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Modena, 1943/ La paura dei bombardamenti L’ordine: “Sfollare dalla città”

Modena, 1943/ La paura dei bombardamenti L’ordine: “Sfollare dalla città”

La caduta del fascismo, i rastrellamenti tedeschi, la guerra alle porte è il clima che si viveva a Modena nel 1943. La prima tappa del nuovo viaggio di Rolando Bussi nella storia di Modena e della provincia intitolato "Formidabili quegli anni"

Il 25 luglio 1943 il Gran Consiglio del Fascismo votò l’Ordine del giorno Grandi, che invitava Mussolini “a pregare la Maestà del Re (...) affinché Egli voglia, per l'onore e la salvezza della Patria, assumere – con l'effettivo comando delle Forze Armate (...) – quella suprema iniziativa di decisione che le nostre istituzioni a Lui attribuiscono e che sono sempre state (...) il retaggio glorioso della nostra Augusta Dinastia di Savoia”.

Nel pomeriggio dello stesso 25 luglio Mussolini venne ricevuto dal re nella sua residenza di Villa Savoia. Dopo un breve colloquio, che si era concluso con la richiesta delle dimissioni da Capo del Governo, Mussolini fu arrestato e condotto, con un'ambulanza della Croce Rossa, presso la caserma della Legione Allievi Carabinieri di via Legnano, a Roma-Prati, ove restò recluso per tre notti. Imbarcato il 28 luglio a Gaeta su una corvetta, trasferito prima a Ventotene, poi a Ponza e alla Maddalena, il 3 settembre fu recluso a Campo Imperatore sul Gran Sasso.

Da lì fu liberato il 12 settembre da un reparto di paracadutisti tedeschi guidati da Otto Skorzeny. Il 3 settembre a Cassibile era stato firmato l’armistizio. L'8 settembre 1943, dagli studi EIAR di via Asiago a Roma, Pietro Badoglio dava l'annuncio dell'armistizio: "Il governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell'intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo.

Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza". Finiva così formalmente la guerra che il Duce aveva proclamato dal balcone di Palazzo Venezia il 10 giugno 1940 davanti a una immensa folla plaudente: "L'Italia, proletaria e fascista, è per la terza volta in piedi, forte, fiera e compatta come non mai. La parola d'ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti. Essa già trasvola ed accende i cuori dalle Alpi all'Oceano Indiano: Vincere! E vinceremo. Per dare finalmente un lungo periodo di pace con giustizia all'Italia, all'Europa, al mondo. Popolo italiano: corri alle armi, e dimostra la tua tenacia, il tuo coraggio, il tuo valore!".

La creazione di uno Stato italiano fascista fu annunciata dallo stesso Mussolini il 18 settembre 1943 attraverso Radio Monaco, e il 24 novembre il Consiglio dei ministri deliberò che “lo Stato nazionale repubblicano prenda il nome definitivo di Repubblica Sociale Italiana”. *** Ma come erano stati vissuti a Modena quei giorni tumultuosi dell’estate 1943? La fonte principale, oltre alle testimonianze di chi li ha vissuti, è naturalmente la “Gazzetta dell’Emilia”. Il giornale aveva pubblicato in prima pagina il 26 luglio la notizia delle dimissioni di Mussolini, la nomina del “Cavaliere Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio” a “Capo del Governo, Primo Ministro Segretario di Stato”, e il proclama del Re Imperatore: “Italiani! Assumo da oggi il comando di tutte le Forze Armate… Nell’ora solenne che incombe sui destini della Patria ognuno riprenda il suo posto di dovere, di fede e di combattimento… Italiani! Sono oggi più che mai indissolubilmente unito a voi dall’incrollabile fede nell’immortalità della Patria”.


