Quotidiani locali

L’attualità ritratta dalla fotografia

A Metronom opere di Breuning, Kijpers, Dorf, Cobayashi che riflettono sul ruolo dell'artista 

MODENA. Interrogano, talvolta con velata ironia, il nostro tempo quattro fotografi stranieri, con le opere presso Metronom, diretta dal 2008 da Marcella Manni, con nuova sede, in via Carteria 10. La mostra, fino al 22 aprile, porta a riflettere sull'avventura dell'artista, su cosa si fonda la creatività e su come la fotografia si rapporti alle altre arti, nel riconoscimento delle nuove tecnologie e forme di comunicazione, della pluralità dei domini della conoscenza. Dispensatore di cultura diventa l'artista che Olaf Breuning pone in sella ad un cavallo, mentre con il pennello sparge colore, che si fa pioggia di parole e oggetti, su una folla in trepida attesa. In un miracolo di equilibrio e di eleganza il fotografo svizzero, che vive tra Zurigo e New York, reca in stampe adesive saporosa leggerezza e pudore alle immagini, quelle di giovani con libri che generano fiori, vita; con un insieme di capolavori d'arte e di maestri, quasi ad indicare un possibile dialogo con tutti per la conoscenza della storia dell'arte. Un atteggiamento di giocosa bizzarria creativa assume Thomas Kuijpers con la serie “One Year” che rimanda a Trump. Il presidente americano, se fosse stato artista, non avrebbe tradito la sua propensione al narcisismo e, quindi, all'autoritratto, che in mostra è dato dalla casa natale, la Trump Tower a New York, l'Hotel Trump a Las Vegas. Un'apposita installazione di 34 microfono evidenzia la concentrazione di interesse, di clamore di cui Donald si sarebbe circondato. L'artista dei Paesi Bassi (vive a Gand, in Belgio) ha cercato le immagini su internet, facendo poi realizzare le opere ad olio da bravi artisti in Cina. L'indagine di Mark Dorf avviene nell'orto botanico di New York, ma la natura è sottoposta ad un processo di ibridazione, di “transposition” in immagini dagli sviluppi audaci per la fusione che essa trova con altri elementi, come il legno, il vetro, l'acqua, il cemento, di cui il giovane americano verifica non i conflitti, le resistenze, ma i benefici effetti di scambio, i legami e le risorse. È un'operazione di comunione e trasformazione delle cose che perviene ad una intensità di linguaggio. Scene di Tokyo, reperite da Kenta Cobayashi sul blog diventano immagini dinamiche di cui l'artista cambia le tessiture, i movimenti in una evoluzione di stupefacenti particolari astratti,

intervenendo con il pennello. Sorprendenti gli accostamenti in una rinnovata articolazione di diversi motivi di forza inventiva, di simultaneità dilatante di visione, come mette in luce anche il video, con quattro monitor, che anima la vetrina della porta d'ingresso.



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