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Modena 1948. Enrico De Nicola consegna la Medaglia d’Oro alla città

Si cerca di dimenticare la guerra, ma le bombe inesplose fanno ancora vittime

MODENA. Ancora rapine! Il 28 marzo, alle 9 di sera, cinque uomini mascherati sequestrano nelle loro case il Direttore e il cassiere della Banca Popolare di San Felice sul Panaro, li portano alla sede della banca e li costringono ad aprire la cassaforte. Il bottino non è altissimo: un milione e 200 mila lire in contanti, 60 mila lire di titoli, assegni in bianco e una somma di proprietà del direttore. Ma bisogna accontentarsi … Ma per fortuna si può anche scherzare.

Else Totti, che abbiamo app ...

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MODENA. Ancora rapine! Il 28 marzo, alle 9 di sera, cinque uomini mascherati sequestrano nelle loro case il Direttore e il cassiere della Banca Popolare di San Felice sul Panaro, li portano alla sede della banca e li costringono ad aprire la cassaforte. Il bottino non è altissimo: un milione e 200 mila lire in contanti, 60 mila lire di titoli, assegni in bianco e una somma di proprietà del direttore. Ma bisogna accontentarsi … Ma per fortuna si può anche scherzare.

Else Totti, che abbiamo apprezzato nella puntata precedente, indaga all’anagrafe sui nomi dei nati nel 1946. “Mutano i tempi, mutano i nomi, però qualche bambino avrebbe diritto di querelare i genitori … Il cinematografo e la politica influiscono. Non più Romano, Benito, Umberto e Vittorio, ma Alcide, che ricorre ben otto volte, Ivan, Ivano, Nadia, Annuska, Sonia e Dimitri che ricorrono infinite volte. La prediletta diva delle canzoni americane e dei sentimentali pezzi da camera, la notissima Deanna Durbin, presiede, moderna Dea protettrice, una ventina di destini di bambine modenesi che hanno il suo nome.

Un ricordo romantico della sfinge svedese, la Garbo, ha ispirato il nome di Greta per un’altra bambina la quale dovrà scegliere, per la sua vita, la posa di donna fatale. Ma chi gliel’ha fatta fare al padrino di mettere rispettivamente a due gemelle i nomi di Jella e Addolorata? Poveracce, faranno toccare ferro, in un prossimo futuro, soltanto nel vederle passare. Amabile è un’altra bambina. Speriamo che fra due o tre anni Amabile non sarà diventata uno di quei precoci terribili ragazzini incubo di tutte le persone ben pensanti. E il piccolo Brillantino? Indubbiamente deve essere figlio di un viaggiatore di prodotti da toilette.

Decenzio sarà un demo-cristiano e il destino gli prepara già occhiali a stanghetta, geloni alle mani e piedi enormi. Catigia e Cormons diventeranno due originali, tanto per giustificare il loro nome. Elso (sì, vi è anche un Elso nel 1946) dovrà sempre ripetere, nelle presentazioni, due o tre volte il suo nome e si vedrà alla fine ridere in faccia. Getulio, Gridoro e Gera, in piacevole compagnia di Leontina e Grimolda. Non dobbiamo dimenticare Ombretto, dal romantico nome fogazzariano girato al maschile, e Ottobello, il quale forse si sarà meritato tale nome essendo l’ottavo figlio e per di più dotato di pregi estetici notevoli. Anche la carta geografica serve per questa insana mania di mettere nomi strani.

Abbiamo infatti Oriente, Viterbo e Ivrea, ma anche Rubens: se non sarà pittore certamente deluderà tutti. Villi farà senza dubbio lo specialista in malattie dell’apparato digerente, mentre Zvonco, appena acquistato l’uso di ragione e le prime nozioni del leggere e dello scrivere, si precipiterà su antologie e vocabolari per sapere chi o che cosa mai hanno indotto il padrino a chiamarlo a quel modo” (Non me ne voglia chi porta questi nomi: il pezzo non è scritto da me!). Il 30 marzo il Modena sconfigge il Bologna 1-0 (arriverà terzo in un Campionato eccezionale). Lo stadio è gremito fino all’inverosimile in ogni ordine di posti, e un gruppo di “portoghesi” trova sistemazione sui tetti delle biglietterie dei popolari. Il tetto cede tra calcinacci e polvere sugli addetti alla biglietteria. Per fortuna solo spavento.



C’è in città generosità. La ditta De Marchi (ci lavorava anche mia madre) regala 200 “paltoncini” ai bimbi bisognosi della Scuole elementari, distribuiti dall’Ufficio di Beneficenza del Comune.

La lotta, anche politica e violenta, continua nelle campagne, e nel podere “Grizzaga” di Collegarola ci si accanisce contro il proprietario e il nuovo mezzadro, tagliando viti, sradicando olmi, abbattendo robinie, come documentano le fotografie conservate presso la Biblioteca Poletti.



