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“Carmen + Bolero” incontro di passione tra danza e teatro a Pavullo

Passione, magia della danza e melodie eterne protagonisteil  20 marzo dalle 21 al Mac Mazzieri di Pavullo

PAVULLO. Passione, magia della danza e melodie eterne protagoniste questa sera 20 marzo dalle 21 al Mac Mazzieri in “Carmen + Bolero”, il nuovo appuntamento della stagione curata da Ater che unisce due pietre miliari dell'opera e del balletto attraverso le coreografie originali della MM (“Michele Merola”) Contemporary Dance Company di Reggio Emilia. Carmen “Sweet”, firmata da Emanuele Soavi, sulle musiche di Georges Bizet (1875) arricchite dai contributi canori dei Los Panchos, è la tumultuosa storia ambientata nel gran finale della Plaza de Toros di Siviglia, tra amore e sangue. Il Bolero (1928) è invece declinato sulla scena dallo stesso Michele Merola, direttore della Compagnia, sulle musiche di Maurice Ravel con l'aggiunta di tre partiture musicali di Stefano Corrias (all'inizio, a metà e subito prima del crescendo finale) a sottolineatura dei momenti più intimi di un balletto che, nel ventaglio inesauribile dei rapporti umani, è rappresentazione in particolare di quelli di coppia.

Merola, come nasce questo abbinamento di Carmen e Bolero?

«Da tempo volevo lavorare a una coreografia sulle melodie del Bolero e contemporaneamente da Emanuele Soavi è venuta la proposta di dare alla Compagnia una versione sua della Carmen. Mi è sembrato bellissimo l'abbinamento di passione e sentimento tra questi due mondi. Una formula pensata per attirare non solo gli amanti del ballo ma anche il pubblico della prosa, e ha funzionato: siamo al terzo anno in giro per l'Italia e l'estero».

Due spettacoli in uno, insomma?

«Sì, che danno l'occasione di vedere gli interpreti della Compagnia sotto due luci diverse: il Bolero richiede una veste più tecnica, mentre la Carmen ha uno sfondo più teatrale. E devo dire che l'insieme mi piace molto».

In cosa consistono le riletture?

«Il Bolero ha le incursioni musicali di Corrias, che portano a 35 minuti i 15 “puri” della melodia di Ravel ponendo lo sguardo sui momenti più intimi del rapporto di coppia, creando con questo “rallentamento” uno sfondo che esalta la partitura originale nella sua cavalcata fino all'esplosione finale. Nella Carmen, Soavi ha preso i Los Panchos, resi popolari dalle colonne sonore dei film di Pedro Almodóvar, perché allo stesso modo riescono a creare un cambio di passo nella drammaturgia, con un'ironia molto forte. L'amalgama mantiene il rispetto dell'originale, senza forzature».

Il suo Bolero, in particolare, è una non-storia dal valore simbolico: cosa significa?

«È un'esortazione all'unione fra le persone. Fa perno su questo muro di carta che viene spostato continuamente sulla scena. All'inizio simboleggia la paura che si ha dell'altro subito, la voglia di chiudersi e non svelare i nostri sentimenti, nell'illusione di riuscire ad andare avanti nella vita con le nostre forze. Piano piano, il muro viene sempre più relegato finché non scompare del tutto negli ultimi dieci minuti, che vedono tutti i danzatori in scena a richiamare un’umanità comune, il fatto che tutti abbiamo bisogno dell'altro. È così anche nella melodia, che vede aggiungersi gli strumenti fino all'unisono finale».

Arrivate a Pavullo da Padova: come vivete il passaggio da città a provincia?

«Carla Fracci ha sempre detto che il decentramento

degli spettacoli e della danza è molto importante, perché non tutti possono permettersi di andare nei teatri di città. Sentiamo la valenza del momento, e ci fa molto piacere. Poi so che a Pavullo ci sono scuole di danza importanti: sarà bello esserci anche per loro».



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