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Poesia festival, parole, sogni, disegni per un commiato nel nome di Lennon

Omaggio a John Lennon nel pomeriggio conclusivo del Poesia Festival 2017, che si è svolto in nove comuni del Modenese: Al Fabbri di Vignola un doppio appuntamento: la presentazione del libro “Immagina. Racconti disegni e sogni di un genio” e uno spettacolo con gli attori di Ert

Il Poesia Festival chiude nel nome di Lennon Il Poesia festival si è chiuso nel nome di John Lennon al teatro Fabbri di Vignola con un doppio incontro: una chiacchierata tra Antonio Taormina, grande conoscitore dei Beatles, e il giornalista Michele Smargiassi e uno spettacolo dei giovani attori di Ert diretti da Claudio Longhi. Qui le interviste a Taormina, all'attore Lino Guanciale e a Donatella Franzoni. Video di Luigi Esposito La cronaca della giornata

VIGNOLA. Omaggio a John Lennon nel pomeriggio conclusivo del Poesia Festival, con un doppio appuntamento: la presentazione del libro “Immagina. Racconti disegni e sogni di un genio” (Il Saggiatore, 2016), che raccoglie i due libri di Lennon “In his own write” e “A Spaniard in the works”, curato da Antonio Taormina, e la lettura scenica di alcuni di questi con la compagnia di attori diretta da Claudio Longhi. Una lettura ironica e divertente, su alcuni testi ricchi di giochi di parole e calembour, con i quali gli attori hanno a loro volta giocato e divertito il pubblico riuscendo brillantemente a renderne l'atmosfera surreale.

Taormina è il maggior esperto su John Lennon in Italia ed è l'unico autorizzato da Yoko Ono a tradurre i suoi testi in italiano. È un'immagine poco conosciuta di Lennon quella che ci ha presentato Taormina in dialogo con il giornalista Michele Smargiassi, da cui emerge un grande un interesse per la scrittura, oltre che per il teatro e il cinema. «In Italia in particolare, ha spiegato Taormina - Lennon è conosciuto soprattutto per l'aspetto musicale, le sue peculiarità di scrittore non sono mai state molto note, e questo vale anche per i testi delle canzoni dei Beatles. Lennon fu poi un innovatore per tanti aspetti e anche un grande comunicatore, aveva una grandissima abilità nel creare slogan e nel capire l'effetto che avrebbero sortito. Per questo, forse, non era gradito al governo americano di Nixon che cercò in tutti i modi di espellerlo dagli Stati Uniti. Era un uomo pericoloso perché sapeva comunicare. Aprì delle finestre del tutto inattese, con un impegno sul versante politico e sociale che all'epoca, per una pop star, era una cosa davvero inedita».

Non solo il Lennon Beatle, dunque, del resto fu lo stesso Lennon, nel '64, a dichiarare che la chitarra stava al secondo posto nella sua vita, perché al primo c'era la scrittura. «Lennon fa parte dell'iconografia Beatlesiana, è un brand, ma lui se ne voleva distanziare. Le testimonianze ci riportano che Lennon fosse un assiduo lettore specialmente di letteratura per ragazzi - spiega Taormina - in particolare di Balzac. Sicuramente conosceva Carrol, l'unica fonte che lui stesso riconobbe come ispirazione, ma era molto informato, pur senza dichiararlo, anche sul mondo letterario del suo tempo. Quando uscì il primo libro le recensioni fecero collegamenti anche con Joyce. Grazie a questi collegamenti Lennon iniziò a leggere Joyce e questo fu per lui un'illuminazione. Nel video di “Starting Over” c'è in primo piano la copertina di “Finnegan's Wake”».

«Una differenza nella scrittura tra il periodo dei Beatles e i suoi libri è dato dal fatto che le canzoni avevano molte censure, mentre nei libri emerge una vena sarcastica e una disponibilità a una forte satira politica che ne fanno un Lennon molto impertinente, cosa che non gli era concessa come popstar». «Chi sarebbe oggi Lennon?», chiede Smargiassi. Non si può sapere, però si può sapere cosa non avrebbe voluto essere: «Negli anni '70 - commenta Taormina - lui diceva: “la cosa che so è che non voglio finire come Presley che cita se stesso e fa il buffone il televisione, e non voglio neanche finire come Jhonny Rotten”».
 

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