La “Gazzetta” si adeguò immediatamente, il giorno successivo, alla nuova situazione politica, come se il Governo fascista fosse stato una semplice parentesi: “Alto, incontenibile, da centomila petti come uscisse da un petto solo, fremente d’una passione sacra di Patria, per la nostra città il grido s’è levato che di sé ha riempito in queste giornate solenni il cielo luminoso d’Italia: “Viva il Re!”. E al grido le folle si sono idealmente strette attorno alle bandiere ...”.



Ma la tensione era altissima, tanto che il 28/29 luglio (la “Gazzetta” usciva ogni due giorni), accanto a un articolo dal titolo rassicurante (“Vita tranquilla della città avvolta nel Tricolore”), il giornale pubblicava questo avviso del generale Matteo Negro, comandante del Presidio Militare di Modena: “Nella situazione attuale, col nemico che preme, qualunque perturbamento dell’ordine pubblico, anche minimo e di qualsiasi tinta, costituisce tradimento e può condurre, ove non stroncato in origine, a conseguenze gravissime. Pertanto, in base agli ordini ricevuti dalle superiori autorità militari,

RENDO NOTO

1° È vietato ai civili di sostare presso le truppe e intorno alle armi in postazione.

2° Contro gli individui che perturbano l’ordine e non si attengono alle prescrizioni dell’autorità militare le truppe procederanno in formazione di combattimento aprendo il fuoco a distanza e senza preavviso di sorta. Lo stesso procedimento sarà usato dai reparti in postazione contro gruppi di individui che avanzano.

3° Le truppe non spareranno in aria, ma apriranno il fuoco come in combattimento.

4° Contro gli automezzi che non si fermano alle intimidazioni sarà senz’altro aperto il fuoco.

5° I caporioni o istigatori di disordini, riconosciuti come tali, se presi sul fatto saranno senz’altro fucilati …

6° Chiunque, anche isolatamente, compia atti di violenza e ribellione contro le Forze Armate o di Polizia o insulti le stesse o le istituzioni sarà immediatamente passato per le armi”.

Le decisioni del Governo a fine luglio mirano a tranquillizzare l’opinione pubblica, decretando lo scioglimento della Camera, affermando che la nuova Camera dei deputati verrà eletta entro quattro mesi dalla fine della guerra, e che i condannati politici saranno liberati; ma anche che è vietata la costituzione di qualsiasi partito per tutta la durata del conflitto, e soprattutto (ma qualcuno non mi crederà, e dovrà leggersi la “Gazzetta” del 30/31 luglio) che “I celibi potranno fare carriera”! Ma in realtà la tassa sui celibi resta in vigore.

Sembra quasi che Modena non vedesse l’ora di liberarsi di Mussolini e del Fascismo.

“In questa prima settimana da che la città s’è come liberata da un peso ventennale che le gravava addosso come una grande e opprimente cappa funerea … abbiamo notato intorno il rinnovellarsi meraviglioso degli animi, dei volti, del linguaggio medesimo … Non sono scomparsi soltanto, scalpellati dai muri e cancellati da ogni dove come i segni recenti di colpa di una tolleranza ingloriosa, gli emblemi e le scritte del passato regime; né soltanto l’aria s’è purificata dai troppi che recavan nei volti la impronta di quel regime che ad essi dava arroganza e lucro e che oggi si sono come liquefatti o volatilizzati al primo annuncio del crollo … né ancora si è soltanto rinnovata la forma esteriore del saluto: il “voi” irrazionale e male accetto … “italiano, fascista, imperiale” … In una settimana da che il giogo fascista, alla prima energica scossa, è caduto, gli Italiani hanno drizzato il capo ...” (l’articolo è firmato da Luciano Ronchi, di cui non sono riuscito a trovare notizie: non so quanto gli sia costato questo articolo dopo l’8 settembre).



