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Modena/1944. Giorni bui: arresti, fucilazioni e il primo bombardamento

Modena/1944. Giorni bui: arresti, fucilazioni e il primo bombardamento

La cattura di un prigioniero inglese evaso a Carpi e nascosto dai contadini

MODENA. Il 1944 inizia con una tragica notizia. Il 1° gennaio vengono fucilati al poligono della Sacca due partigiani, catturati il 24 e il 28 dicembre nel corso di un rastrellamento (avevano 18 e 20 anni): “Il Tribunale Militare Straordinario venerdì ha pronunciato sentenza di condanna capitale nei confronti di due giovani renitenti di leva, Carlo Tingani e Ultimo Martelli, entrambi di Gusciola (Montefiorino), rei di omicidio nella persona di un carabiniere e di un tentato omicidio nella persona di un brigadiere dei carabinieri, fatto avvenuto la mattina del 23 dicembre 1943. L’esecuzione è avvenuta ieri mattina all’alba”.

Così commentava la “Gazzetta dell’Emilia”: “La succitata sentenza di morte, con l’annuncio delle già eseguite esecuzioni capitali, suona di salutare monito alla criminosa attività dei nemici dell’ordine e della Patria. E nello stesso tempo trova consenziente il popolo sano, che crede nell’ordine, nella giustizia e nel lavoro, che ha fiducia, saldissima fiducia nella resurrezione nostra, dopo tanti errori e tanto smarrimento. In questi ultimi tempi gli antifascisti e gli anti-italiani si confondono coi delinquenti più comuni … si confondono codesti avversari della nuova Italia repubblicana con i criminali … Perciò una giustizia severa e inflessibile deve stroncare e punire codesta criminosa irragionevole attività … tutti coloro che mescolano la delinquenza con una pseudo politica libertaria … la sentenza è un monito duro e univoco contro i rettili che vorrebbero (ma non vi riescono) soffocare nel sangue il Natale dell’Italia repubblicana. Sangue chiede sangue. Morte chiede morte. E così sarà”.

E infatti l’11 gennaio, a Verona, dopo un processo durato dall’8 al 10, vengono condannati a morte Costanzo Ciano, genero del Duce, Emilio De Bono (era nato nel 1866), Giovanni Marinelli, Luciano Gottardi, Carlo Pareschi. “Stamane alle ore nove i cinque condannati alla pena di morte sono stati trasportati dal carcere degli Scalzi al luogo di esecuzione. Essi sono stati assistiti dal cappellano del carcere don Chiot e dal frate francescano Dionisio Zilli … Alle ore nove e venti la sentenza è stata seguita mediante fucilazione”. Così scriveva la “Gazzetta: “I traditori son serviti. Sia la sentenza un monito. Pensino gli italiani che troppe volte la nostra storia ha visto frantumato il nostro destino dalle lotte fraterne e dai tradimenti di ambiziosi … Con la sentenza pronunciata ieri, il Fascismo ha avuto lo stoico coraggio di incidere il proprio bubbone. A nessun altro, a nessun altro più, è consentito qualsiasi ritorno al passato per cercare di trarre, da quel passato, fango contro il nostro movimento. Il processo contro il Fascismo è finito”. Ma comincia l’opposizione al nuovo regime. “Nelle prime ore del mattino del 18 corrente alcuni fascisti repubblicani di Nonantola, coadiuvati da tre ufficiali tedeschi, hanno scovato e catturato il prigioniero inglese Eryl Garr, evaso fin dal settembre scorso dal campo di concentramento di Carpi. Da quell’epoca costui era ospitato presso la famiglia del mezzadro Fortunato Cavazzoni, abitante colà in via Bollitora 5. È stato provveduto all’arresto del capo-famiglia, di un figlio e di una figliastra che è risultata poi essere l’amante del prigioniero” (Scrive la “Gazzetta”: “La notizia meriterebbe un solo commento: quello del plotone d’esecuzione. Si perde già troppo tempo con questa razza di traditori, ed il loro corteggio di ruffiani e bagascie”).



E forse le delazioni.

Il 21 gennaio vengono arrestati a Castelvetro due ascoltatori di radio Londra: “La G.N.R. del luogo, dopo accurate indagini, veniva a conoscenza che in casa di una certa Amalia Uguzzoli da Levizzano si ascoltava radio Londra. Il costante e doveroso servizio di vigilanza portava a sorprendere l’Uguzzoni unitamente a tale Renato Ummarino da Roma, casuale convivente della medesima, mentre captavano l’emissione nemica. Tanto l’Uguzzoni quanto l’Ummarino venivano arrestati e denunciati alle competenti autorità, mentre l’apparecchio radio-ricevente veniva sequestrato”.

