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Virtuosismi e sorrisi. La serata spagnola incanta il Comunale di Modena

Splendida serata al Comunale con un programma tutto ispirato al folklore iberico. Ad aprire le danze è stato il “Capriccio spagnolo” op. 34 di Nikolaj Rimskij-Korsakov che segnò il ritorno...

MODENA. Splendida serata al Comunale con un programma tutto ispirato al folklore iberico.

Ad aprire le danze è stato il “Capriccio spagnolo” op. 34 di Nikolaj Rimskij-Korsakov che segnò il ritorno del musicista alla composizione, insieme ad altri due capolavori sinfonici dello stesso periodo: “Sheherazade” e “La grande Pasqua russa”.

Il “Capriccio” offre all’orchestra l’opportunità di mostrare il proprio virtuosismo e il direttore Volodymr Sheiko ha sfruttato appieno le suggestioni della ricca partitura evidenziando, specialmente nel “Fandango” asturiano conclusivo e nella frenetica “Alborada” iniziale riproposta, la bellezza del suono e l’agilità dell’orchestra ucraina, con prime parti a livello concertistico.

Successivamente s’è ascoltato la “Zingaresca op. 20 per violino e orchestra” di Pablo De Sarasate, capace d’articolare nelle sue composizioni tutte le possibili potenzialità strumentali del violino. La “Zigeunerweisen op. 20” è in pratica un’Aria tzigana nell’impostazione melodica e nell’atmosfera tratteggiata dal dialogo tra violino e orchestra e pare che a De Sarasate l'idea venne durante una sua visita a Budapest, nella primavera del 1877, dove incontrò Liszt e poté ascoltare le musiche eseguite dai complessi gitani. Il violino di Stefan Milenkovich ha incantato il pubblico, non solo per il conosciuto e apprezzato virtuosismo, ma soprattutto per il canto iniziale d’intensa dolcezza che la sua arte ha saputo esprimere.

Con la “Carmen Fantasy op. 25 per violino e orchestra”, ancora di Pablo De Sarasate, il pubblico è approdato a temi conosciuti che hanno reso l’ascolto ancora più emotivamente partecipato. Gustosissima la celebre Habanera che Sarasate arricchisce di variazioni con un virtuosismo sempre più accentuato.

Dopo la “Chanson”, che Carmen canta per schernire il luogotenente Zuniga, la “Seguidilla”, con ampio uso di pizzicati, trilli e glissandi, la conclusione è affidata a quella “Chanson bohème” che nell’opera inizia il secondo atto e che Sarasate trasforma in una percorso ad ostacoli per il solista. Con grande sicurezza, Milenkovich ha dato prova della sua entusiasmante bravura. D’altro canto, non ci si esibisce a 10 anni per i presidenti delle due superpotenze mondiali se non si è destinati all’olimpo del concertismo. Il pubblico ha omaggiato il solista chiamandolo sei volte alla ribalta e Milenkovich, che s’è dimostrato anche persona umile e di gran comunicativa, ha ripagato il lungo applauso con l’Allemande dalla Partita in Re minore n.2 di Bach e con il Capriccio Op. 6 di Fritz Kreisler. I bis non sono proseguiti, poiché il concertista ha simpaticamente informato il pubblico che la pizzeria chiudeva alle 10,30 e, accompagnato da un tifo da stadio, ha lasciato il palcoscenico!

Il concerto è entrato nella seconda parte con le “Tres danzas españolas” di Enrique Granados e i due affreschi di Glinka, “Notte d’estate a Madrid ouverture spagnola n. 2” e “Capriccio brillante sulla Jota aragonese, ouverture spagnola n.1”. Magnifico esempio di colori, profumi e fuoco di passione, già durante la vita di Granados alcune danze erano conosciute ovunque, come la “Jota aragonese” e “Kamarinskaja” di Glinka, che l’autore russo compose nel 1844 durante un suo viaggio in Spagna. Per non essere da meno di Milenkovich, anche il direttore Volodymr Sheiko ha concesso ben
tre fuori programma e la serata s’è trasformata in un “Concerto degli Auguri”. Tra cori e battute di mani a tempo, in stile Marcia di Radetzky a Capodanno, l’orchestra ha eseguito “Fiddle, Faddle” di Leroy Anderson e il pubblico ha lasciato il “Pavarotti” con un sorriso a trentadue denti.

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