbiadito e gambe e braccia non hanno più voglia di starsene molli a penzoloni, a farci boccheggiare lenti.

Ritto sulla schiena e con passo svelto, Eugenio Papalia questa mattina se ne va alla Città dei Ragazzi, a curiosare tra i campi da gioco e i punti di ritrovo di quella bizzarra città nella città inventata da Don Mario Rocchi, proprio una settantina d'anni fa.

Incastrata tra le vecchie villette e i palazzi silenziosi racchiusi oltre viale Sigonio e viale Buon Pastore, sarà alle 10 l'insolito palcoscenico di questa nuova domenicale “visita laboriosa” del progetto di Ert Un bel dì saremo. Al primo scorgere una rete, Eugenio ha già le mani che sfregolano, pronte a gettarsi nella mischia. D'altronde stamattina, assieme al Csi, si recita e si racconta lo sport!

Già lo sport, che lì, dentro quella micro-città, è cresciuto in simbiosi allo spazio, come se dire calcio, basket non fosse altro che uno strano modo, invece, per dire “assieme”. Città e sport, che messe così paiono due cose tanto diverse; che in questi settanta anni sono state al contrario due cose tanto legate.

Già, perché nei nostri occhi ci sarà lo sport dei campioni olimpici, delle maglie griffate, dei volti squadrati in plastiche pose da eroi, ma nelle nostre gambe c'è lo sport dei campi di periferia, di paese, dei palazzetti caldi d'estate e freddi di inverno, degli amici, dell'infanzia, dei primi affetti costruiti fuori da casa.

Lo sport come educazione allo stare insieme, al conoscere sé attraverso la presenza degli altri. Una politica delle più nobili. Eugenio - che abbiamo lasciato perso davanti ai campetti - si ricorda per fortuna di un appunto messo in tasca, di due o tre domande che oggi vuol fare a Stefano Gobbi, per vedere di ricostruire con lui quest'altra storia dello sport, che di trofei sul medagliere, quando ne ha, sono al massimo quelli dei tornei della montagna.

Nessuna serie A o serie B in questo racconto, piuttosto i Campionati Studenteschi inventati già nel 1945 dalla Giac, con la guerra che era appena finita e si sgobbava a rifare, mattone su mattone, le città.

Allora da quella storia di sport e associazioni, di divertimenti e di volontari,
forse forse verrà fuori la storia delle nostre comunità nel secolo scorso. Ogni tanto, infatti, quello sport pieno di buona volontà e di tempo libero è stato capace di cambiare il volto delle città, le abitudini del quotidiano. Chissà se magari riesce a farlo ancora...



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