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Modena, Marco Bianchi: «Cibo e salute la mia guida autobiografica»

Il ricercatore e scrittore presenta l’ultimo libro “Cucinare è un atto d’amore” «A tavola - dice - serve equilibrio; mangiamo usando la testa e non la pancia»

MODENA. Domani, 14 gennaio, alle 17.30 presso il Forum Monzani il food mentor Marco Bianchi presenterà il suo ultimo libro “Cucinare è un atto d'amore”, edito da HarpersCollins. Diplomato come Tecnico di Ricerca Biochimica presso l’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” di Milano, Bianchi ha iniziato a lavorare all’Istituto FIRC di Oncologia Molecolare. L’incontro più importante della sua vita professionale è stato nel 2008 con Umberto Veronesi e la sua Fondazione, con cui collabora da anni come divulgatore scientifico. «Una volta scrissi a Veronesi e gli chiesi di conoscerlo per confrontarmi con lui su una serie di temi scientifici che mi erano a cuore. Essendo un uomo che non si perdeva nell'agenda, ha accettato e tra noi è nato una sorta di amore platonico. Lui sosteneva che per fare il ricercatore è necessario essere curiosi e vivere con un pizzico di irresponsabilità; ho fatto mio questo assunto che mi ha permesso di coltivare la mia passione».

Come nasce questa attenzione per il cibo?

«Durante il mio lavoro di ricerca mi sono appassionato allo studio del legame tra evoluzione della malattia e stili di vita, che include le scelte alimentari. Dal connubio con la mia passione infantile di frequentare le cucine di famiglia è nato questo modo di trascorrere il tempo, spadellando».

Quando ha deciso di mangiare sano?

«Sono stato un adolescente in sovrappeso che, a un certo punto, ha scelto di migliorare il proprio aspetto fisico».

Com'è questo suo quindicesimo libro?

«Quello pubblicato da HarpersCollins è un libro fotografico e ha al suo interno molto di me; ho aperto le porte della mia casa e soprattutto della mia dispensa. Si può considerare una sorta di autobiografia scientifica. All'interno è organizzato per studiare bene un menu e costruirlo alla perfezione. I contributi fotografici sono in gran parte presi dai miei social, oltre ad alcuni scatti di Alex Alberton e Silvia Pellegrinato».

Da quale tradizione culinaria prendono le mosse le sue ricerche?

«Da milanese sono cresciuto con la cucina lombarda, dove regna una buona quota di grassi. È stato difficile apportare modifiche alla tradizione, ma sono soddisfatto del lavoro che ho svolto anche a livello familiare, si può trovare lo stesso gusto con scelte più sane».

Che consigli darà al pubblico modenese che verrà ad ascoltarla?

«La parola chiave è equilibrio. Bisogna imparare a non avere un atteggiamento ossessivo-compulsivo a tavola. Il consiglio in assoluto è quello di introdurre più vegetali nella propria dieta e ridurre il consumo di carni rosse. Si deve preferire il piatto unico, alternando le fonti proteiche e grasse che la dieta mediterranea ci mette a disposizione».

In televisione ha partecipato a varie trasmissioni e ha condotto per FoxLife tre docu-reality dedicati al percorso di adulti e bambini in sovrappeso verso una sana alimentazione. Che modello propone?

«Dobbiamo imparare a mangiare più con la testa che con la pancia,

ragionando su ciò che mettiamo nel piatto ogni giorno. Si può fare gradatamente, trovando delle alternative gradevoli, senza rinunciare completamente ai condimenti o dover diventare necessariamente vegani o vegetariani. La cucina non deve mai essere punitiva».


 

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