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Modena, chiesa riformata, il ruolo delle donne

Al San Carlo conferenza di Letizia Tomassone, pastora della Chiesa Valdese

MODENA. Continuano gli appuntamenti sul tema della riforma alla Fondazione San Carlo. Oggi alle 17.30 sarà Letizia Tomassone, pastora della Chiesa Valdese di Firenze a tenere la conferenza “Non vi sarà né maschio né femmina. Il ruolo della donna nelle tradizioni riformate”.

Le donne fanno parte della storia della chiesa riformata, lei sostiene che la loro presenza sia stata favorita da alcuni nodi teologici centrali della riforma, quali sono?

«Il primo è il sacerdozio universale dei credenti quindi il fatto che tutti, uomini e donne, sono testimoni, sacerdoti e hanno la libertà di accostare il testo biblico e di accostarsi a Dio. Hanno la stessa dignità e infatti molte donne del XVI secolo intorno a Lutero ma anche a Ginevra, Strasburgo hanno rivendicato la possibilità in quanto donne di predicare dicendo che appunto Dio non discrimina il predicatore sulla base dell’appartenenza ad un genere sessuale».

Lei parla anche di centralità della coscienza personale per privilegiare l’educazione e la cultura di ognuno…

«È fondamentale la libertà di ogni persona, molte delle donne del XVI secolo che avevano una cultura superiore avevano già questa capacità perché sapevano leggere la Bibbia e la conoscevano. Però si sviluppa molto nei secoli successivi la libertà di coscienza e la soggettività del credente protestante uomo o donna e in particolare nel mondo puritano nasce questa abitudine a fare dei diari, sulla propria crescita interiore che quindi aiutano ancora di più a sviluppare questa autoconsapevolezza e a crescere nella libertà».

In che modo la chiesa, oggi, può mantenere vivo il dialogo con la cultura e la società in cui è radicata?

«Mescolandosi alla gente, alla cultura e cercando di capire quali sono le domande del tempo perché all’epoca della riforma la domanda era sulla salvezza nell’aldilà e questo poi portava tutta una serie di sofferenze nel presente. Oggi la domanda e anche in altri secoli, è stata diversa, è sempre cambiata e bisogna capire esattamente che cosa muove le coscienze oggi, sembra che manchino le speranza,

anche la possibilità di pensare a un cambiamento come se ci sentisse imprigionati in un mondo in cui già tutto è dato. Stare in dialogo quindi significa continuare a fare analisi e a capire cosa significa la libertà e il rapporto con Dio, sia singolarmente che come società».

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