I proprietari di un forno a Modena famosissimo (di cui non faccio il nome) sono denunciati “per vendita continuata a mercato nero e a prezzi maggiorati di generi razionati per frode continuata nell’esercizio del commercio, per detenzione e uso di pesi con impronta legale alterata”.

Il 1° Maggio 150.000 modenesi festeggiano con Di Vittorio, con gare sportive e divertimenti, musica e mortaretti.

Ma a Portella delle Ginestre nella Piana degli Albanesi circa 2.000 lavoratori manifestavano contro il latifondismo, a favore dell’occupazione delle terre incolte e per festeggiare la vittoria del Blocco del Popolo nelle elezioni per l’Assemblea Regionale Siciliana svoltesi il 20 aprile, dove la coalizione PSI-PCI aveva conquistato 29 rappresentanti su 90.



Le raffiche di mitra uccisero undici persone (tra cui tre bambini) e ne ferirono ventisette (tre morirono successivamente).

La strage era stata opera di Salvatore Giuliano, che venne ucciso il 5 luglio 1950, ufficialmente per mano del capitano Antonio Perenze, ma probabilmente da Gaspare Pisciotta, suo cugino.

In una infuocata seduta dell’Assemblea Costituente il Ministro degli Interni Scelba esclude il movente politico della strage: “Si spara sulla folla dei lavoratori non perché sono tali, ma perché rei di reclamare un nuovo diritto; così come in altre regioni di Italia si uccidono, da altri criminali, con forme analoghe di banditismo, i proprietari”. Nell’aula si scatena un vero e proprio pugilato e il presidente Terracini deve sospendere la seduta.



Si continua a fare contrabbando. Un autocarro diretto a Milano e proveniente da Pistoia, fermato dagli agenti, nascondeva sotto sacchi di cemento quattro quintali di olio e 395 kg. di pasta.

Gli ordigni inesplosi continuano ad uccidere. Due fratelli di Finale Emilia sono rimasti uccisi pochi giorni fa. A Cognento un maschietto di 6 anni e una bimba di 8, smuovendo per gioco alcune fassine ammonticchiate nei pressi della loro abitazione, rinvengono alcune bombe, che esplodono. Il piccolo ormai dissanguato è deceduto prima di giungere all’ospedale. La piccola, a cui è stata amputata una gamba, forse si salverà.

Ma le armi sono ancora nascoste.



A Cittanova i Carabinieri sequestrano, perfettamente lubrificati, un fucile mitragliatore Breda, un fucile mitragliatore Bren, 73 bombe a mano, 47 caricatori per mitragliatori e un quintale di munizioni per armi automatiche.

Il 20 maggio arriva dietro invito Gino Bartali a San Cesario, accolto da una grande folla. Interrogato sul prossimo Giro d’Italia, Gino così risponde: “Nonostante un ginocchio mi dia qualche noia in seguito a una caduta, prenderò ugualmente parte alla dura fatica del “Giro”. Vedremo cosa ne salterà fuori!”. Non poteva certo mancare una domanda su Coppi, il suo storico avversario, e Gino non la manda a dire: “Fausto Coppi fila bene, ma potrebbe fare molto di più e molto di meglio, se non si fosse deliberatamente posto, come l’evidenza dei fatti prova, di fare accanita guardia alla mia ruota posteriore, ed anche, diciamolo pure, se fosse dotato di un più alto senso di solidarietà nei miei confronti. A nulla sono valsi i miei amichevoli richiami, specie in certi momenti della corsa”.

Nel 30° Giro d’Italia (24 maggio-15 giugno) il vincitore sarà Fausto Coppi, che correva per la “Bianchi”. Bartali, che correva per la “Legnano”, vinse due tappe, ma arrivò secondo.

Pare che a Modena il problema dei chioschi esistesse già allora!

L’ingegner Barbanti, Presidente dell’Ordine degli Ingegneri e Architetti di Modena, scrive alla “Gazzetta”, per lamentare che “chioschi, chioschetti, baracche “et similia” vanno sorgendo come funghi ovunque e nei luoghi più impensati, da sera a mattina. Molti poi di detti chioschi sopperiscono alle loro piccole proporzioni facendo la voce grossa con un continuo ed assordante suono di radio, in opposizione ad ogni disposizione regolamentare” (io abito sul Parco, sopra uno dei “defunti” chioschi, e capisco benissimo: chissà come saranno le estati future?).

In estate a Modena scoppia facilmente un temporale, che bagna la terra e rinfresca un poco l’aria. Ma il 27 giugno per un temporale si rimane senza luce. “Gli artisti del Circo Togni che si preparavano al consueto spettacolo provvedevano a illuminare il recinto con lampade a petrolio, e quindi chiedevano al pubblico se le esibizioni dovevano cominciare. Il pubblico a gran voce diceva di sì e gli artisti cominciavano a lavorare. Ma ad un tratto la luce tornava e con la luce si alzava un violentissimo ciclone che scosse il tendone del circo. La direzione ebbe il buon senso di far cessare immediatamente lo spettacolo e di invitare il folto pubblico a sgombrare con calma e a uscire all’aperto sotto la pioggia … Un attimo dopo l’immenso telone si abbatteva rovinosamente trascinando al suolo gli otto pesanti pali di sostegno. Per fortuna all’interno del circo non c’era più nessuno. Così si lamentano solo alcuni feriti leggeri, specialmente bambini, che hanno riportato contusioni nella rissa per lo sfollamento”.

