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Galletta, nuovo film tra ironia e noir sul senso della vita

Anteprima modenese per il nuovo film del regista Giovanni Galletta “Fuori c'è un mondo”. L'appuntamento è alle 21 di oggi al cinema Victoria

MODENA. Anteprima modenese per il nuovo film del regista Giovanni Galletta “Fuori c'è un mondo”. L'appuntamento è alle 21 di oggi al cinema Victoria, con replica domani alle 17.45. Il film, che è stato presentato ieri a Roma, uscirà nelle sale giovedì 14 settembre. Si tratta del terzo lungometraggio del regista di Campogalliano che ha vinto il premio come miglior opera drammatica al 50esimo Houston International Film Festival, e che nell’Aprile del 2017 è stato riconosciuto miglior film al London International Film Festival. Il lungometraggio è interpretato da Emanuele Bosi, Giulia Anchisi, Bruno Crucitti, Alberto Tordi,Silvia Quondam, Gianna Paola Scaffidi, Ines Nobili, Lucia Batassa.

Si tratta di un film avvincente che, tra colpi di scena, momenti di introspezione, di drammaticità condita da sentimenti profondi prende per mano lo spettatore e lo porta ad analizzare il senso della vita. Suspense, amore e intrighi, non manca proprio nulla. In un turbinio di emozioni e di storie avvincenti che si intersecano e si separano drammaticamente il film propone alcune delle sfaccettature di una realtà di ogni giorno che scivola sotto gli occhi di tutti ma che nessuno vede o vuole vedere dando vita ad una storia unica e avvincente ma soprattutto di grande umanità vista con gli occhi di un uomo, di un regista sensibile, che ha saputo cogliere e rappresentare il senso della vita. «Con questo film - spiega Galletta - ho deciso, già scrivendo la sceneggiatura, di deviare anche su ‘sentieri’ non affrontati nei miei lavori precedenti, da un lato per la voglia di un cambiamento e dall’altra per la necessità di trovarmi su strade incontaminate in grado di fornirmi nuovi stimoli.

Rileggendo la sceneggiatura, per esempio, mi sono stupito di quante scene potenzialmente divertenti vi siano, anche se non si tratta neanche lontanamente di certa commedia spesso volgare importata dalla televisione direttamente sugli schermi. Infatti, ho cercato di affrontare la strada dell’ironia fine, sottile ed intelligente, sullo stile, per esempio, di quella che è sempre stata proposta da un grande regista come Woody Allen. L’altro sentiero per me inesplorato che tratto con il mio nuovo film è quello del noir, e credo che sia stata in particolare questa strada ad interessare Stefano Calvagna, che ha deciso di produrre il film».

Un film sul malessere e sulla precarietà esistenziale di oggi?

«Il film è anche un profondo grido di allarme nei confronti di una società talmente omologata che ha perso non solo il gusto del bello ma anche della partecipazione all’altro e poi addirittura all’“io”, tanto che si preoccupa molto più di puntare il dito piuttosto che di provare a guardare, e magari ammirare, in modo lucido ed umano».

La storia cerca anche di approfondire un’analisi sui sentimenti?

«Come in tutti i miei lavori precedenti ho cercato prima di tutto di trasmettere emozioni forti, di portare lo spettatore nel film e di proporgli realmente il genere di “viaggio” che ho deciso di raccontare».

Da Campogalliano si è trasferito

a Roma per fare il suo lavoro. È difficile fare cinema in provincia?

«Già è difficile a Roma; in provincia è quasi impossibile. Io cerco di creare un prodotto valido che alla fine, spero, riuscirà a pagare».

Nicola Calicchio
 

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