Quotidiani locali

Soliera, assolo tra umorismo e poesia ecco “L’inferno e la fanciulla”

Piccola Compagnia Dammacco presenta il lavoro interpretato da Serena Balivo «Un sogno, un viaggio fantastico nel quale lo spettatore può ritrovare se stesso»

SOLIERA. Giovedì 18 gennaio, alle 21, al Nuovo Cinema Teatro Italia, la Piccola Compagnia Dammacco presenta “L'inferno e la fanciulla”. La compagnia con sede a Modena ed è una delle più titolate nell'ambito del teatro indipendente. Mariano Dammacco ne è autore, regista e attore, mentre Serena Balivo, premiata con l’Ubu 2017, è l'interprete degli spettacoli.

Che tipo di spettacolo è “L'inferno e la fanciulla”?

Dammacco: «È una visione, un sogno, un viaggio fantastico nel quale lo spettatore può forse ritrovare sé stesso. Un assolo d’attrice con i linguaggi dell’umorismo e della poesia».

Chi è la fanciulla del titolo e in che modo si evoca l'inferno?

Dammacco: «La fanciulla sulla scena dà corpo a una condizione, la condizione infantile che in qualche misura sopravvive per sempre dentro ogni individuo. Ma non facciamo riferimento al Fanciullino pascoliano, bensì guardiamo all’infantilismo e alla costrizione in una dimensione infantile in chiave conflittuale, una condizione che porta a errori e sofferenze».

Balivo: «È questo l’inferno evocato: l’inferno del non riuscire a maturare nel proprio sentire e nei propri comportamenti e l’inferno di non riuscire a farsi riconoscere un ruolo di adulto dal mondo, dagli altri».

A Soliera lo scorso anno avete presentato “Esilio”: c'è un filo conduttore tra i due lavori?

Dammacco: «Sono entrambi spettacoli che provano ad affrescare paesaggi del nostro vivere oggi, spettacoli che trasfigurano la realtà ma attraverso questa trasfigurazione, provano a svelarla, a esaltarne e mostrarne gli elementi di contraddizione».

Avete sede a Modena e un orizzonte distributivo nazionale: come vi trovate qui?

Balivo: «Siamo felici di questi anni a Modena, sono stati gli anni in cui abbiamo perseguito e cominciato a realizzare il nostro comune progetto di vita, arte e lavoro ovvero la produzione di spettacoli teatrali come esito di un percorso di ricerca artistica condiviso e portato avanti nel tempo insieme, insomma un’esperienza di compagnia».

Dammacco: «E poi viaggiamo in tutta Italia, dalle grandi città a paesi piccoli piccoli, ed è questo un vero privilegio del nostro mestiere. E, da un po’ di tempo a questa parte, quando siamo di ritorno dalle date di spettacolo in giro, vediamo il monumento al Lambrusco, il grande grappolo d’uva in fondo alla strada Vignolese ci sorprendiamo a pensare o a dirci: eccoci a casa».

Un'ulteriore vostra caratteristica è essere una compagnia con un organico limitato: due attori, di cui uno anche autore e regista, e una collaboratrice. Come mai questa scelta?

Dammacco: «Per ora ci siamo ritrovati a condividere questo modo di fare Teatro, vedremo in futuro».

Balivo, lei ha appena vinto il premio Ubu come migliore attrice under 35 (ex aequo con Claudia Marsicano): si trova a suo agio con spettacoli che nascono da una lunga gestazione di cui è anche autrice?

«È la prassi di lavoro con la quale sono cresciuta, sento mio questo modo di preparare gli spettacoli e di lavorare intorno alle figure che porto in scena».

Dammacco, sempre a Soliera lei terrà un laboratorio dal 19 al 21 gennaio: “Il corpo delle parole”. A chi si rivolge?

«Si rivolge a chiunque abbia voglia di cimentarsi in una esperienza di relazione,

in particolare con altre persone all’interno della convenzione teatrale, confrontandosi con le tecniche dell’attore e le regole del gioco di un gruppo di lavoro teatrale, in relazione alla figura del regista, a un testo, a come un intero corpo agisce un testo». (n.c.)
 

TrovaRistorante

a Modena Tutti i ristoranti »

Il mio libro

PER GLI SCRITTORI UN'OPPORTUNITA' IN PIU'

La novità: vendi il tuo libro su Amazon