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Castelfranco. Modena Jazz Club: Franco Ambrosetti e la sua Italian Gang

Più di mezzo secolo di gloriosa carriera, 76 anni, una moltitudine di jam session anche con artisti stellari e tanti dischi realizzati negli Stati Uniti durante gli anni ruggenti

CASTELFRANCO. Più di mezzo secolo di gloriosa carriera, 76 anni, una moltitudine di jam session anche con artisti stellari e tanti dischi realizzati negli Stati Uniti durante gli anni ruggenti. Alle 21.15 di oggi, al Teatro Dadà di Castelfranco, Modena Jazz Club, in collaborazione con Il Bologna Jazz Festival, presenta l'appuntamento jazz con Franco Ambrosetti & Italian Gang. La formazione che salirà sul palco è composta da: Franco Ambrosetti (tromba e flicorno), Gianluca Ambrosetti (sassofoni), Dado Moroni (piano), Enzo Pietropaoli (contrabbasso), Enzo Zirilli (batteria). Franco Ambrosetti è nato a Lugano il 10 dicembre 1941. Suo padre Flavio era un sassofonista (alto), bandlieader e pioniero del bebop sulla scena europea dei primi anni Quaranta. Studia pianoforte classico per 9 anni, ma a 17 anni lo abbandona per dedicarsi alla tromba, di cui è totalmente autodidatta. Debutta professionalmente a Roma nel 1961 con il quintetto di Romano Mussolini. Negli anni dell'università, continua ad esibirsi nei gruppi del padre e in gruppi a suo nome, a Zurigo e Milano. Suona, fin dal 1962, in tutti i festival di jazz più importanti al mondo (La Tour, S. Remo, Pori, Varsavia, Stoccolma, Zurigo, Milano, Lugano, Parigi, Bologna). Negli anni Sessanta si esibisce con Gato Barbieri, Daniele Humair, George Bruntz, Kenny Clarke, George Joyner, Pierre Favre, Dexter Gordon, Johnny Griffin, Benny Golson, Woody Shaw, Louis Haynes, Sam Jones, Donald Bird, e molti altri. In Italia, si esibisce al Derby Club con Enrico Intra, Franco Cerri, Giorgio Azzolini, Franco D'Andrea, Dino Piana, Gianni Basso, Oscar Valdambrini,Renato Sellani, Enzo Jannacci. Ancora oggi è uno dei più apprezzati trombettisti. «Ho cercato sempre di fare cose innovative, non radicalmente d’avanguardia e sperimentali - ha sottolineato Ambrosetti in una recente intervista - Magari senza stravolgere le cose, ma cercando un confronto vivace, innovativo con il passato». Ma quali le differenze tra il jazz di oggi e di ieri? «Tante - prosegue il trombettista - Faccio solo un esempio. Ho suonato una volta con Herbie Hancock, ma poi lui è diventato irraggiungibile. Parli con gli artisti e tutto sembra facile, ma soltanto se hai un contatto diretto. Se ti rimandano agli agenti è la fine. Si parlano tra loro e tutto diventa più complicato. Il jazz è cambiato. Ai miei esordi era un genere per pochi, quasi da carbonari quando si suonava nelle cantine. Oggi lo si sente dappertutto, persino negli ascensori come sottofondo. Più accessibile certo: pensiamo all’influenza che ha determinato sul pop, all’allargamento di orizzonti verso la world music e il filone klezmer. Ma tutto questo con il rischio di perdere la sua vera identità». Il trombettista ha inoltre composto alcune colonne sonore, per i film Die Reise di Markus Imhof, Riviera Cocktail di Heinz Buetler, Arsene

Lupin per la SRG SSR Swiss Television. Prossimo appuntamento con il Modena Jazz Festival sabato 11 novembre presso la Bocciofila di via Verdi dove arriva la band americana Smalls Live Star che poi farà tappa anche a Bologna e Ferrara.

Nicola Calicchio
 

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