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“L’estranea di casa” sul palco s’indaga la realtà delle badanti

MODENA. Oggi, alle 18, al Teatro Drama di via Buon Pastore 58, va in scena “L'estranea di casa”, dedicato alle donne bandanti e ai loro figli. L’estranea di casa è un ossimoro. Come dire: certo è di...

MODENA. Oggi, alle 18, al Teatro Drama di via Buon Pastore 58, va in scena “L'estranea di casa”, dedicato alle donne bandanti e ai loro figli. L’estranea di casa è un ossimoro. Come dire: certo è di casa, ma non lo è. È dei nostri, ma non è vero. In scena Luminitia, badante rumena, ovvero cuoca, cameriera, infermiera, babysitter, confidente, insomma una persona. L’anziana (l’assistita) ha bisogno delle sue cure ma è restia ad avere una donna che invade il suo spazio. Mariangela (figlia dell’assistita) l’accetta di buon grado ma è tormentata dal rimorso per dover delegare ad altri un rapporto d’affetti. Infine Cùlin, il figlio piccolo di Luminitia, il bambino cresciuto al telefono tra favole e promesse. Orfano di una madre viva. Ma non è solo la voce di Luminitia che porta in scena la brava Raffaella Giancipoli, per la compagnia Kuziba/Bottega degli Apocrifi, è la voce di tante che partono di notte sui pulmini stracarichi per aiutare le loro e le nostre famiglie a vivere meglio. Un coro di voci che prende corpo nel buio delle notti, prima le notti rumene passate nel dubbio della partenza, poi quelle nel corso del viaggio, con la paura alle frontiere e poi le notti italiane, lunghe e senza pace per i propri tormenti e quelli dei vecchi da accudire. Questi contano le malattie e gli anni che passano e le giovani donne quelli che perdono, lontano da casa, a cullare la loro vecchiaia. Luminitia fa sempre lo stesso sogno: va all'aeroporto a prendere i suoi figli che la raggiungono in Italia e loro non la riconoscono, cercano la madre, l’allontanano, la mandano via. «Sostenere il suo progetto - dicono gli autori - è stato naturale, perché esplorava la quotidianità del vivere insieme nonostante la lingua, le speranze, la religione, l’abbigliamento; come se le lingue si potessero imparare, il colore fosse solo un colore, le ricette si potessero scambiare, di religione si potesse parlare e ognuno
fosse libero di vestirsi come meglio crede». Da citare i video di animazioni che sono di Beatrice Mazzone, lo spazio scenico curato da Bruno Soriato, il disegno luci Tea Primiterra e l’assistenza alla regia di Annabella Tedone. Regia Raffaella Giancipoli. Info 059/7872766 – 328/1827323.

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