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Palmieri: nella mia Iliade la tradizione orale del mito e lo sguardo delle donne

Questa sera e domani alle 20 al Teatro d'avanguardia popolare Cajka di Modena sarà possibile assistere al debutto

MODENA. Questa sera e domani alle 20 al Teatro d'avanguardia popolare Cajka sarà possibile assistere al debutto di “Iliade: primo studio per un assedio”, spettacolo proteiforme diretto da Riccardo Palmieri. Questo lavoro rappresenta il primo esito del laboratorio di ricerca tenuto dal regista in occasione del Festival Virginia Reiter dello scorso gennaio. «Siamo partiti dall'idea del mito e abbiamo lavorato sulle possibili modalità di restituzione dello stesso da un punto di vista teatrale» afferma Palmieri. «In particolare ci siamo concentrati sulla tradizione orale precedente alla trasposizione scritta dei fatti epici. Questo perché crediamo che quando il mito è stato formalizzato, da Omero o da chi per lui, sia morto. Il racconto orale delle vicende di Ilio e dei personaggio in esse coinvolti rappresenta invece un materiale vivo, ancora capace di parlarci».

In che modo è possibile individuare nello spettacolo questo approccio obliquo al mito?

«Quando gli antichi cantori di carmi epici, gli aedi, si recavano in una casa per esibirsi nel racconto dei miti, chi li ospitava organizzava un banchetto. Prima di consumare la cena, gli ospiti potevano apprendere quali erano gli elementi salienti della storia che sarebbe poi stata sviluppata dopo il pasto. Ecco, noi abbiamo cercato di ricostruire questa tradizione, strutturando la serata in base a questo canovaccio. Il pubblico che verrà a teatro sarà dapprima accolto da un breve cocktail di benvenuto. Dopo sarà invitato ad accomodarsi a tavola insieme ad alcuni attori che, durante la cena, inizieranno a raccontare, prendendo come spunto di volta in volta qualcosa di diverso: un pomodoro, Efesto, Prometeo o chissà che. Il racconto viene quindi affrontato da prospettive sempre diverse, a seconda dello sviluppo della serata, proprio perché nella tradizione greca il mito è circolare: tutto porta a passare attraverso Iliade. A questo punto, giunti davanti alle spiagge di Troia nel momento in cui Agamennone e Achille litigano, avremo finito di mangiare, avremo già sparecchiato e comincerà lo spettacolo vero e proprio».

Vista la mole di materiale a disposizione, su cosa avete scelto di concentrare la vostra attenzione?

«Per questo primo studio abbiamo scelto di guardare nelle stanze delle donne che compaiono nel poema, in particolare soffermandoci su Andromaca, Cassandra ed Ecuba. Niente battaglie quindi, ma uno sguardo più intimo sul testo. La figura femminile nell'Iliade è situazionale, non si possono delineare personaggi e ruoli definiti. Ad esempio abbiamo provato a chiederci cosa succede nella stanza di Andromaca alla morte di Ettore, una parte che non è raccontata nel testo omerico. Siamo rimasti affascinati dalla figura di Ecuba e dal suo mito, quel camminare tra le macerie alla fine della guerra come uno sciacallo divino che raccatta le anime. Cassandra invece coincide con la sua prospettiva, appesa e isolata dal resto della scena, vede tutto dall'alto con lo sguardo della profetessa. La sua è un'immagine molto delicata e poetica».

Come sarà l'allestimento scenico?

«La scenografia si basa su una forma che rasenta il site specific,

proprio in linea con il principio di oralità liquida del mito, capace di adattarsi e assumere forme sempre nuove a seconda di chi lo ascolta». Prenotazione obbligatoria. Posti limitati. Il biglietto comprende spettacolo, cibo e bevande. Info sulla pagina Facebook dell'evento.

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