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Terremoti: una storia italiana negli scatti di sette fotografi

Da oggi al 4 febbraio novanta opere che raccontano la devastazione dei luoghi Dalla Bassa all’Aquila al Centro Italia, oltre a una selezione di immagini storiche

MODENA. Quando la forza comunicativa delle immagini va oltre ogni parola. Soprattutto se quelle immagini mostrano lo squarcio profondo che il sisma ha aperto nella vita di chi l’ha vissuto. Senza puntare l’obiettivo sui volti della gente, andando alla ricerca del loro dolore in modo diretto e non sempre rispettoso, ma facendolo rivivere attraverso ciò che di umano quelle scosse si sono portate vie: le case, le chiese, sventrate nei loro esterni ed interni, dove sono ancora visibili il mobilio e gli oggetti di uso quotidiano. Una potenza espressiva unica quella delle oltre 90 fotografie esposte al MaTa, da oggi fino al 4 febbraio, con ingresso libero, in “Sequenza Sismica”, racconto fotografico dei luoghi colpiti dal sisma in Italia attraverso gli occhi di sette fotografi, cinque stranieri e due italiane. Partendo dalla Bassa modenese, dilaniata dal terremoto del 2012, passando per L’Aquila, distrutta dalle scosse nel 2009, per arrivare infine in Centro Italia, colpito dai devastanti eventi sismici del 2016. Ci sono i pungenti bianchi e neri del fotografo svizzero Olivier Richon, i paesaggi silenziosi della islandese Hallgerour Hallgrimsdottir, le inquadrature nette ed impressionanti della fotografa giapponese Naoki Ishikawa, il caos ragionato nelle composizioni della connazionale Tomoko Kikuchi, gli attenti giochi di forme che dominano gli scatti della polacca Alicja Dobrucka. E infine i luoghi sordi e laconici ritratti da Eleonora Quadri e gli scatti concettuali di Valentina Sommariva che esprimono la voglia di guardare oltre la cicatrice inferta dal sisma. «Tutti gli artisti sono rimasti estremamente colpiti dalle situazioni difficili ed impressionanti che si sono trovati davanti agli occhi - ha detto Filippo Maggia, presidente di Fondazione Fotografia Modena che ha promosso la mostra - per realizzare gli scatti ci sono stati infatti diversi problemi tecnici, dovuti alle condizioni delle zone visitate, e l’aiuto delle popolazioni locali, come della protezione civile e del soccorso alpino, è stato fondamentale». Due, infine, i progetti complementari alla mostra: un video documentario, girato da Daniele Ferrero e Roberto Rabitti negli stessi luoghi visitati dai fotografi, che ruota attorno alla percezione distorta e straniata del tempo durante gli eventi sismici e un’importante
selezione di fotografie storiche dei primi terremoti fotografati nel nostro Paese, curata da Chiara Dall’Olio, a testimonianza di come la fotografia si sia sempre interessata ai fenomeni sismici ritraendoli con una potenza espressiva unica e dal sicuro e forte impatto emozionale.

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