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Daverio ci spiega l’Italia a Modena

Il critico presenta il suo ultimo libro che parla del Belpaese visto da un europeo. «Lo scopo - dice - è ridare fiducia ai miei compatrioti, farli sentire fieri di se stessi»

MODENA. Oggi alle 17.30 il critico d'arte Philippe Daverio presenterà al Bper Forum Monzani di Modena il suo ultimo libro “Ho finalmente capito l'Italia” edito da Rizzoli.

Com'è l'Italia vista attraverso i suoi occhiali di cittadino europeo?

«L'Italia è un paese fuori dalla norma. È il più antico d'Europa e ha la geografia più recente; ha anche la politica più antica, ma lo Stato più recente. È in questa contraddizione bizzarra che sta la sua totale atipicità. Gli italiani conservano il sogno del cives romano, non sono mai entrati nell'ottica dello stato medievale che prevede una forma gerarchica, con il monarca in capo. Quindi l'Italia è un paese inadatto a ogni tipo di struttura statale di tipo hegeliano. Poi ha tante altre caratteristiche».

Il sottotitolo è “autobiografia di un alsaziano che riscopre le proprie origini lombarde”: che distanza c'è tra il mondo franco-tedesco e noi?

«Sono completamente diversi, proprio perché il mondo franco-tedesco crede nello Stato mentre in Italia l'idea dello Stato è un prodotto d'importazione. L'Italia è il paese in cui la differenza tra cittadino e contadino si vive tuttora come una sorta di contrasto. Nella verità etica in Italia il cittadino vero è quello della città, mentre in Francia la parte rurale conta quasi quanto quella urbana. Sono differenze radicali, a volte bizzarre, che generano la nostra identità».

Come ha strutturato la sua ricerca?

«È un taglio per titoli di fantasia. In verità è un libro di assoluta esaltazione degli italiani... forse ho fatto male a farlo!».

Da Goethe a Severgnini si sprecano i manuali sulla “gestione” dell'italianità. Com'è il suo?

«Non saprei, credo che sia il punto di vista di uno che guarda all'Italia dall'estero con grande stupore, come un elemento che apparentemente sarebbe in contraddizione col buonsenso, ma che scopre avere una sua logica inarrestabile».

Cos'ha capito di questo paese che potrebbe aiutarci a convivere col nostro status?

«Io vorrei che gli italiani fossero più consapevoli della loro italianità e ne fossero in un qualche modo anche fieri. Ma non in modo ingenuo o da tifo, ma sapendo che la loro origine è qualcosa di talmente importante che la devono preservare».

È un bene o un male scoprirsi italiani?

«Penso sia una grande fortuna essere italiano, tra le varie disgrazie che capitano all'essere umano è la più tollerabile. Lo scopo di questo libro è ridare fiducia ai miei compatrioti attraverso la presa di coscienza di cosa sono. Tutti i paesi d'Europa sono fondati sull'idea della monarchia. L'Italia non è monarchica, l'Italia è sempre anarchica».

Questo lo diceva anche Mussolini...

«Ma in un senso più rude, io non lo intendo così. Lui diceva “governare l'Italia non è impossibile, è inutile”; il mio è lo spirito di un osservatore che guarda a questa specificità italiana con enorme ammirazione e simpatia. Questo libro, in un momento in cui la politica nazionale ci porterebbe alla depressione assoluta, vuole essere un aiuto alla sopravvivenza, un modo per sentirsi fieri di essere sé stessi».

Immagino che non manchino i riferimenti al patrimonio artistico del nostro paese.

«Siccome la storia è difficile da studiare, è molto più diretto il documento artistico, quello tangibile. Se ci troviamo di fronte a un bellissimo manoscritto su pergamena non capiamo che un decimo di ciò che

siamo in grado di capire se guardiamo una cattedrale dello stesso periodo. È attraverso la testimonianza delle cose che voglio stimolare i miei concittadini a tentare di salvaguardare questa formidabile unicità».

Ingresso libero fino a esaurimento dei posti.
 

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