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Vernia al Michelangelo di Modena: io, famoso per caso

L’attore spiega il suo show fatto di monologhi, aneddoti, parodie e buona musica E ci sarà uno spazio «sui modenesi studiati da vicino prima di andare in scena»

MODENA. Per esaudire il desiderio dei suoi genitori ha preso una laurea in Ingegneria, a Milano ha avviato una brillante carriera da manager ma poi il mondo dello spettacolo ha cambiato radicalmente la sua vita. Stiamo parlando di Giovanni Vernia che oggi, alle 21, arriva al Teatro Michelangelo con lo spettacolo “Sotto il vestito, Vernia”. In questo show, fatto di monologhi, aneddoti, parodie e buona musica, Giovanni Vernia racconta, in modo esilarante, i disagi di un “famoso per caso” e svela chi c’è veramente sotto tutte le maschere a cui ci ha abituato, da Jonny Groove a Corona, da Mika a Jovanotti, da Pif a Fedez a Gianluca Vacchi. Una persona normale con le manie, i tic e i vizi che tutti abbiamo, ma con la voglia di riderci sopra.

Il tuo nuovo spettacolo ha debuttato circa un mese fa a Faenza. Puoi presentarlo al pubblico di Modena?

«Non è uno spettacolo semplicemente narrato, ma è come si entrasse in un film. Lo spettatore non si reca a vedere uno show, ma ne entra a far parte, ne viene avvolto, spaziando dalla musica, al canto, dalla parodia al ballo. Insieme a me sul palco c'è il maestro Marco Sabiu che ha già fatto un paio di Festival di Sanremo. Racconto tutto quello che mi ha portato ad essere quello che sono oggi».

Racconti la storia di un “famoso per caso”?

«È proprio così. Parlo anche dei disagi di uno che, da un giorno all'altro, viene fermato per strada per essere immortalato in una foto o firmare un autografo ai suoi fan. In tutte questo ci sono le mie passioni, soprattutto musicali, tanto è vero che sono diversi i cantanti che imito, tra cui Marco Mengoni e Jovanotti. Caratterizzo a modo mio alcuni artisti del panorama italiano».

È vero che se utilizzata bene l'ironia porta un messaggio molto forte?

«Certo. L'ironia arriva subito nella testa della gente. Rimane più impressa. Il pubblico è stanco di sentire messaggi troppo seri. Mettono malinconia».

Hai girato anche uno spot a favore dei nonni. Forse bisognerebbe pensare di più alle persone anziane.

«Quando me lo hanno proposto mi sono messo subito a disposizione tanto vero che lo spot lo veicolo su tutti i miei canali social. Questa cosa mi tocca anche da vicino perché ho due bimbi piccoli e senza i nonni della mamma non sapremmo come fare. I miei genitori purtroppo li ho persi molto presto».

Come studi i personaggi?

«Mi vengono spontanei e tutto nasce da un piccolo particolare. Poi li approfondisco proprio come un serial killer. Cerco anche di immaginarmi il mondo che c'è dietro ai personaggi che imito».

Perché il comico da molti viene considerato non un artista di primo piano?

«Forse dipende dal comico. Vi sono stati e vi sono grandissimi comici che hanno fatto la storia della comicità italiana».

Stai lavodando a qualche nuovo progetto?

«Ho iniziato, da circa una settimana, un programma a Radio Rds e sto preparando uno spettacolo in lingua inglese dove invito gli stranieri diventare italiani. Il tutto, naturalmente, in chiave comica».

Cosa pensi di Modena e del suo pubblico?

«Per abitudine
mi piace andare nelle città dove lavoro qualche giorno prima per conoscere il luogo e i suoi abitanti, anche per personalizzare lo spettacolo. Per esempio a Modena ci saranno circa quindici minuti dedicati ai modenesi. Al Michelangelo ci sono già stato ed è sempre un piacere ritornarci».

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