Ma Modena era già così allora? Scrive un lettore: “Ho constatato che in questa città vi è scarsa educazione civica da parte di molti cittadini. Una passeggiata in via Emilia può dare conferma di quanto asserisco. Ciclisti che circolano come fa comodo loro noncuranti dei regolamenti stradali e disposti ad investire ogni momento i poveri pedoni. Non usano più il campanello e alla sera nessuno di questi fa uso dei fanalini di prescrizione. Le motociclette fanno gare di velocità e di acrobazia a “scappamento aperto”, e chi le monta si sente autorizzato far tanto baccano da turbare il meritato riposo notturno di coloro che al mattino devono alzarsi presto per andare al lavoro. Ma a che cosa servono i vigili urbani? Una parte di cittadini deve avere un terrore per i marciapiedi, tanto che li scartano per camminare nel bel mezzo della strada rendendo difficile la circolazione dei veicoli”.

L’8 dicembre, dopo molti mesi di rimandi continui per il succedersi di impegni, giunge a Modena in treno alle 9,58 il primo Presidente della Repubblica Italiana, Enrico De Nicola, per appuntare sul gonfalone della nostra città la Medaglia d’Oro al Valor Militare, e per appuntarle sul petto dei parenti dei partigiani Mario Allegretti, Gabriella Degli Esposti, Selvino Folloni, Alcide Garagnani, Demos Malavasi, Emilio Po, Walter Tabacchi.

La solenne cerimonia si svolse nel Palazzo Ducale appena restaurato dopo i danni della guerra, dove il 15 ottobre si era insediata la neo costituita Accademia Militare, che il 4 novembre dello stesso anno ricevette in consegna la nuova bandiera, in sostituzione di quella già dell’Accademia di Fanteria e Cavalleria. L’accoglienza della città a De Nicola fu calorosa, con una grande sfilata nei viali.

Ma i viali erano stati alla fine di settembre teatro di una spaventosa tragedia.

Si corre l’VIII Circuito automobilistico di Modena. “Erano le 17,07, si era al 19° giro, la macchina di Franco Cortese che già al 17° aveva dovuto arrestarsi ai boxes per una leggera riparazione, al passaggio dinanzi alle tribune rallentava sensibilmente e, giunta all’altezza dei boxes situati in Viale delle Rimembranze di fronte all’Istituto Salesiano, si arrestava completamente.

Sia che il pilota non abbia condotto il mezzo sufficientemente sul lato destro della strada, anche impedito dal fatto che altre macchine ferme agli stalli non glielo consentivano, sia che il sopraggiungente Bracco (che con la sua pesante Delage 3000 portante il n. 2 stava compiendo il 18° giro) non si sia reso conto in tempo di questo arresto che avrebbe dovuto portarlo leggermente a sinistra, sta di fatto che quando lo sfortunato corridore si accorse della necessità di spostarsi, era troppo tardi: il mezzo meccanico, lanciato a una velocità che si può calcolare sui 130 chilometri orari, spostato repentinamente sulla sinistra e pertanto in preda alla “schiena d’asino” della strada, continuava a sbandare nonostante i disperati sforzi del pilota. Bracco, resosi ormai conto che non era più nelle sue possibilità evitare la sciagura, cercava con senso di responsabilità e con coraggio di fermare il mezzo dirigendolo contro uno degli alberi laterali, frenando quanto più gli era possibile coi mezzi che aveva a sua disposizione. In tal modo, a velocità ancora considerevole, la macchina investiva, assieme all’albero, quella parte di pubblico che era nelle sue vicinanze e che non aveva avuto il tempo che di emettere un disperato urlo di terrore.

Al momento del cozzo la macchina si raccoglieva contro il tronco accartocciandosi come una foglia secca, e mentre il pilota che aveva fatto a tempo ad abbozzare il tentativo di lanciarsi fuori della macchina giaceva riverso, una vampata di fuoco si alzava dai rottami e li trasformava in un triste rogo. Alcuni dei più vicini terrorizzati si davano a una disperata fuga, mentre altri con encomiabile disprezzo del pericolo intervenivano e con slancio subitaneo tentavano di portare i primissimi soccorsi alle sventurate vittime”.

Morirono 5 persone: tre abitanti di Campogalliano e il dottor Franco Federici con suo figlio Paolo di 8 anni. Decine furono i feriti.

Giovanni Bracco (1908-1968) continuò a correre vincendo il Gran Premio d’Italia l’anno successivo su una Maserati, e la Mille Miglia del 1952 su una Ferrari.

Rolando Bussi

bussirolando@gmail.com

(17, continua)