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“L’anima in fabbrica”,  storie di preti operai nel libro della Vitale

Il volume della scrittrice viene presentato al centro culturale Ferrari di Palazzo Europa

MODENA. Nell’ultimo secolo la chiesa è riuscita in ondate successive ad allontanare gruppi sempre più numerosi di credenti: alla fine del 700 gli illuministi intellettuali che cominciavano a ragionare di scienza e libera ricerca; agli inizi del 900 i braccianti socialisti; nel 68 i giovani della contestazione e le donne del femminismo; e poi chi usava il contraccettivo, chi divorziava e chi abortiva. E le unioni civili, i gay. Ultima fetta che se ne è andata sono i giovani, silenziosamente dopo la chiesa dell’obbligo come diceva un ragazzo, non si fanno più vedere. Ma la ferita più profonda fu quella inferta dopo la guerra. Già l’adesione al fascismo della gerarchia aveva scandalizzato gran numero di credenti; ma nel 1948 Pio XII scomunicò i comunisti ‘marxisti e atei’, in verità perché lottavano contro il padronato alleato con la chiesa e la democrazia cristiana per ottenere i loro diritti in fabbrica e in campagna: martello e falce. E’ in questo contesto che dopo il Concilio e la contestazione giovanile e operaia, nasce il “fenomeno” dei preti operai. Un prete, l’uomo del sacro, dalle parole magiche che trasformano il pane e il vino, che perdonano i peccati; non solo predica la povertà, ma fa un gesto rivoluzionario altamente simbolico ed evangelico. Scende dal piedistallo e condivide la sorte di ogni uomo sporcandosi le mani consacrate che vengono ‘riconsacrate’ al contatto del lavoro. Si fa povero, si guadagna il pane non con le offerte delle benedizioni e delle messe ma con le sue mani.

Proprio a questa realtà, particolarmente sviluppata proprio nelle nostre zone, è dedicato il libro “L’anima in fabbrica, storia, percorsi e riflessioni dei preti operai emiliani e lombardi (1950-1980” scritto da Giuseppina Vitale che verrà presentato oggi, 9 gennaio, alle 18, al centro culturale Ferrari di Palazzo Europa in via Emilia ovest 101. La Vitale apre con la sua ricerca una nuova prospettiva interpretativa su un’importante pagina della nostra storia recente. Vittorio fa i turni di notte come fuochista; Angelo fa il contadino; Sandro lavora in una carrozzeria; Giuseppe fa il tornitore; Pietro il commesso; Paolo il ceramista; Giorgio il camionista ecc. Senza rinunciare ad essere cristiano e prete. Non dice la messa in fabbrica ma la sera e la domenica, incontra gruppi e celebra la messa. E’ un’aperta contestazione della classe di appartenenza, il clero italiano protetto e foraggiato dal concordato fascista del 1929. Il prete operaio non fu solo un fenomeno di ingenui visionari ma una scelta profetica che poteva tracciare una strada per un nuovo modo di essere presbitero: laico, sposato, lavoratore. Una possibilità inedita di dialogare con un mondo allontanato dal messaggio evangelico compromesso proprio dal comportamento della chiesa e di tanti cristiani. La ricostruzione storica presente nel libro si basa su un’ampia documentazione, prevalentemente inedita, proveniente da vari fondi dell'Archive du Prado di Limonest (Lione), dell'Archive historique du diocèse de Paris, dell’Archivio Storico Diocesano di Milano, del Centro Culturale Francesco Luigi Ferrari di Modena, degli archivi privati dei sacerdoti Giuseppe Dossetti jr (Reggio Emilia) e Luigi Consonni (Milano); della Comunità di Bdel Villaggio Artigiano (Modena). Giuseppina Vitale è dottoressa di ricerca in Scienze umanistiche all’Università di Modena e Reggio nel 2016, ha curato la sezione “Archivio storico” della rivista on-line dei preti
operai italiani (home.pretioperai.it). Collabora con “Micro Mega” per la sezione “L’altra Chiesa” ed è ricercatrice del Laboratorio sui movimenti negli anni Settanta a Modena, presso l’Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Modena.



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