E sembra quasi che si voglia cancellare dalla memoria il Ventennio. Il Ministero dell’Educazione nazionale avverte che “per l’adozione dei testi scolastici per il nuovo anno non potranno essere presi in considerazione quei libri che contengono interpretazioni tendenziose e partigiane di fatti e di eventi storici e politici o esaltazione di principi e di idee incompatibili col nuovo avvento della coscienza italiana. Per i testi di storia in particolare dispone che l’esposizione degli eventi si limiti per il prossimo anno alla fine della prima guerra mondiale”. La guerra però continua, gli Alleati avanzano e le città vengono bombardate: il 19 luglio più di 500 bombardieri avevano colpito Roma provocando quasi 3.000 morti e 10.000 feriti.



Il 18/19 agosto la “Gazzetta” titola: “Un imperativo per tutti: sfollare dalla città”. “Gli sviluppi della situazione bellica nei confronti del territorio civile hanno già chiaramente dimostrato quali siano le intenzioni e quali il preciso programma del nemico potente e spietato che ci fronteggia … L’invito a sfollare le città non è di oggi né di ieri soltanto: anche ai Modenesi esso è stato altre volte ripetuto. Molti, moltissimi anzi, lo hanno già accolto: l’esodo di questi giorni verso le vicine campagne si è fatto particolarmente intenso … Ci sono moltissime persone che hanno parenti stretti in località suburbane o rurali e presso i quali possono trovare ospitalità una mamma con due ed anche con più figli piccoli” (non so quando mia madre incinta di me decise di andare sfollata dai parenti alla “Gulfera” nella campagna di Nonantola: io sono nato lì il 18 ottobre del 1943).



Agli inizi di settembre per fortuna Modena non è ancora stata bombardata. Gli Alleati preferiscono Bologna. E il 4 settembre un loro aereo, colpito, precipita: i due piloti si gettano con il paracadute, e vengono catturati, uno presso la Via Formigina e l’altro presso Rubiera.

E si ripristinano i nomi delle strade: “Largo Italo Balbo” torna a essere “Piazza dei Musei”, “Piazzale Costanzo Ciano” riprende il nome di “Piazzale delle Ferrovie Provinciali”, “Via Martiri Fascisti” ridiventa “Via Campanella”, ecc.

Ma arriva l’8 settembre e la “Gazzetta” cessa le pubblicazioni per ordine dei Tedeschi: le riprenderà soltanto il 15/16 di quel mese. Il giorno successivo la prima pagina è completamente bianca, e contiene soltanto un “Proclama del Comando germanico” che intima: “1° Chiunque asporti o danneggi oggetti di qualsiasi specie delle Forze amate germaniche o italiane, specialmente armi, sarà fucilato secondo la legge marziale. 2° Chiunque tenga nascosto armi e non ne effettui la consegna presso un Comando militare germanico entro 24 ore dalla pubblicazione di questo proclama sarà fucilato secondo la legge marziale ...”.



I soldati italiani sbandati erano stati catturati dai Tedeschi, e portati in Cittadella.

Anche mio padre finì lì. Quando sentì dire che li avrebbero portati in Germania si calò nelle fogne con altri due, vagò strisciando nel fango per ore; finirono fortunatamente dentro quello che allora si chiamava Canale Leoni in Via Jacopo Barozzi e uscirono nella lavanderia delle case popolari di Via Riccoboni. Raggiunse mia madre a Nonantola e rimase nascosto fino alla Liberazione.

Comincia in quei giorni il periodo più buio della storia d’Italia e di Modena, come ben si comprende da un articolo pubblicato sulla “Gazzetta” il 6/7 ottobre a firma di un non identificato “e. c.”: “Noi stiamo facendo una rivoluzione; sappiamo per esperienza che quella del 1922 è mancata principalmente perché non si volle far funzionare il picchetto d’esecuzione.

Non possiamo, non dobbiamo ripetere l’errore. Al muro, e presto, quanti hanno voluto tradire, quanti hanno voluto denigrare, quanti hanno voluto offendere, nel Fascismo, l’Italia imperiale che Mussolini aveva creato e che un omuncolo vestito da soldato ha voluto distruggere. Si uccida, per far vivere la Patria”.

Rolando Bussi

bussirolando@gmail,com

(1, continua)
 

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