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Uto Ughi al Pavarotti di Modena: funambolico, profondo, semplicemente perfetto

Magnifica serata al Comunale Pavarotti  di Modena con uno dei più grandi concertisti presenti sulla scena mondiale: il violinista Uto Ughi. Obiettivo del concerto, organizzato dal Comitato Provinciale...

MODENA. Magnifica serata al Comunale Pavarotti con uno dei più grandi concertisti presenti sulla scena mondiale: il violinista Uto Ughi. Obiettivo del concerto, organizzato dal Comitato Provinciale Unicef di Modena, era raccogliere fondi per sostenere il progetto “Education Uprooted”, indirizzato a favorire l’istruzione dei minori nei campi profughi e nei centri d’accoglienza. Uto Ughi, che si è esibito accompagnato al pianoforte dal bravissimo Marcello Mazzoni, è da sempre attento alle iniziative per l’integrazione e il miglioramento dei rapporti tra i popoli, e a lui si sono affiancati con generosità la BPER Banca, il Gruppo Cremonini e Fideuram, unitamente al Comune di Modena.

Ma diciamo del concerto. Dopo il saluto della città nelle parole del sindaco Muzzarelli e la presentazione dell’Unicef in quelle del presidente provinciale Lorenzo Iughetti, l’apertura dell’esibizione è stata affidata a una delle composizioni più note e tecnicamente ardue del repertorio violinistico: il “Trillo del Diavolo” di Giuseppe Tartini. Il violinista raccontò d’aver inserito nella sua “Sonata per violino n. 4 in Sol minore” un elemento particolare che chiamò appunto “Trillo del Diavolo”. Questo trillo, confidò l’autore, l’aveva ascoltato in un incubo, eseguito dal demonio stesso! Appena sveglio, aveva tentato ripetutamente di trascrivere la musica udita in sogno, ma vi era riuscito solo in parte. Infatti, Tartini concluse la Sonata nel 1730 (17 anni dopo il sogno) e fu stampata postuma nel 1798.


Con la presentazione dei brani offerta simpaticamente al pubblico dai due esecutori, si è assistito ad un colpo di scena: la decisione del Maestro Ughi di sostituire in corsa la “Sonata n. 2 in La maggiore op. 100” di Brahms con la “Terza in Re minore op. 108”, più sinfonica e meglio adatta all’acustica del Comunale. Nata anch’essa sulle rive del lago di Thun, richiese una preparazione più lunga rispetto alle precedenti e fu dedicata all’amico e collaboratore Hans von Bülow; la distingue la suddivisione in quattro tempi e il carattere più esuberante, sinfonico appunto, punteggiato da inserti virtuosistici al pianoforte ben risolti da Mazzoni.

Con Camille Saint-Saëns entriamo nel secondo romanticismo francese. Il compositore osservò sempre con diffidenza l’estetica romantica, preferendo le regole classiche di costruzione sulle quali inseriva il suo rinnovamento profondo dell’armonia. Un’eccezione, che si rifece al filone più brillante ed estroverso del romanticismo, fu il “Rondò capriccioso per violino e orchestra”, scritto dopo la conoscenza e l’influsso di Pablo de Sarasate. Quando i due s’incontrarono nel 1863, il violinista e compositore spagnolo aveva appena diciannove anni e già stava emergendo quale uno dei virtuosi più interessanti del suo tempo. Di lui si è scritto che “dolcezza, purezza, contrastanti con un intenso vibrato, furono gli elementi di base del suo violinismo”. La partitura di Saint-Saëns divenne presto uno dei brani favoriti dai violinisti della sua epoca e ancora oggi è stabilmente nel repertorio concertistico.

La serata è giunta al termine con il citato Pablo de Sarasate, naturalmente, e la sua “Fantasia da concerto su temi della Carmen op. 25”. Composta nel 1883, è una delle poche composizioni del violinista basco ancora eseguite, unitamente alla famosa “Zigeunerweisen”. In questa Fantasia, Sarasate si rifà alla tradizione lisztiana delle Parafrasi su brani d’opera, nonché a quella di Paganini delle Variazioni da concerto, con lo scopo non solo di presentare un’antologia dei principali temi della Carmen, ma dare luogo anche ad un virtuosismo estremo.

Alla quarta uscita degli esecutori, chiamati a gran voce, Uto Ughi ha chiesto al pubblico se per bis fuori programma preferiva un brano intimo e riflessivo o trascinante e vigoroso. In una sorta di sketch ben preparato, e con l’intento d’accontentare entrambe le fazioni, la scelta è caduta sulla “Danza Spagnola n° 5, Andaluza” di Enrique Granados.

Che dire sul Maestro Uto Ughi e le sue interpretazioni, che già non sia stato scritto? Semplicemente perfetto, appassionato, profondo e funambolico e con una spigliatezza nel rapporto colloquiale con il pubblico che non si sospettava. Ma soprattutto un esempio del genio italiano, come lo sono i violini che ha suonato.


 

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