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Il canto partigiano di Mara Redeghieri al circolo “Ribalta”

VIGNOLA. Mara Redeghieri sarà in concerto domani sera all'Arci Ribalta di Vignola. Per l’artista reggiana un appuntamento speciale, del quale saranno realizzate le riprese. L'album che segna il tuo...

VIGNOLA. Mara Redeghieri sarà in concerto domani sera all'Arci Ribalta di Vignola. Per l’artista reggiana un appuntamento speciale, del quale saranno realizzate le riprese.

L'album che segna il tuo ritorno si intitola "Recidiva". Come mai questa scelta?

«”Recidiva” è una parola che rappresenta la mia essenza. Da un lato è il mio modo di autocommiserarmi quando persevero negli errori. Dall'altro testimonia la lotta che conduco contro me stessa e questa duplice natura, razionale e istintiva».

Del concerto verrà realizzato anche il video. Come mai hai scelto il Ribalta di Vignola?

«Col Ribalta ho un debito emotivo. Quattro anni fa, quando portavo in tour Dio Valzer, lì ho conosciuto delle persone che capivano bene quello che stavo dicendo. È stata una serata magica. Inoltre mi sembra il luogo perfetto anche da un punto di vista estetico ed è gestito da "illuminati"».

Quanto di emiliano si può riconoscere nel tuo lavoro?

«Quando dici "emiliano" pensi subito "comunista" e "partigiano". Io ho scelto di vivere in una realtà piccola profondamente cattolica (Gatta, Castelnuovo Monti, Appennino reggiano), a volte tanto soffocante da generare un desiderio di ribellione. Eppure sono proprio le persone umili a tenere la frana. Ciò che amo di più dell'Emilia son proprio queste apparenti contraddizioni».

Mara di ieri e la "recidiva" di oggi. Affinità e divergenze.

«Essere una cantante rappresenta una forma leggera di essere. Io voglio fare musica leggera, voglio prendermi poco sul serio pur dicendo cose serissime. Vorrei che i miei testi continuassero a esprimere questa bella follia, questo mio modo di stare al mondo un po' comico e un po' tragico. Senza dimenticare il mio cuore partigiano».

Nel 2014 hai scelto di non prendere parte alla reunion degli Üstmamò, il gruppo del quale facevi parte. Come mai?

«Perché cantano in un inglese improbabile e suonano blues americano! (ride fragorosamente) Davanti a questo profondo disconoscimento di tutta la nostra storia io ho solo cercato di mantenere la mia forma. Piuttosto ho realizzato un album difficile, pieno di sfumature, disomogeneo. Un giorno ne creerò uno compatto, ho voglia di disegnare un quadro unico e non raccogliere tanti coriandoli».

A proposito, quali sono i progetti per il futuro?

«Mi piacerebbe portare “Recidiva” nei teatri o proporlo ad un pubblico selezionato. Sono stanca di posti rumorosi. Con la Lullabit – la casa discografica - stiamo già pensando ad una produzione. Magari un disco per bambini. Vorrei essere il corrispettivo "folle" di Cristina D'Avena!».

Per concludere, cosa si deve aspettare il pubblico che verrà a sentirti dal vivo?

«I nostri live sono "giovani" proprio come i musicisti che mi accompagnano. Sarà un concerto immaturo come me (ride), con un'atmosfera profondamente teatrale che voglio regalare ad un pubblico attento come quello di Vignola. Avremo un fonico d'eccezione, Stefano Melone, produttore artistico dell'album, una figura indispensabile a cui devo anche uno dei brani, Madre dea. Sento di dovermi scusare col pubblico per questi 15 anni di silenzio. Mi piace
citare Giovanni Lindo Ferretti, quando diceva "mi vergogno di essere un cantante pop", un'espressione densa di significati. Penso che ci siano persone che hanno bisogno delle nostre canzoni e io sento di dover loro questo modesto regalo, la mia musica».

Emanuele Carrafa

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