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Micheli, un uomo solo con una missione: far divertire il pubblico

 Ritorna Maurizio Micheli al Teatro Michelangelo di Modena con “Un uomo solo in fila (I pensieri di Pasquale)”

MODENA. Dopo aver aperto la passata stagione di prosa, alle 21 del 1 dicembre  ritorna Maurizio Micheli al Teatro Michelangelo di Modena con “Un uomo solo in fila (I pensieri di Pasquale)”, per la regia di Luca Sandri. Al pianoforte Gianluca Sambataro.

Un uomo solo. In fila. Una fila che non si sa quando è cominciata e quando finirà, in un luogo che non si sa bene cosa sia, in fila con altri esseri umani che aspettano di essere chiamati per conoscere il loro destino. Nel frattempo Pasquale, il protagonbista, pensa a tante cose: fatti, illusioni, speranze, inquietudini, canzoni scavate nella memoria, grattate dall'anima, riemerse come dal fondo di un mare “che si muove anche di notte”.

Micheli, protagonista è l'attesa?

«È così. C'è un uomo che rimane chiuso dentro gli uffici di Equitalia, ma non ricorda quando e perché è capitato in quel posto. Aspetta solo che arrivi il suo numero, ma crede che vi siano anche altri sfigati come lui ad aspettare. E mentre un impiegato suona il piano, Pasquale perde nei suoi pensieri e traccia una specie di bilancio della sua vita».

Inventi e interpreti uomini comuni?

«Più o meno è così. Mi piace raccontare storie di gente qualunque che spesso si scontra con il Potere. In questo caso un Potere misterioso. Nella scena vi sono tante sedie vuote, ma in realtà sono piene di persone rassegnate che aspettano di essere chiamate. È un po' la metafora della vita dove si aspetta sempre il proprio numero».

Pasquale è un uomo solo?

«Non ha una fede, non ha un partito politico. Se uno ha una fede o un partito si sente meno solo in uno spazio kafkiano dei tanti uffici italiani. Oggi le ideologie sono finite, non ci sono più valori. Solo l'attesa con il desiderio di fuggire via».

Lo spettacolo si sofferma sulle realtà di oggi, come ad esempio la disuguaglianza provocata dalla miseria e dalla ricchezza.

«C'è una frase fondamentale che io dico nello spettacolo: i soldi non sono la cosa più importante, perché vi sono cose molte più importanti dei soldi, ma per averle ci vogliono un sacco di soldi. Se ricordo bene, la disse Groucho Marx».

È vero che per realizzare questo spettacolo ti sei ispirato al cabaret come si intendeva una volta?

«Esatto. Il cabaret è una cosa seria, è un teatro di sintesi. Il cabaret una volta era un teatro di satira sociale, di costume e letteraria. Una forma abbastanza colta di teatro però sintetico, con pochi attori e con una scenografia ridotta al minimo. Anche io in scena uso solo dei cappelli».

È stato scritto che sei l'ultimo “brillante” del teatro italiano, capace di rendere comico anche il tragico.

«Diaciamo che siamo rimasti in pochi a fare il teatro comico. Bisognsa essere credibili fino in fondo come personaggi, specialmente nella commedia».

Hai fatto notare che oggi il mondo è dominato dal web, un mostro che è diventato il nostro padrone.

«Il web è una cosa bella che permette a tutti di dire delle cose. A volte però diventa un pericoloso. È un'arma al doppio taglio e bisogna stare attenti. Io lo uso poco».

Un tuo pensiero sul pubblico di Modena,

visto che vieni spesso al Michelangelo.

«È un pubblico caldo che sta a sentire, ha voglia di partecipare e di ridere. Chi viene a vedere lo spettacolo vuole soprattutto divertirsi. Ho questa piccola missione».

Nicola Calicchio
 

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