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Modena, dal carcere al palcoscenico, detenuti-attori per “Ubu Re”

Al Teatro dei Segni da questa sera lo spettacolo creato col Teatro dei Venti Il regista Stefano Tè: «Un progetto coinvolgente, che va oltre i pregiudizi»

MODENA. Debutta oggi alle 21 al Teatro dei Segni, in via San Giovanni Bosco 150, lo spettacolo "Ubu Re", ultimo capitolo della ricerca artistica della compagnia Teatro dei Venti in Carcere, che sarà in replica anche domani e il 9 dicembre, sempre alle 21, e il 10 dicembre alle 18.

«Per tre giorni a settimana attiviamo i nostri laboratori permanenti di teatro nel carcere di Castelfranco e in quello di Modena» dice Stefano Tè, regista dello spettacolo. «Il lavoro con questi attori-detenuti va avanti da anni e prescinde da un progetto specifico e da qualunque finanziamento. Per noi è un'occasione di crescita artistica».

Questo spettacolo è realizzato in collaborazione col Coordinamento Teatro Carcere dell'Emilia Romagna. Di cosa si tratta?

«Il Coordinamento tiene insieme tutte le realtà regionali che si occupano di teatro in carcere. Ad unirci c'è la volontà di condividere quest'esperienza dal punto di vista artistico, senza alcuna velleità terapeutica o volontaristica. Ogni tre anni il coordinamento sceglie un tema. In questo triennio si è deciso di lavorare sull' "Ubu Re" di Alfred Jarry, testo d'avanguardia di fine '800 anticipatore del surrealismo e del teatro dell'assurdo. Qui noi abbiamo scelto un'ambientazione contemporanea, riducendo all'osso il testo originario e spostando l'attenzione sul piano fisico del corpo e dello sguardo».

In che modo questo spettacolo si inserisce nella rassegna "Trasparenze"?

«Quest'anno abbiamo scelto di lavorare in residenza, permettendo a varie realtà di occupare artisticamente gli spazi del Teatro dei Segni. Così è stato per i detenuti, che sono venuti tutti i giorni a teatro per le prove. La rassegna si prefigge di esaltare la qualità artistica delle produzioni, oltre al loro valore etico e politico».

Come è stato scelto il cast che andrà in scena?

«Per tutelare il valore artistico del lavoro svolto, abbiamo scelto persone capaci di lavorare in coralità insieme a quattro attori professionisti della compagnia Teatro dei Venti. Con alcuni detenuti si è consolidata una collaborazione tale da portare ad una consapevolezza quasi professionale. Solitamente lavoriamo con chi è all'inizio di un percorso di riavvicinamento alla vita esterna dopo una lunga detenzione. Il teatro "sblocca" le emozioni. Sono persone fragili, l'impatto col mondo esterno non è semplice: alcuni non uscivano da sette anni. Abbiamo scelto di inquadrarli come allievi attori, con un contratto di lavoro e una retribuzione. È un forte segnale politico e sociale: molti di loro hanno un contratto di lavoro per la prima volta nella vita».

Che cosa rappresenta per un regista come te quest'esperienza?

«Per chi vive di teatro è un'inesauribile fonte di ispirazione. Sicuramente mi ha dato la possibilità di riflettere sui concetti di colpa e

di destino e mi ha insegnato ad essere radicalmente libero da pregiudizi. L'arte costringe le persone a stare a contatto, a guardare, a condividere la bellezza».

Info e prenotazioni: biglietteria@trasparenzefestival.it - 345 6018277 - www.trasparenzefestival.it
 

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