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Passioni di Modena: con Arte e Salute in scena Pirandello

Al Teatro delle Passioni “Fantasmi”, da stasera fino al 3 dicembre. Uno spettacolo diretto da Nanni Garella

MODENA. Al Teatro delle Passioni “Fantasmi”, da stasera fino al 3 dicembre riporta la maestria di Pirandello. Uno spettacolo diretto da Nanni Garella che nel 2001, insieme alla compagnia dei ragazzi psichiatrici di “Arte e Salute”, portò in scena per la prima volta l’opera. Il regista è molto contento di tornare con gli stessi attori di sedici anni fa, oggi cresciuti e più esperti.

Lo spettacolo “I fantasmi” è ripreso da quello che avete portato in scena 16 anni fa, cosa è cambiato rispetto al primo?

«Lo spettacolo è come quello che facemmo allora con la differenza che adesso la compagnia è composta solo da pazienti psichiatrici, non ci sono attori esterni, questa volta non recito neanche io, sono da soli sul palcoscenico. Devo dire che sono bravi e lo spettacolo è molto fascinoso. La storia racconta le vicende di questo gruppo di persone che si sono rifugiate in una villa provenienti da vite di esclusione, di abbandono che di questi tempi è un tema che sale alla ribalta in maniera prepotente. Ci sono tante vite disperse nel nostro mondo e qui curiosamente si riuniscono in un posto ai confini del mondo e fanno una specie di comune in cui hanno una vita molto spirituale e molto divertente fatta anche di sogni, desideri e rappresentazioni. È un mondo adatto anche per il nostro, ha un potere allucinatorio molto forte e la villa della Scalogna che ospita questi personaggi è l’ideale per questo».

Il cast è rimasto praticamente lo stesso...

«Si, abbiamo ripreso l’opera di 16 anni fa quando i miei ragazzi erano ancora alle prime armi e quindi la compagnia di attori che compare ad un certo punto in “Fantasmi” agli Scalognati che si sono rifugiati in questa villa era composta da attori esterni alla compagnia. Adesso che invece i miei ragazzi sono diventati davvero bravi e avendo a disposizione dei nuovi allievi che sono in formazione con noi, ho fatto fare i ruoli principali ai miei attori e praticamente si sono presi in mano la nuova compagnia di allievi e li hanno svezzati. Così ho fatto lo stesso lavoro del 2001 soltanto senza ricorrere ad attori esterni perché appunti i miei sono diventati bravi e quindi i nuovi allievi hanno potuto approfittare di questo “tutoraggio” svolto da pazienti come loro».

Lei afferma che nello spettacolo “Il ponte tra l’opera e gli attori è dato, in particolare, dalle “apparizioni” della lingua”. Di cosa si tratta?

«Sono apparizioni, i veri fantasmi, come dice Pirandello, sono quelli che abbiamo dentro, basta tirarli fuori per far vivere i nostri fantasmi. Le apparizioni che ci sono in questo testo sono mitiche, alle volte molto fantasiose, allucinatorie. Per questo sostengo che sono apparizioni linguistiche, abbiamo trasformato il mondo allucinatorio reale che per alcuni dei nostri pazienti è anche molto doloroso e faticoso in una sorta di allucinazioni del racconto quindi linguistiche».

Come è stato veder crescere e maturare, soprattutto a livello professionale, la compagnia?

“Io credo che l’esperienza, aldilà del teatro, sia proprio il lavoro. Una parola molto importante di questi tempi, il lavoro infatti non solo nobilita ma rende la persona indipendente e responsabile e per loro è una cura meravigliosa la responsabilità
del lavoro, non solo poter guadagnare dei soldi e quindi mantenersi che è fondamentale, ma per loro è il sistema per sganciarsi dal resto e poter costruire un progetto con risorse proprie. Per me sono la mia famiglia, sto con loro otto mesi all’anno e quindi c’è un forte legame».

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