Quotidiani locali

Fabbri, un cartellone di spessore assoluto per indagare l’uomo

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di Andrea Marcheselli

VIGNOLA. Il teatro per una città è luogo privilegiato per la condivisione delle esperienze, per lo sviluppo di una coscienza collettiva che può solo migliorare la comunità. Su questa ed altre considerazioni si è basata la presentazione della nuova stagione del vignolese Teatro E. Fabbri da parte del direttore di Emilia Romagna Teatro, Claudio Longhi, ieri, presso il teatro Storchi. Soffermandosi sulla necessità di incrementare l’offerta culturale nel nostro Paese, che viceversa è spesso portato a relegarla al ruolo di un lusso per pochi eletti, Longhi ha rimarcato come a dispetto di molte altre arti il teatro sia luogo ove si vive inevitabilmente assieme, ove si crea strutturalmente in tanti ed è anche per questo che lo slogan di questa fase iniziale della sua direzione di Ert è “un teatro senza mura”, che si apre alla città accogliendone stimoli e citazioni. Dunque, nell’allestimento della stagione teatrale non si poteva non tenere conto di ciò che ci accade attorno, interrogandosi sul pensiero e sull’agire degli uomini.
Ne è conseguito un cartellone strutturato su questo leitmotiv, che prende il via con un rossiniano “Barbiere di Siviglia”, il 17 novembre, proposto come libretto pilota per una riflessione di stampo illuministico, prima di passare a uno spettacolo come “L’ora di ricevimento (banlieue)”, di Stefano Massini, che diretto da Michele Placido fa riferimento alla realtà sociale dei sobborghi di una grande città francese per disegnare una cartografia delle ansie e dei desideri della nostra società.
Dopo di che, spettacoli coreografici (fra cui l’imperdibile “Toren” proveniente dal Fringe Festival di Edimburgo) e l’operetta “Gigì-Innamorarsi a Parigi” della compagnia Corrado Abbati riempiranno il periodo pre e post natalizio, prima di una carrellata di nomi e di titoli di assoluto spessore. Fra questi, eccezionale risulta il ritorno di “Copenaghen”, capolavoro di Michael Frayn riportato in scena da Umberto Orsini, Massimo Popolizio e Giuliana Lojodice diciotto anni dopo la sua prima apparizione in Italia. L’avvincente dramma storico-scientifico riporta il duello verbale fra i fisici Niels Bohr e Werner Heisenberg alla vigilia dello scoppio della bomba atomica ed è straordinario come interrogandosi sul futuro discutendo di meccanica quantistica riesca a sondare i misteri del cuore umano. Ma ancora, sulla scena del Fabbri si alterneranno l’“Antigone” di Federico Tiezzi con Sandro Lombardi e l’ultimo spettacolo di Marco Paolini, la versione di Longhi de “La classe operaia va in Paradiso”, “Il giocatore” di Dostoevskji” diretto da Gabriele Russo e le coreografie del Balletto Yacobson di San Pietroburgo.
Tutt’altro che secondario, poi, per Longhi, è il ciclo della “Domenica a teatro”, quattro spettacoli pensati per genitori e figli che si inseriscono perfettamente nei propositi di Ert, così come il progetto di “teatro partecipato” che si svilupperà tra Vignola e la via Emilia coinvolgendo le diverse sedi del Teatro stabile nazionale e divenendo occasione per riflettere, attraverso un viaggio nello spazio e nel tempo, sul ruolo dell’antica strada romana nella costituzione di una identità regionale. Gloria Vignola, vicepresidente della Fondazione

di Vignola, ed il sindaco vignolese Simone Pelloni accompagnando Longhi in questa presentazione non potevano che sostenerne il pensiero manifestando il pieno supporto delle istituzioni che rappresentano al più importante progetto culturale per il territorio vignolese nei mesi che verranno.

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