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Modena, con “La cena dei cretini” si ride e si riflette

Da stasera a giovedì al Teatro Michelangelo la commedia di Francis Veber . L’attore-regista Paolo Triestino: «Un meccanismo perfetto, di ironia graffiante»

MODENA. “La cena dei cretini”, di Francis Veber, è lo spettacolo in scena al Teatro Michelangelo di Modena da oggi a giovedì (alle ore 21) che vede protagonisti Nicola Pistoia e Paolo Triestino (anche registi della commedia).

Sul palco anche Simone Colombari, Maurizio D'Agostino, Loredana Piedimonte, Silvia Degrandi.

Un classico della commedia francese, un grande successo che da oltre vent’anni diverte ed emoziona le platee di tutto il mondo.

Un gruppo di ricchi borghesi parigini ogni settimana organizza, per divertimento, una cena in cui ognuno di loro invita un “cretino”: il migliore vincerà la serata. Comincia da qui una girandola di gag irresistibili e malintesi divertenti, che trascineranno il pubblico in un turbinio di risate di fronte alle situazioni paradossali e incredibili che, loro malgrado, i protagonisti saranno costretti a vivere.

«La commedia ha un meccanismo comico straordinario – spiega l'attore-regista Paolo Triestino – È ricca di colpi di scena con quel graffio ironico che appartiene a Francis Veber autore di altri grandi successi teatrali. Era un testo che con Nicola Pistoia volevamo portare sul palcoscenico proprio per i continui colpi di scena. È una commedia che sta avendo successo in tutto il mondo e credo che abbia superato le cento traduzioni. È geniale nella sua semplicità».

Contiene un perbenismo costruito sull'inganno?

«È così. C'è questo gruppo di borghesi annoiati che ogni mercoledì invitano a cena un cretino. Il mio personaggio è convinto di aver trovato il cretino geniale, ma non riuscirà ad andare alla cena perché fermato dal colpo della strega. Resta così a casa e il cretino si mostrerà in tutta la sua realtà. È bellissima la satira riferita alla cattiveria di questi borghesi arroganti che giocano con i sogni degli altri. La difficoltà maggiore è stata quella di rendere più simpatico il mio bastardo personaggio».

La commedia mostra anche il lato malvagio dell'animo umano?

«Certo. In questo lavoro racconta di persone che, solo perché hanno il potere e i soldi, sono convinte di prendere in giro chi non ha quattrini ma ha conservato i propri sogni. Alla fine ci si domanda: è meglio avere tanti soldi oppure un cuore pieno di bontà?».

Un successo che sta conquistando anche il pubblico italiano.

«Lo scorso anno abbiamo fatto il record d'incassi. Quest'anno a Roma ci siamo fermati un mese con grandissimo successo. Adesso gireremo altre città fino al 10 gennaio. La commedia è una macchina teatrale perfetta. Sicuramente chi verrà a teatro non se ne pentirà».

Tanta ironia ma anche una morale?

«Direi una riflessione, un pensiero in più da portarsi via. È un genere di teatro che con Nicola ci piace fare. Una comicità mai volgare che fa anche riflettere».

La coppia Pistoia-Triestino è quasi sempre presente nelle stagioni teatrali del Michelangelo.

«Modena è una città che ho adorato sin da subito. C'è stato un feeling già al debutto quando, poco più che ventenne, venni al Teatro Storchi

con Gabriele Lavia e Umberto Orsini. Mi innamorai della città, forse anche perché c'è l'Accademia Militare e mio padre apparteneva alle forze dell'ordine. E poi il Duomo, la Ghirlandina, la gente... Sono sempre felice di tornarci».

Nicola Calicchio
 

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