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A Modena l’arte di Guerzoni si fa tappeto da Antonio Verolino

Modena. Progetto artistico per il tappeto, interamente annodato a mano a Lahore, in Pakistan su disegni di Franco Guerzoni

MODENA. Progetto artistico per il tappeto, interamente annodato a mano a Lahore, in Pakistan su disegni di Franco Guerzoni, che viene presentato il 20 gennaio alle 18, alla Galleria Antonio Verolino. Un'opera splendida che ha impegnato, per circa un anno, artigiani del Pakistan, e pure il giovane gallerista che ha seguito lo sviluppo del progetto in ogni dettaglio. Al tappeto si uniscono, negli spazi di via Farini, non solo i disegni e il dipinto di riferimento per il prezioso "oggetto", ma pure un arazzo in lana, tessuto in Sardegna con elementi del linguaggio visivo dell'artista, nonché dipinti dell'"archeologia" creativa del maestro, legati alle due opere tessili.

Il tappeto costituisce il fulcro centrale della mostra, portando in un particolare recupero di immagine l'opera pittorica di Guerzoni che è l'artefice di tanta misteriosa iconografia, di uno stupefacente immaginario di stile unitario, pur nella varietà e libertà di segni astratti, sospesi. «Qualche volta all'artista fa piacere - dice il modenese - che l'immagine che cresce sul suo supporto ideale, che è il dipinto, venga trasferita su un altro oggetto. Ho disegnato i cartoni e creato una piccola opera originale, li ho mandati in Pakistan dove hanno tessuto un tappeto gigante. Con i campioni di colori e l'assistenza piena di ottimismo di Antonio Verolino che mi ha accompagnato in questa impresa che non conoscevo, hanno realizzato il tappeto, di fronte al quale sono rimasto stupefatto, perché il dipinto è portatore di inquietudine, ma se trasferito sul tappeto si scarica di tensione e diventa morbido. E' meno turbato e si apprezza nell'estetica. Mi ha sorpreso la visione di un mondo trasportato dal dipinto e ribaltato su un altro supporto».

Perfetta la traducibilità dell'immagine di "motivi vaganti" nelle trame del tappeto, grazie alla minuziosa fattualità dell'opera affidata a mani esperte per via del togliere, dell'aggiungere del confrontare, per il gioco combinatorio di elementi e del variegato potenziale di colori modulati. Si assiste ad un percorso gioioso di creazione. «Straordinario quel togliere, tosare in certe zone la materia dal tappeto che offre la senzazione di un'opera a più livelli. Sono riusciti a ricostruire qualcosa che è più calda. Sorprende per le sfumature di colore e mette felicità». Un sistema di rapporti, di incontri e di seduzioni si stabibilisce anche nell'arazzo che tessuto a telaio in Sardegna, è stato ricamato a mano da una genovese e porta i segni delle grotte di Porto Badisco, in Puglia. "Le immagini che si fondano - spiega Franco - su disegni ispirati alle pitture preistoriche delle grotte pugliesi, scoperte e raccontate in un volume del 1980 da Paolo Graziosi (figlio del famoso artista Giuseppe), vengono riportati come decori rupestri sull'arazzo, ma anche, come mascherine, graffiti metropolitani, su una parete della galleria". L'arazzo si connota di un gioiello in argento e oro, con motivi decorativi della grotta.

Singolare l'operazione d'insieme che consente un'analisi della comunicazione svolta attraverso differenti materiali e linguaggi. La mostra, a cura di Davide Ferri, aperta fino al 25 febbraio, sostiene

il valore della manualità, un processo, come documenta anche un video, di realizzazione molto fascinoso. «L'oggetto è il frutto di tante mani - evidenzia Guerzoni - con tessitori, ricamatrici. Una macchina complessa, con tanti sguardi e pensieri, che funziona a meraviglia».
 

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