Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui
Esci

Modena 1947. Migliaia emigrano in Belgio per un lavoro nelle miniere

Intanto arrivano in città le famiglie che hanno dovuto lasciare l’ex Jugoslavia

Nel 1946 coloro che sono emigrati dal nostro Comune per cercare lavoro nei paesi europei sono stati 1.756, di cui circa 500 sono andati nelle miniere del Belgio. Nei primi due mesi del 1947 sono stati richiesti 1.228 passaporti, e di questi ben 674 per la Francia. Mentre la fine dell’Ottocento e l’inizio del secolo avevano visto gli Italiani cercare lavoro nelle Americhe, nel 1946 nei paesi transoceanici sono emigrati soltanto 47 modenesi, e solo 10 nei primi due mesi.

Ma dall’America giunge ...

Paywall per contenuti con meter e NON loggati

Paywall per contenuti senza meter

Nel 1946 coloro che sono emigrati dal nostro Comune per cercare lavoro nei paesi europei sono stati 1.756, di cui circa 500 sono andati nelle miniere del Belgio. Nei primi due mesi del 1947 sono stati richiesti 1.228 passaporti, e di questi ben 674 per la Francia. Mentre la fine dell’Ottocento e l’inizio del secolo avevano visto gli Italiani cercare lavoro nelle Americhe, nel 1946 nei paesi transoceanici sono emigrati soltanto 47 modenesi, e solo 10 nei primi due mesi.

Ma dall’America giunge invece a San Felice sul Panaro una prova d’amore! “Il vecchio detto che “l’amore non ha confini” ha avuto una volta ancora la sua conferma e proprio nel nostro paese. Fu pubblicata infatti da qualche giornale la storia della giovane americana che aveva lasciato la sua tiepida California per venire a ritrovare il suo amore in quel di San Felice sul Panaro.



Così dopo brevi approcci, simili al linguaggio dei sordomuti adoperato tra loro, le varie Marie, Rosette o Liliane hanno impalmato i “liberatori” … Se poi i “Tim” non saranno figli di ricchissimi industriali, ma meccanici specializzati; gli “Archibald” non avranno una laurea conseguita a Cambridge, ma avranno frequentata la suddetta soltanto in veste di bidelli; i “Wladis” non ex nobili spodestati, ma piccoli commercianti o agricoli; cosa c’è di strano? … Troveranno lo sposo che le accoglie con un “Good by, darling”, invece che con un “Ciao cara” ...

In realtà otto polacchi hanno sposato modenesi. Cinque sono stati gli americani, quasi tutti ingegneri della Pennsylvania, e un solo inglese, di professione fotografo”.

Le condizioni economiche della nostra città continuano ad essere difficili, ma va detto che la tensione politica nazionale, fortissima, non si scarica ancora sull’Amministrazione comunale.

Quando ad esempio il 14 marzo si riunisce il Consiglio Comunale per l’approvazione del bilancio preventivo, “il Sindaco ha voluto ricordare brevemente uno degli avvenimenti di maggior importanza verificatosi in questi ultimi tempi, avvenimento che ha lasciato su tutto il popolo italiano una penosa impressione. Si tratta della firma del trattato di pace impostoci dagli alleati. A questo proposito Corassori legge un o.d.g. redatto dalla Giunta nel quale si fa voti affinché gli uomini di Governo si sforzino di ottenere la revisione e il miglioramento del trattato stesso. Il prof. Nava, a nome della minoranza democristiana, dichiara di condividere appieno il desiderio della Giunta.

L’o.d.g. viene messo ai voti ed approvato all’unanimità”.

L’altro tema politico al centro del dibattito è l’arrivo di migranti per la cacciata degli Italiani dalla Jugoslavia. “Il Sindaco parla poi del problema che si è venuto a creare nella nostra città in questi giorni con l’afflusso di numerose famiglie di profughi polesi. “Sono circa duecento individui – dice Corassori – che sono venuti nel nostro Comune per cercarvi ospitalità ed aiuto. Nonostante le gravi difficoltà derivanti dalla penuria di alloggi e dalla insufficienza di generi di alimentazione, si è già fatto qualcosa per questi nostri fratelli. Altro ancora si farà: non si lascerà nulla di intentato pur di rendere meno disagiata la loro permanenza nella nostra città”.

