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Luca Zingaretti a Mirandola legge Tomasi di Lampedusa

Questa sera dalle 21 “La Sirena” tratto dal racconto “Lighea” pubblicato postumo. Con l’attore, qui anche drammaturgo e regista, il Maestro Germano Mazzocchetti

MIRANDOLA. Tutta la poesia della terra di Sicilia nell’incontro tra due nomi che non hanno bisogno di presentazioni: Luca Zingaretti e Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

Uno dei nostri attori – qui anche in veste di regista e drammaturgo - più noti e amati di cinema, teatro e televisione legge La Sirena dal racconto Lighea dell’autore de Il Gattopardo, alle 21 di oggi, all’Auditorium Rita Levi Montalcini di Mirandola, la cui Stagione teatrale è affidata per il terzo anno consecutivo al Circuito Multidisciplinare Regionale dell'Emilia Romagna di ATER - Associazione Teatrale Emilia-Romagna.

Musiche composte ed eseguite dal vivo dal Maestro Germano Mazzocchetti, per una produzione Zocotoco Srl. Nel tardo autunno del 1938 due uomini si incontrano in una Torino a entrambi estranea. Paolo Corbèra è nato a Palermo, giovane laureato in Giurisprudenza, lavora come redattore de “La Stampa”.

Rosario La Ciura è nato ad Aci Castello, ha settantacinque anni, ed oltre ad essere senatore, è il più illustre ellenista del tempo, autore di una stimata opera di alta erudizione e di viva poesia. Il primo risiede in un modesto alloggio di via Peyron e, deluso da avventure amorose di poco valore, si trova «in piena crisi di misantropia». Il secondo vive in «un vecchio palazzo malandato» di via Bertola ed è «infagottato in un cappotto vecchio con colletto di un astrakan spelacchiato», legge senza tregua riviste straniere, fuma sigari toscani e sputa spesso

I due sconosciuti si incontrano in un caffé di via Po («una specie di Ade» o «un adattissimo Limbo») e, a poco a poco, entrano in una garbata e cordiale confidenza. Tra riflessioni erudite, dialoghi sagaci, battute cinicamente ironiche, i due trascorrono il tempo conversando di letteratura, di antichità, di vecchie e nuove abitudini di vita. In un immaginario viaggio, geografico e temporale tra il Nord e il Sud, emerge un mondo costruito sulla passione e l’estasi.

Alle iniziali avventure del giovane con «sgualdrinelle ammalate e squallide, di un’eleganza fatta di cianfrusaglie e di moinette apprese al cinema, a pesca di bigliettucci di banca untuosi nelle tasche dell’amante» si sostituisce, in modo tanto sinuoso quanto dirompente, l’amore del vecchio per una creatura dal sorriso che esprime «bestiale gioia di esistere, una quasi divina letizia», dal «profumo mai sentito, un odore magico di mare», dalla voce che pare un canto. Nonostante Giuseppe Tomasi di Lampedusa sia noto soprattutto per Il Gattopardo, se si osserva la pur modesta opera letteraria dell’autore, non si può far a meno di annoverare tra i suoi capolavori anche quel piccolo gioiello che è Lighea.

Pubblicato postumo nel 1961 per i tipi di Feltrinelli, questo racconto affascina sotto innumerevoli

aspetti. Colpiscono le raffinate scelte semantiche che spaziano dall’italiano forbito al dialetto popolano, la precisa e attenta costruzione della sintassi, le scrupolose descrizioni di luoghi, personaggi, eventi, ma soprattutto sensazioni. Biglietti da 12 a 15 euro.
 

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