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Modena, Fontana e Zannier una corrispondenza in “buste d’artista”

Sorprende Franco Fontana con la mostra intitolata “Mail Post Pop Dada 1994 - 2017” allestita a Firenze a Palazzo del Pegaso, in via Cavour

FIRENZE. Sorprende Franco Fontana con la mostra intitolata “Mail Post Pop Dada 1994 - 2017” allestita a Palazzo del Pegaso, in via Cavour. Non fotografie ammirate nelle cinquanta collezioni di Musei di tutto il mondo, e nelle oltre quattrocento rassegne, tra personali e collettive, in gallerie private e spazi pubblici, ma la corrispondenza tra l'artista modenese e Italo Zannier, ritenuto tra i più grandi storici della fotografia.

Un “carteggio”, realizzato in circa un quarto di secolo, fatto di lettere, inviate da tutto il mondo per posta, da Fontana al suo amico critico. Lettere con buste particolari, “nutrite” di collage, fotomontaggi e disegni originali. Materiali inediti, estremamente eterogenei: scarti di immagini diverse, pezzi di giornali ritagliati con cura, cartoline, disegni, parole e frasi scritte anche dallo stesso Fontana, foto, elementi di pubblicità, francobolli, in accostamenti e aggregazioni singolari, di massima libertà espressiva, ma anche di rottura di ogni aspetto di formalizzazione tradizionale, di cui dà conto la mostra fiorentina.

Fontana pare promuovere un'idea di arte totale, indeterminata, di strettissimo rapporto tra arte e vita, con disincanto e una saporosa ironia che gli appartiene anche nella vita quotidiana. Fa appello alla fantasia, con una certa rapidità di visione, con uno spirito neodadaista che percorre le immagini di connotazioni trasgressive e provocatorie, capaci di mantenere una indipendenza individuale e allo stesso tempo relazioni reciproche tra i generi artistici, compresa la cultura pop.

«Anche la Pop Art, infatti, sembra venire qui ricordata e offerta - nota il filosofo Massimo Donà - ad una rideterminazione fantasmagorica tanto radicale da riuscire a demitizzare finanche le non mai abbastanza ironiche icone allestite da Warhol o Lichtestein».

La sua originalità risiede nel carattere irriducibile della sua dilatante e simultanea rappresentazione delle cose che hanno una ironica carica eversiva, una intenzione innovativa attraverso un sistema di rapporti di immagini, come frammenti di sottili trame di corrispondenze e di senso.

Immagini alle quali Fontana guarda con un atteggiamento di giocosa benevolenza, stabilendo inattesi rimandi tra storie differenti, in un gioco abile di rimandi con scatti bizzarri e accostamenti inattesi, azzardati, con esplodenti notazioni di iconografia e scrittura interdisciplinare. Una operazione di sensibilità e incomparabile modulazione che gli consente di meravigliarsi di fronte a tutto, in un codice di strutture linguistiche entro il quale muoversi per assicurare all'arte la spinta indispensabile alla propria continuità e sopravvivenza.

Così ogni “busta d'artista” (ce ne sono 180 e molte sono trasformate in enormi pannelli) nelle teche riesce a sorprendere e a manifestare, tra rappresentazioni di tagliente arguzia e di gusto persino caricaturale, molti aspetti segreti del rapporto del maestro con Zannier che ha curato la mostra.

Esposte solo una decina di fotografie dedicate al paesaggio toscano, quasi a voler ricordare la vera attività di Fontana, maestro del clic che, con questa esposizione, mette in luce come il linguaggio visivo possa muoversi in direzione di una singolare forma di reinvenzione, in una analisi di analogie e di contrasti, di tutti i recuperi di immagini, pure con i mezzi che non sono peculiari al suo consueto lavoro.

Piace scoprire il bisogno di novità a cui Fontana si abbandona, con divertimento, completamente in una pollulazione iconografica, facendo appello al suo spirito d'avventura, con sguardi al Dada, Fluxus, Mail Art, Futurismo, Nouvea Réalisme, Pop Art.

La mostra, promossa dal Consiglio regionale della Toscana, resterà aperta fino al 28 gennaio (dal lunedì al venerdì 10-12, 15-19). È accompagnata da un libro d'artista, molto singolare

(una cartella di grande formato con 10 fogli sciolti, testo critico di Donà) a tiratura limitata, pubblicato da Fratelli Alinari, Fondazione per la Storia delle Fotografia, che hanno organizzato e prodotto l'evento.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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