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Modena. “Venere in pelliccia”: il Masoch di Malosti appassiona e diverte

Pluripremiato in America, sta ora conquistando il pubblico dei teatri italiani. Si tratta di “Venere in pelliccia”, di David Ives, per la regia di Valter Malosti, in scena al Teatro Michelangelo

MODENA. Pluripremiato in America, sta ora conquistando il pubblico dei teatri italiani. Si tratta di “Venere in pelliccia”, di David Ives, per la regia di Valter Malosti, in scena al Teatro Michelangelo di Modena da domani a giovedì, alle 21.

Protagonisti lo stesso Valter Malosti con Sabrina Impacciatore. Thomas Novachek è regista e autore di una nuova commedia ed è alla disperata ricerca di una protagonista per il suo adattamento del romanzo” Venere in pelliccia” (Venus im Pelz, 1870) dell’austriaco Leopold Von Sacher-Masoch. La trama è nota. Alla fine di una giornata di inutili audizioni troviamo Novachek al telefono che si sta lamentando della inadeguatezza delle attrici: nessuna di loro possiede lo stile necessario per il ruolo da protagonista. Improvvisamente, fuori tempo massimo arriva come un uragano Wanda Jordan. Su tacchi altissimi, vestita in modo volgare, apparentemente inadeguata e fuori parte, costringe il regista a farle un’audizione. Si scatenerà di fronte a Thomas un vortice di energia, sfrontatezza e ambizione, Wanda è disposta a pagare qualsiasi pegno e a compiere qualsiasi metamorfosi pur di venire ingaggiata per la parte della sua quasi omonima (Wanda von Dunajew) nella pièce di Sacher-Masoch/Novachek. E non si fermerà di fronte a nulla pur di ottenerla.

Malosti, “Venere in pelliccia si può definire una sexy dark comedy?

«Assolutamente si. Il testo ha dato la possibilità all'autore americano Ives di diventare famoso in patria. L'attenzione c'è stata anche grazie alla versione cinematografica di Roman Polanski. C'è uno scambio di ruoli, un gioco fatto di seduzione, potere e sesso. Però c'è un finale a sorpresa».

Un testo ricco di ironia e riflessione?

«Uno spettacolo curioso in cui si ride e si riflette e adatto a qualsiasi tipo di platea. Quando gli autori americani azzeccano un testo il successo è assicurato. E' una forma di intrattenimento molto intelligente».

Una commedia pluripremiata in America e molto contesa in Italia.

«Per fortuna siamo qui a parlarne e si vede che abbiamo avuto un'ottima intuizione. L'estate scorsa abbiamo vinto il Premio Flaiano, io come regista e Sabrina come attrice. Fa sempre piacere ricevere un premio teatrale».

Il romanzo è stato scritto nel 1870, ma cosa ha di attuale? «L'autore David Ives ha setacciato il testo ed ha messo in evidenza le relazioni interpersonali tra regista e attrice, che sono straordinariamente moderne. La cosa interessante non è quello che fanno ma la tensione che si crea tra i due personaggi, allargando lo sguardo tra un uomo e una donna».

Della commedia si è interessato anche il cinema con Polanski ma nel 1969 era stato girato un film con Laura Antonelli, bloccato dalla censura. Molti dicono che però è un testo prettamente teatrale.

«Il testo che proponiamo è nato per il teatro. È stato distillato con sapienza ed è completamente nuovo».

Protagonisti sulla scena non sono solo i due attori, ma anche i rumori e la musica.

«La musica è il terzo personaggio dello spettacolo. La colonna sonora è stata curata fa Gup Alcaro e la musica ci accompagna costantemente durante tutto il testo. Alterna situazioni più legate ai rumori,
alla ricreazione di un suono naturale a delle rivisitazioni delle musiche di Wagner. Io lavoro spesso nel mio teatro con la musica ed abbiamo usato lo stesso metro anche in questo spettacolo per far capire agli spettatori quando si cambia atmosfera».

Nicola Calicchio

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