Ma il mondo non era cambiato con l’anno nuovo!

Il 22 gennaio la Polizia fa irruzione in due case equivoche. Una era situata in via Bonasia, al terzo piano. Lì un gruppo di agenti “sorprendevano alcune coppie, in condizioni da non ingenerare dubbi sugli scopi del loro ritrovo … Altra analoga sorpresa faceva la Polizia la sera successiva in Via Modenella al primo piano … Anche qui venivano trovate nella casa due ragazze, le quali attendevano i predestinati … pesciolini. Gli agenti invece non vollero prolungare oltre l’attesa delle due “veneri” e le trasportavano in Questura unitamente alla loro … protettrice, la quale è stata denunciata sotto l’imputazione di aver adibito il proprio appartamento a locale di meretricio, mentre le due giovani venivano condotte in osservazione alla clinica celtica del nostro Policlinico”.

Cominciano anche in città le azioni dei partigiani.

“Ieri sera, 1° febbraio, alle ore 19,35 circa, un ciclista, proveniente da Via Saragozza, passando davanti alla caserma “Galluppi” della Milizia, lanciava una bomba nello ingresso della caserma stessa. L’ignoto ciclista, sebbene rincorso, non è stato possibile raggiungerlo. La bomba non ha causato né feriti né vittime, ma soltanto danni materiali ai vetri”.

In una città cupa, vuota e fredda non solo perché era l'alba di un giorno di pieno inverno, la sirena dell'antiaerea ruppe il silenzio alle 4 e 18 minuti del mattino.

Era il 14 febbraio 1944, un tragico lunedì di settanta anni fa, e Modena si preparava a subire il primo dei suoi quattro devastanti bombardamenti.

“La nostra città che fino a ieri era rimasta immune da incursioni aeree è stata duramente provata dalla barbara incursione dei “liberatori” i quali, dopo avere per circa tre quarti d’ora perlustrato il cielo della città, hanno buttato alle ore 13,50 il loro sinistro carico di bombe disseminando lutti e rovine, accanendosi in particolar modo sui rioni operai. Modena, priva d’ogni obiettivo militare, si sperava fosse risparmiata dalla truce e bieca ira nemica … Oltre 100 morti e più di 300 feriti costituiscono il bilancio, non ancora purtroppo chiuso, della feroce aggressione aerea. Le bombe hanno colpito soprattutto case operaie e scuole, fra le quali la scuola industriale Corni e la scuola elementare Edmondo De Amicis … Via Emilia ovest, Viale Storchi, Viale Tassoni, Via Nonantolana. Via Paolo Ferrari, Via S. Martino e il rione operaio “Sacca” sono stati fatti segno dalla feroce ira degli incursori … Di contro all'opera delle autorità ... degli autisti di piazza e di molti piccoli commercianti accorsi subito sui luoghi del disastro mettendo i loro mezzi a disposizione … sta il miserabile comportamento, il cieco egoismo dei soliti borghesi, muniti di macchine, i quali non hanno sentito il bisogno di mettere a disposizione i loro automezzi per i primi soccorsi”.

Il primo devastante bombardamento anglo-americano toccò tutta la parte nord di Modena, l'area nella quale vi erano all'epoca le fabbriche siderurgiche, e naturalmente la stazione ferroviaria. Le bombe caddero sul mercato della frutta, il vecchio stadio “Marzari”, il liceo “Tassoni” e le poco lontane Fonderie Orsi e Oleificio Benassati. Venne colpito anche l'istituto “Corni” in largo Aldo Moro, la fabbrica Fiat Grandi Motori in via Emilia Ovest, i poco lontani pastificio Braglia, il mattatoio e i depositi dell'Agip oltre alla caserma della Cittadella. Sulla Nonantolana subì le bombe anche la conceria “Donati”, ma tutta la zona venne colpita, da via Santa Caterina a via Montecuccoli, da via Ciro Menotti all'attuale tangenziale Pasternak.

I numeri delle vittime di questo bombardamento e di quelli successivi sono devastanti: 368 morti a Modena e 1.016 in Provincia, 879 feriti sotto la Ghirlandina, a cui fuori città se ne aggiunsero altri 1.193.

Erano già stati realizzati molti ricoveri antiaerei, ma prevalentemente all’interno del centro cittadino: in Piazza Roma aveva una capienza di 160 persone, in Piazzale Sant’Agostino di 120, in Piazzale San Francesco di 120, e due erano stati realizzati in Piazza Grande, per 320 persone (in Piazzale Torti, all’incrocio di Via Francesco Selmi, è ancora visibile la scritta RIFUGIO in direzione di Piazza Grande).

