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Carpi, un live di Her Skin e Cuscunà racconta The beat of Freedom

CARPI. Proseguono gli appuntamenti musicali all'associazione AppenAppena di via Paolo Guaitoli 36/a. Alle 19 di oggi concerto live di Her Skin, giovane cantautrice modenese. Her Skin è Sara...

CARPI. Proseguono gli appuntamenti musicali all'associazione AppenAppena di via Paolo Guaitoli 36/a. Alle 19 di oggi concerto live di Her Skin, giovane cantautrice modenese. Her Skin è Sara Ammendolia, ha vent’anni e nasce e cresce tra Modena e la sua provincia. Scrive le sue prime canzoni nel 2013 ma le pubblica solo nel settembre del 2015, con un EP registrato tutto in un giorno, dal titolo, “Goodbyes and Endings”. A maggio del 2016 diventa co-fondatrice di Tempura Dischi e fa uscire il suo secondo Ep, “Head Above the Deep”, registrato e prodotto da Bruno Mari. Tra il 2016 e il 2017 Her Skin suona in tutta Italia con un tour che la porta fino in Sicilia e condivide il palco con artisti come Francesco Motta, Colombre, Bob Corn, Giorgio Canali, Zen Circus e Kele Okereke (Bloc Party). “Find a Place to Sleep” è il primo vero e proprio album di Her Skin, uscito il 23 febbraio per WWNBB collective. «“Find a Place to Sleep è una storia. La mia storia - sottolinea Her Skin - e spero anche la storia di qualcun altro. È un disco umano, cantato e suonato da un essere umano, per un altro essere umano. Find a Place to Sleep parla, e vuole farti sentire un po’ a casa». Ingresso 3 euro con tessera AppenAppena Domani, alle 21, l'associazione propone un appuntamento con la giovane attrice Marta Cuscunà in “The beat of Freedom” come anteprima di Concentrico Festival la cui quarta edizione si svolgerà dal 13 al 17 giugno nel centro storico di Carpi. “The beat of freedom” è un reading tratto dal libro “Io sono l'ultimo. Lettere di partigiani italiani”, di e con Marta Cuscunà e Marco Rogante come assistente. Marta Cuscunà fa parte del progetto Fies Factory e “The Beat of Freedom” è la quarta tappa del progetto sulle Resistenze femminili. I partigiani, prima di tutto, erano giovani. Si innamoravano, scoprivano di avere paura e coraggio, il reading è un racconto corale per i ragazzi e le ragazze di oggi, sul sogno rock di un Paese di persone uguali nei diritti e libere. Il libro “Io sono l’ultimo. Lettere di partigiani italiani” è nato quando Annita Malavasi, la partigiana “Laila”, ha cominciato a parlare d'amore. Ci teneva a dire una cosa, soprattutto: fu tra i partigiani che, per la prima volta, uomini e donne ebbero pari dignità e che l'uguaglianza sancita dalla Costituzione a guerra finita, non fu un regalo ma una conquista. Arrivarono molte lettere, alcune erano di vecchi partigiani, e parlavano d'amore. Una collezione di esperienze che delinea il profilo di un'autobiografia collettiva di giovani accomunati dall'aver condiviso un tempo e un Paese, che a un certo punto sentirono l'esigenza di cambiare. «La libertà era nei monti, per la prima volta riuscivamo a sentirla e picchiava nella testa». Da questa frase di Nello Quartieri, nome di battaglia “Italiano”, è nato “The beat of Freedom”. La libertà come pulsazione, come battito che scuote. Un ritmo nuovo, che sconvolge

e che parla di giovinezza e ribellione. Le parole dei partigiani risuonano inaspettatamente rock e le loro voci si intrecciano con quelle di Patti Smith, Lou Reed, Alanis Morissette, i Green Day. Ne è uscita una partitura che scavalca i confini della storia e unisce le generazioni.

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