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Modena, sessant’anni di storia italiana raccontati attraverso il ballo

In cartellone al Michelangelo “Le Bal” di Giancarlo Fares per la regia di Jean-Claude Penchenat   Musica e danza scandiscono i decenni per un viaggio dal 1940

MODENA. Da stasera a giovedì, alle 21, la stagione del Teatro Michelangelo prosegue con “Le Bal - L’Italia balla dal 1940 al 2001”, uno spettacolo di Giancarlo Fares per la regia di Jean-Claude Penchenat. In scena Giancarlo Fares, Sara Valerio, Alessandra Allegrini, Riccardo Averaimo, Alberta Cipriani, Manuel D'Amario, Vittoria Galli, Alice Iacono, Francesco Mastroianni, Davide Mattei, Matteo Milano, Pierfrancesco Perrucci, Maya Quattrini, Patrizia Scilla e Viviana Simone. Coreografie Ilaria Amaldi.

La pista di una balera pronta ad accogliere le coppie che di lì a poco riempiranno la sala. Un luogo d’incontro in cui uomini e donne cercano gli altri, in cui si va a passare i pomeriggi. Uomini e donne che provano emozioni vere tipiche del carattere di ogni essere umano, in primis rancore e gelosia che portano allo scatenarsi di una gara di ballo. Una competizione in crescendo, che porta ad un movimento accelerato e catapulta i personaggi negli anni ‘40.

Da questo punto parte la storia di “Le Bal”, attraverso una drammaturgia tutta fatta di musica, azioni, suoni e gesti, che accompagnano il susseguirsi dei decenni. Lo spettacolo percorre, a suon di musica, la storia del nostro Paese, passando per gli eventi salienti che hanno contribuito a plasmarla: la Seconda Guerra Mondiale, la Liberazione, il boom economico, le lotte di classe.

«È uno spettacolo senza parole legato alla gestualità - spiega il regista Giancarlo Fares - fatto da attori e non da ballerini e si parla di balli molto semplici, di quelli che si facevano nei locali senza costruzione coreografica come avviene nella danza ufficiale».

Si respira un po' l'aria delle vecchie balere?

«Assolutamente sì. È un format internazionale ed ognuno l'adatta al proprio Paese. La caratteristiche della versione italiana è che noi arriviamo fino al 2001 mentre all'estero ci si ferma intorno agli anni '80».

Che cosa ti ha spinto a portare in scena questo lavoro?

«Io adoro lavorare con la musica, con il gesto, con il corpo che è la peculiarità di quest'opera oltre a quella di poter lavorare con i giovani, che sono un grande patrimonio per il teatro».

È vero che hai ascoltato più di settemila canzoni per allestire lo spettacolo?

«Sono stato per quattro mesi ad ascoltare ininterrottamente musica. Abbiamo fatto una selezione iniziale di quasi 500 brani ed alla fine ne abbiamo scelto 38 che sono stati provati in sala dagli attori per vedere se erano funzionali allo spettacolo. Sono state scelte canzoni bellissime ma anche sono stati sacrificati brani di grandissimi autori. Purtroppo, ad esempio, non c'è uno dei miei autori preferiti che è Lucio Dalla. In compenso ci sono brani italiani davvero storici».

È vero che il ballo è terapeutico e che può persino fare ringiovanire?

«Io vengo da una famiglia di ballerini di sala e adoro ballare. Credo che il ballo faccia stare bene e lo dimostra il proliferare delle scuole in questo settore».

Chi ha visto lo spettacolo lo ha definito elegante, poetico e divertente.

«Lo è, perché è molto curato ed è una
caratteristica dei miei lavori. Ci tengo all'impeccabilità delle cose; poi è uno spettacolo poetico perché parla d'amore ed è basato sulla vita di coppia; infine è divertente perché mi piace fare divertire il pubblico. Una di queste coppie è idealmente quella formata dai miei genitori».

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