Quotidiani locali

Minuto per minuto, le bombe sulla caserma Santa Chiara

Adamo Pedrazzi, bibliotecario, è testimone dell’incursione aerea sulla città

Segue da pag. 23

Compiono un secondo giretto e si allontanano. Dico tra me: hanno in animo di mettere a segno un colpetto, ma trattandosi di caccia, siano pure bombardieri, sarà il male di qualche spezzone, invece … chi lo prevedeva? Siamo al terzo giro, ed ecco che il primo apparecchio sgancia due bombe che cadono in pieno su di un fabbricato cittadino. Uno schianto poderoso che ha fatto tremare gli edifici, compreso il solido Palazzo dei Musei, e nella sala dove io mi trovavo tutte e tre le finestre rovesciano sull’impiantito le loro estese vetrate. Io mi trovo ai lati due cumuli di vetri i quali fortunatamente non mi hanno toccato …

Allo schianto fanno seguito strida e urli. I vecchioni si erano diggià rifugiati nei capaci vani del cantinato, e i pochi impiegati che stavano nella sala di lettura accanto alla mia fuggono al pianterreno del Palazzo ove diggià si sono radunati coloro, e sono parecchi, che hanno ospitalità nel capace Palazzo dei Musei … sto pensando alle conseguenze di codesta incursione, lontano le mille miglia dal pensiero che dessa non fosse giunta al suo termine, ma ecco che odo il rombare di un secondo apparecchio che a sua volta sgancia il suo deposito di bombe. Nuovo scotimento dell’edificio e nuovo fragore di vetri che se ne vanno; si tratta, questa volta, della grossa vetrata della sala di lettura della Biblioteca Poletti.

Il fracasso è stato maggiore del primo, perciò m’è d’uopo concludere che il luogo colpito da questa seconda copia di bombe è più vicino che non fosse l’altro al nostro edificio.

Mi accingo a scendere, ma … nuovo rombare e nuovo schianto di bomba che scoppia … Mi affaccio sul cortile e scorgo a mezzogiorno del campanile di S. Agostino una nerissima colonna di fumo che sale vorticoso e denso. Si tratta del tritolo contenuto nella bomba la quale perciò è di grosso calibro. Penso che il fabbricato colpito sia quello detto di S. Chiara da tempo adibito a caserma – intitolata a Ciro Menotti – oggi occupata da un reparto di una Brigata Nera … Appena sceso … vedo l’affollamento proprio delle grandi calamità: gente che pare inebetita corre di qua e di là, interroga, impreca, si sbanda senza sapere esattamente quel che si cerca; altri che si dirigono all’Ospedale per soccorso e sono i primi feriti leggeri; e le barelle che iniziano il loro via vai di dolore col peso sanguinante di qualche ferito sono purtroppo molte.

Compaiono diggià le prime vetture della Croce Rossa ed un grosso automezzo militare fa la spola tra la Caserma Menotti e l’Ospedale, poiché effettivamente codesto fabbricato è stato colpito in pieno da un gruppetto di bombe.

Ma non è il solo: altre case di civile abitazione sono state colpite in sulla via Carteria all’angolo con vicolo Coccapani. Cerco di andare sul posto infilando la via S. Agostino, ma … mi incontro coi portatori di una barella recante una donna ferita …

Continuo il passo sul vicolo, ma appena incrociata la Rua del Muro trovo che il vicolo è interamente ostruito dalle macerie delle case distrutte. È un cumulo enorme, il che fa credere che la devastazione sia enorme. Tornato sulla Rua, mi porto alla Caserma S. Chiara, incontrandomi con molti convogli recanti i numerosi feriti. Alcuni sono orribilmente sanguinanti, irriconoscibili, altri sono quasi denudati.

Il palazzo ha, apparentemente, la sua facciata sulla Rua del Muro quasi intatta, un leggero gonfiore ne turba la bella linea ritta, ma nella parte posteriore la grande parete è scomparsa dal tetto sino a metà dell’ammezzato. La bomba, od il gruppo di bombe, scoppiata al centro del fabbricato l’ha completamente svuotato.

Le case d’attorno anzi antistanti sono gravemente danneggiate compresa la canonica e sagristia di S. Barnaba. Quest’ultima è caduta per metà.

Il terzo teatro d’azione per le belle prodezze degli aviatori Anglo-Americani è stata una casa popolare nel rione di via Riccoboni. È stata sventrata da cima a fondo e purtroppo si hanno a lamentare parecchi morti.

Compiuto il mio doloroso viaggio ritorno sul Piazzale di Sant’Agostino perché ivi v’è il polso che batte con maggiore violenza, perché è in cotesto luogo che si accentrano i miseri che sono stati colpiti, sia se semplicemente feriti, ché li riceve l’Ospedale Civile, sia se morti, ché in tale caso v’è la chiesa omonima che apre i suoi battenti e per la quarta volta si trasforma in obitorio. Sono diggià giunte le prime salme: una donna e due uomini. Purtroppo la via Crucis sarà lunga assai … poiché molti sono i morti che stanno sotto le macerie.

L’opera di sgombero è febbrile: pompieri, uomini dell’U.N.P.A., militari, tutti sono all’opera ma, specie nel rione di vicolo Coccapani, detta opera è necessariamente lenta, perché non v’è spazio per lavorare e perché il cumulo dei rottami s’è fatto montagna. Si pensi che il vicolo Coccapani da Carteria a Malatesta è ostruita da una compatta coltre di detriti per l’altezza di circa cinque metri. Si teme che in quel vicolo transitasse gente in quel momento … Pure nella osteria di via Carteria angolo Coccapani v’era gente parecchia e così pure nell’opposta trattoria detta della Terrazza.

Del primo fabbricato non rimane traccia, del secondo, è ritto e pencolante un solo angolo che sta per cadere da un momento all’altro.

L’intero lato delle case Montecuccoli prospiciente sul vicolo Coccapani ha la fronte sfasciata sino all’altezza dell’ammezzato, ma internamente l’abitato è tutto una rovina … Mi giunge notizia che da alcuni punti delle case di via Carteria si odono invocazioni da parte dei sepolti, il che spinge i lavoratori a raddoppiare la loro fatica pur di giungere in tempo … L’odissea dei feriti continua ed è numerosa. Sono oltre cinquanta quelli che sono giunti all’ospedale sia con mezzi propri sia con barelle, dei quali una trentina trattenuti perché gravi. Su codesti la morte ha posto ipoteca e non la scamperanno: si parla diggià di cinque o sei morti tra i medesimi”.

Quattro giorni dopo, il 22 aprile, Modena
sarà liberata.

P. S.

Come il lettore può immaginare, le fotografie di quel tragico bombardamento non esistono. Cominciamo perciò ad anticipare le immagini della liberazione di Modena.

Rolando Bussi

bussirolando@gmail.com

(6, continua)

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