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Buccirosso al Michelangelo: «Con un po’ d’ironia affronto ll’omofobia»

L'attore spiega “Il pomo della discordia”, in scena sino al 14 dicembre al teatro modenese. Con lui in scena Maria Nazionale

MODENA. Dopo il successo riscosso lo scorso anno con lo spettacolo “Una famiglia quasi perfetta”, ritorna al Michelangelo, da oggi a giovedì alle 21, Carlo Buccirosso con la nuova commedia “Il pomo della discordia”, insieme a Maria Nazionale. Reduce dal successo cinematografico di “Ammore e malavita” dei Manetti bros, Buccirosso è qui nella triplice veste di autore, regista e interprete. La commedia, in due atti, attualizza il mito greco del pomo della discordia per affrontare il drammatico tema dell’omofobia. La storia di Eris, dea della discordia, che creò dissapori e contrasti tra tutti i presenti a un banchetto al quale non era stata invitata, diventa la metafora della festa di compleanno organizzata a sorpresa per Achille Tramontano e all’insaputa del padre Nicola, perché questi finge di non sapere dell’omosessualità del figlio e fatica ad accettarne la scelta.

«A capo di una normale famiglia benestante, il mio personaggio Nicola - spiega Buccirosso - è rammaricato dei gusti sessuali del figlio e, non riuscendo ad accettare la situazione, si inalbera, trovandosi così solo contro tutti, a partire dalla moglie Angela che difende a spada tratta Achille. Con questa storia volevo dimostrare come può essere umana la paura di un padre: anche io potrei reagire come lui, senza per questo essere omofobo».

L'omofobia, nonostante tutto, è ancora tabù per molti...

«In questo spettacolo si evidenzia la mancanza di dialogo tra un padre ed un figlio su un problema molto importante. E se un figlio è già frustrato nella sua famiglia il rapporto con la società diventa più difficile».

Lei tratta sempre temi delicati anche se con ironico.

«L'ironia è una conseguenza. Se vuoi mettere in scena un problema così grande, così serio, così attuale, credo che ci sia poco da scherzare perché la cosa è grave. Allora se non c'è l'ironia è difficile per il pubblico restare sereno. L'ironia è una delle chiavi, delle mie armi ma dovrebbe essere così per tutti i lavori teatrali. Anche nella vita se non c'è un minimo di ironia tutto rischia di diventare pesante».

Ha detto che con questa storia voleva dimostrare come può essere umana la paura di un padre.

«È così ed è questo l'aspetto fondamentale dello spettacolo. L'omofobia viene usata con un solo senso, come odio nei confronti degli uomini. Invece nella realtà l'omofobia vera è la paura di diventare omosessuali. È una cosa umana, soprattutto dal punto di vista di un padre».

Nello spettacolo ci sono anche momenti musicali e balli.

«La commedia è molto divertente con momenti di grandi emozioni e di grandi riflessioni intervallati da situazioni tragicomiche. Il momento ballato è involontario, nel senso che c'è una festa a cui non partecipa il padre. Una festa dove ci sono esibizioni di canto e di danze».

Lei è reduce dal successo cinematografico “Ammore e malavita”.

«Si tratta di una commedia musicale e al cinema non mi era mai capitata una cosa del genere anzi, solo una volta. La rifarei se dovesse capitare. Mi sono divertito tanto anche perché è stato un ruolo completamente nuovo».

Ha

anticipato il Natale con il film “Caccia al tesoro”.

«Tra poco uscirà di scena visto che è partito a novembre. Adesso i film durano due o tre settimane. Diciamo che ho apparecchiato l'antipasto di Natale. Per le feste quasi mai escono miei film nelle sale».
 

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