Egli continua elencando alcuni provvedimenti già adottati a favore dei profughi, quali l’aumento delle razioni di minestra al centro di Via Caselle, le requisizioni di locali, l’accordo con l’Opera di Maternità per il ricovero dei bimbi. Termina su questo argomento leggendo un o.d.g. nel quale l’Amministrazione, dopo aver dato ai polesi il benvenuto e la assicurazione del suo interessamento per la loro sistemazione, invita tutta la cittadinanza a voler concorrere in questa opera di fraterna solidarietà”. L’ordine del giorno viene approvato all’unanimità.

Erano sì Italiani, ma erano altri tempi.

Il 25 marzo la Presidenza del Consiglio dei Ministri delibera la concessione della Medaglia d’Oro al Valor Militare alla città di Modena.

“Città partigiana, cuore di provincia partigiana, al cocente dolore e all’umiliazione della tirannide reagiva prontamente rinnovando le superbe e fiere tradizioni e la fede incrollabile e ardente nei destini della Patria.

Alle barbarie e alla ferocia nazifascista che tentava di conculcare l’orgoglio e domare il valore delle sue genti con vessazioni atroci, capestro e distruzioni, opponeva la tenacia invincibile dell’amore a libere istituzioni.

In venti mesi di titanica lotta profondeva il sangue generoso dei suoi eroici partigiani e dei cittadini d’ogni lembo della provincia in sublime gara e si ergeva dal servaggio quale faro splendente della redenzione d’Italia, infrangendo per sempre la tracotanza nemica”.

I “liberatori”, come li definivano i fascisti, sono ancora presenti in Modena, ma non sempre il loro comportamento è corretto.

Per festeggiare la riconciliazione tra studenti modenesi e bolognesi dopo il furto della “Secchia”, si organizza all’Accademia un ballo goliardico alla fine di marzo.

“Durante le danze si presentava alla biglietteria un ufficiale dell’Aviazione americana chiedendo un biglietto. Nonostante che l’ufficiale apparisse alquanto “alticcio” otteneva l’ingresso, ma subito dopo dava segni evidenti, per lo meno, di poca educazione. Intervenivano allora alcuni presenti per invitarlo gentilmente a maggiore correttezza. Non lo avessero mai fatto. L’americano si scaldava e per tutta risposta estraeva una rivoltella. Per evitare che la festa venisse turbata da incidenti il gradasso veniva messo alla porta. L’ufficiale allora si dirigeva all’Albergo ex Reale. Durante il breve tragitto, però, per dimenticare l’affronto, ingurgitava una altra dose di alcool. All’Albergo un’altra scenataccia, non si sa ancora all’indirizzo di chi. Poi di nuovo, con la rivoltella ancora in mano, quattro colpi di pistola mandavano in frantumi l’apparecchio telefonico con il quale il portiere aveva chiamato la Polizia, la quale giungeva poco dopo, giusto in tempo per mettere a letto l’americano che s’addormentava masticando un chewing-gum”.

Chi sfogli la “Gazzetta” nei primi mesi del 1947 (sarà un’operazione veloce: sono solo due pagine, che salgono a quattro la domenica) si imbatterà nelle notizie più disparate.

Ad esempio il 26 marzo si annuncia che il conte Paolo Forni, uno degli esponenti di spicco della nobiltà modenese assieme ai Rangoni, è stato nominato da Sua Santità Cameriere di Spada e Cappa, ma anche che “in seguito al mancato arrivo del fossile d’assegnazione, alla scarsa resa del medesimo, ed all’aumento del consumo del gas, si avverte che fino al giorno 2 aprile l’orario di erogazione del gas sarà il seguente: 7,30-8; 11-12,45; 19,15-20. Si confida che col 2 aprile potrà essere ripristinato l’orario di 5 ore giornaliere, che provvisoriamente è stato sospeso per le ragioni di cui sopra.

L’orario del 2 aprile sarà: 7,15-8,15; 10,30 - 13; 19 - 20,30”.

Ma anche che al Municipio di Bastiglia di notte sono stati forzati i cassetti, e sono state portate via 47.308 lire, e una penna stilografica “Omas”. Invece in viale Fabrizi 7 la sera prima “due individui armati di pisola e mascherati penetravano nella abitazione di Pietro Benatti, e dopo averlo immobilizzato e minacciato di morte se avesse denunciato il fatto, i lestofanti asportavano la somma di lire 6.000 trovata nel portafoglio del Benatti e l’orologio da polso del valore di 5.000 lire. Compiuto il crimine i delinquenti se ne andavano, mentre il Benatti riuscito a liberarsi poteva dare l’allarme: alcuni militari che transitavano per caso in quei paraggi si gettavano alla ricerca dei banditi, ma oramai essi erano scomparsi nel buio della notte”.

Rolando Bussi

bussirolando@gmail.com

(16, continua)