Il 22 febbraio vengono condannati a morte e fucilati Arturo Anderlini e Alfonso Paltrinieri.

Il primo era stato arrestato il 7 gennaio 1944, con il figlio Giorgio (rilasciato in seguito), dietro delazione: in un'abitazione della Crocetta fu trovato nascosto un prigioniero inglese ferito, l'ufficiale Leather Collin. Anderlini aveva aderito al Partito d'Azione clandestino e, dopo l'8 settembre 1943, il suo negozio di ottica, aperto nel 1920 ai piedi della Ghirlandina, era diventato un centro di attività del Comitato antifascista. Fu processato e condannato come "traditore e mercante della Patria" (così fu annunciata nei manifesti fascisti la sua fucilazione e quella di Paltrinieri). Poco dopo la sua fucilazione, prese il suo nome una formazione partigiana che avrebbe contribuito alla proclamazione della “Repubblica di Montefiorino”.

Paltrinieri, invece, era stato arrestato insieme alla moglie Ines Gallini e ai figli Ernesto, Lorenzo ed Ermellina, il 30 gennaio dello stesso anno, sotto l'accusa di avere aiutato e ospitato nella sua casa di campagna, a San Felice sul Panaro, prigionieri inglesi fuggiaschi dopo l'8 settembre 1943. Lì possedeva una piccola azienda casearia, e dopo l'armistizio aveva fatto della sua casa un centro di raccolta e smistamento di prigionieri di guerra alleati. In seguito a delazione, la polizia fascista irruppe nell'abitazione. Processato per direttissima da un tribunale di guerra insediato nei locali dell'Accademia militare, Paltrinieri fu condannato alla pena capitale; alla moglie furono inflitti 24 anni di reclusione; pene minori furono comminate ai figli Ernesto, Lorenzo ed Ermellina.

A Modena, ad Alfonso Paltrinieri è stata intitolata una via e ad Arturo Anderlini una via e una scuola.

L’opposizione al regime fascista si fa sempre più consistente, e le azioni dei partigiani, definiti dalla “Gazzetta” “delinquenti comuni”, aumentano anche in città.

“La sera del 29 febbraio nel garage Lancia, sito in via Emilia Est, un ordigno improvvisamente scoppiava causando il ferimento di tre soldati tedeschi e di un operaio modenese.

Uno sconosciuto attendeva che il colonnello Germano Salvi scendesse dal treno di Vignola a S. Donnino Nizzola, colpendolo ripetutamente con armi da fuoco e riducendolo in gravi condizioni.

La sera stessa una bomba veniva deposta sulla porta del “Caffè del Popolo” in via Canalino che successivamente esplodeva ferendo gravemente otto persone tra le quali sette militi della G.N.R.: due di essi decedevano al nostro Policlinico. L’ottavo ferito è la figlia sedicenne del proprietario dell’esercizio, la quale si trova tuttora degente al nostro Policlinico in gravissime condizioni.

Giorni or sono, tra le 5 e mezzo e le 6, due bombe deposte da delinquenti sconosciuti sul binario della ferrovia Milano-Bologna in località “Crocetta”, l’altra nel tratto Modena-Rubiera, esplodevano provocando il salto di qualche metro di rotaia …

Un altro ordigno esplodeva nei pressi di Zola Predosa sul tratto Casalecchio-Vignola … Alla stessa ora ordigni esplosivi sono stati posti nel giunto delle rotaie tra la Modena-Mirandola nei pressi di Albareto, tra la Modena-Vignola e sulla Modena-Sassuolo”.

Così commentava la “Gazzetta”: “Sono questi i “patrioti”? Gesta di delinquenti comuni. A cosa tendono questi signori? Credono essi, con queste forme terroristiche, di spaventare l’opinione pubblica o arrestare la marcia ascensionale dell’Italia, o fermare chi attende, con silenziosa disciplina, di ricostruire ciò che era stato distrutto, in una ventata di sinistra follia, dopo il 25 luglio? Errore … La via è duramente segnata e la morte non spaventa i mistici eroi della rinascita. Essa sarà percorsa fino in fondo, per l’onore e la dignità dell’Italia”.

Si continuano a confiscare i beni degli ebrei.

“Con decreto 4 c. m. il Capo della Provincia ha confiscato i beni appartenenti all’ebreo Osima Amedeo … i beni appartenenti agli ebrei Polacco Eugenio e Polacco Sergio … i beni appartenenti all’ebreo Campagnano Umberto”.

Rolando Bussi

bussirolando@gmail.com

(2, continua)
 

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