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Modena, la guerra, le donne, il lavoro: una commedia dolce amara

“Tutte a casa”: la “rivoluzione femminile” ai tempi del primo conflitto mondiale  Paola Gassman nel ruolo della protagonista. Regia firmata da Vanessa Gasbarri

MODENA. Da oggi a giovedì, alle 21, al Teatro Michelangelo, va in scena la commedia “Tutte a casa” (la guerra delle donne) di Giuseppe Badalucco e Franca De Angelis per la regia di Vanessa Gasbarri. Interpreti: Paola Gassman, Mirella Mazzeranghi, Paola Tiziana Cruciani, Claudia Campagnola, Giulia Rupi. Infuria la Grande Guerra e l'Italia è impegnata nel terribile conflitto che miete vite, giovani e meno giovani, dalle trincee del Carso ai picchi delle Dolomiti. Mentre gli uomini sono al fronte, le donne si prodigano nel loro storico ruolo di madri e di mogli, e non solo. Molte di loro, per arrotondare il magro bilancio familiare, accettano le offerte di lavoro che piovono dalle imprese, i cui ranghi sono rimasti sguarniti a causa della coscrizione dei propri dipendenti. Improvvisamente le donne escono dalle case e s’improvvisano tranviere, operaie, impiegate, suscitando il grande scandalo dei molti benpensanti che temono il sovvertimento “dell'ordine naturale delle cose”. Del primo, devastante, conflitto mondiale, di cui in questi anni ricorre il centenario, sono stati raccontati la durezza della vita di trincea, le vittime e gli eroi. “Tutte a casa” si concentra invece sull’aspetto, abbastanza inedito ma di enormi proporzioni, dell’ingresso delle donne nel mondo del lavoro: un primo e imponente approccio, destinato all’epoca a non avere immediate conseguenze sul piano sociale, una volta terminato il conflitto, ma che di certo accelerò la presa di coscienza di molte donne. E, pur non dimenticando la tragedia sullo sfondo, che toccherà anzi da vicino una delle protagoniste, lo fa nei toni della commedia e del sentimento, in una piéce dolce-amara tutta al femminile.

Margherita, una ricca signora dell'alta borghesia milanese il cui marito imprenditore è stato preso prigioniero dagli austriaci, decide di imbarcarsi nella difficile avventura di tenere in piedi l'azienda di famiglia, produttrice di autocarri. All’inizio si tuffa nell’impresa con la leggerezza con cui frequenta i salotti dell’alta società; ma andando avanti si ritrova a sfidare l'ostilità di un mondo prettamente maschile in cui tutti le sono contro: i colleghi, i politici, la stampa e persino i sindacati. Nella sua avventura Margherita è supportata, ma anche spesso osteggiata, da altre quattro donne, tutte diverse da lei.

«È una commedia che tratta l'entrata delle donne nel mondo del lavoro - spiega Paola Gassman - Visto che la guerra aveva portato via gli uomini toccava alle donne darsi da fare e tirare fuori una grinta ed una carica che le porterà ad affermarsi in un periodo storico particolare. Poi il Fascismo le farà ritornare indietro. Il tutto raccontato come una commedia brillante. Stiamo riscuotendo grande successo nelle città in cui siamo state».

È un racconto dolce-amaro tra commedia e sentimento.

«Nel senso di rapporto umano tra le donne che hanno già dentro un tipo di educazione. Potevano sembrare superficiali ma poi non è stato così. Alle prese con il lavoro si sono comportate in maniera totalmente opposta».

I benpensanti temevano il sovvertimento dell'ordine naturale delle cose.

«Forse anche quello. Quando ero ragazzina ho conosciuto delle bisnonne e a cui mi sono ispirata per il mio personaggio. Erano donne tenute fuori dal mondo volutamente

perché dovevano essere l'angelo del focolare, oppure se erano ricche, si dovevano occupare di cose frivole. In realtà la loro natura era diversa. La cosa curiosa è che poi quel movimento non è andato avanti. La gente si rende conto che oggi poco è cambiato rispetto a quel periodo».

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