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Modena 1948. La città pensa al suo futuro e aiuta i bambini di Napoli

Si progettano grandi strutture, ma il clima politico è teso: bombe e minacce

MODENA.  Il 1° gennaio 1948 entra in vigore la nuova Carta costituzionale, e copie del testo vengono consegnate con solenne cerimonia ai prefetti in tutte le città d’Italia. Il Consiglio dei Ministri riunito in seduta straordinaria delibera che da oggi la sede ufficiale del Presidente della Repubblica è il Quirinale. Alle 17,30 il portone principale del palazzo viene aperto, e mentre una banda militare suona nella piazza antistante l’Inno di Mameli la bandiera della Repubblica italiana viene issata sul pennone che sovrasta la Torre dell’Orologio. L’anno si apre come sempre con avvenimenti spiacevoli, soprattutto in provincia.

La “Gazzetta” (di cui ora è Direttore Guglielmo Zucconi (1919-1998), bolognese di nascita e modenese di adozione) ci informa che a Solara di Bomporto “tre sconosciuti mascherati e armati di pistola si presentavano in una abitazione” e sotto la minaccia delle armi “si facevano consegnare un fucile da caccia e 8.600 lire. Quindi si allontanavano intimando di non fare parola con alcuno dell’accaduto”. A Villanova invece l’ing. Carlo Stuffler, parente certamente del celebre modenese Enrico Stuffler (Fulminant), “viene avvicinato da 7 giovani rimasti sconosciuti che accertatisi della sua identità lo aggredivano e lo percuotevano procurandogli lesioni guaribili in 20 giorni circa”. I motivi dell’aggressione furono quasi certamente politici, come del resto furono quelli contro un vigile urbano di Carpi.

Due degli aggressori, arrestati, “dichiaravano di aver percosso il vigile perché questi, nonostante che fosse un loro compagno e avesse subito persecuzioni politiche durante il periodo fascista”, negli ultimi tempi “parlava troppo”. Il 28 giugno 1949 esce un decreto del Sant'Uffizio. “AVVISO SACRO Fa peccato Mortale e non può essere assolto 1 Chi è iscritto al Partito Comunista 2 Chi ne fa propaganda in qualsiasi modo 3 Chi vota per esso e per i suoi candidati 4 Chi scrive, legge e diffonde la stampa comunista 5 Chi rimane nelle organizzazioni comuniste: Camera del Lavoro; Federterra, Fronte della Gioventù, CGIL, UDI, API, ecc. È scomunicato e apostata chi, iscritto o no al Partito Comunista, ne accetta la dottrina atea e anticristiana; chi la difende e chi la diffonde.



Ricordo benissimo l’enorme quantità di autocarri carichi di bestiame, e il pericoloso lavoro dei “paradòr”.

La nuova Stazione delle corriere verrà costruita qualche anno più tardi, ma si comincia a parlarne già all’inizio del 1948. Fino ad allora le corriere parcheggiavano in Piazza Sant’Agostino, davanti al vecchio Ospedale: “È indecoroso che ad ogni ora del giorno la piazza sia ingombra di autoveicoli, auto pubbliche, corriere, biroccini a mano e ciclo furgoncini dei portabagagli, carrettini da gelatieri o castagnacciari a seconda della stagione, sporcizia, sporcizia, sporcizia lasciata sul posto dalle folle aspettanti che spesso consumano i loro pasti sul posto o sul terreno, formata dalle larghe chiazze di olio di nafta o di resti della combustione degli automezzi a gassogeno: una vera indecenza!” (confesso che per comodità parcheggio sempre nella Piazza nei miei frequenti accessi al Palazzo dei Musei. Credo però, sommessamente, che quando finalmente si comincerà a sistemare il vecchio Ospedale si debba intervenire, togliere il parcheggio e sistemare tutta la Piazza).

Sarà stata vera minaccia? Forse sì.

“Un giornale bolognese di questa mattina pubblicava nell’edizione di Modena la riproduzione di una lettera indirizzata alla direzione del Cinema Odeon e firmata dal “Comitato di Modena dei volontari per la liberazione d’Italia dal comunismo in collegamento coi volontari dell’esercito americano”. In tale lettera veniva pregata la Direzione del Cinema di terminare gli spettacoli entro e non più tardi della mezzanotte perché “da un giorno all’altro la sede di Modena della Federazione comunista dovrà saltare in aria”. Come si sa la Federazione del P.C.I. è attigua ai locali dell’Odeon”, e lì resterà prima di trasferirsi per lunghi anni in Via Ganaceto.

Che la ricostruzione sia ancora molto difficile lo dimostra il Portico del Collegio, che aveva subito il bombardamento il 13 maggio 1944. “È un vero peccato che nella nostra città, che in realtà ha fatto gran passi nel campo della ricostruzione edilizia, vi sia, proprio in centro, una bruttura simile. Sia in Via Emilia che in Corso Canalgrande mancano quattro archi di portico, all’estremità dei marciapiedi ci sono ancora le basi delle colonne, tra gli avanzi delle mura ove un giorno erano lussuosi negozi ora è sorta una specie di baracca per fruttivendolo”.

Alla Manifattura Tabacchi (dove lavorava anche mia suocera) si verifica a metà gennaio un caso di intossicazione collettiva. “Una sigaraia intenta al lavoro cadeva improvvisamente a terra e portando le mani alla gola si dibatteva in preda a convulsioni. Alcune compagne si precipitavano in suo soccorso, ma anche alcune delle soccorritrici, ed altre operaie in tutte le parti della vasta sala cadevano a terra svenute. Il panico si impossessava delle superstiti che invocando aiuto si precipitavano fuori dal reparto mentre qualche altra colpita dal malore misterioso cadeva per le scale. Prontamente accorrevano gli addetti all’infermeria, ma la loro opera quasi nulla poteva sui corpi inanimati e terrei delle povere sigaraie. Le più gravi venivano trasportate all’Ospedale … Una vasca piena di acido solforico usato per la pulizia di un gabinetto si trovava nella sala dove è avvenuto l’incidente e forse l’intossicazione è dovuta alle esalazioni del liquido”. Fortunatamente anche le sei operaie ricoverate con prognosi riservata se la sono cavata.

In febbraio arrivano i bambini da Napoli, che saranno ospitati a Modena.

“Sono giunti a Modena i primo bambini napoletani. Alle 11,20 il convoglio che aveva già scaricato a Bologna e a Castelfranco una parte dei bimbi, giungeva alla stazione. Affacciati ai finestrini c’erano visi di bimbi spettinati e sporchi e stanchi per il lungo viaggio. Gli sportelli si aprivano e i bimbi guardandosi intorno con gli occhi attoniti e rossi di sonno scendevano e si allineavano con ordine. Qualcuno piangeva e cercava la mamma. Sul petto avevano una striscia cucita col loro nome scritto sopra e l’indirizzo. Quasi tutti avevano gli abiti rattoppati. Molte bimbe erano senza cappotto, ricoperte da uno stinto giubbetto. Più triste ancora era guardare i loro piedini. Si vedevano solo scarpette scalcagnate e zoccoletti. A poco a poco i 350 piccini divisi in gruppi venivano affidati a uomini e donne con un braccialetto tricolore. In giornata i fanciulli sono stati ospitati da famiglie modenesi che li cureranno amorevolmente”.

Rolando Bussi

bussirolando@gmail.com

(18, continua)