Quotidiani locali

Modena, affrontare la paura: un docufilm racconta la “sfida”

Domani alle 20 al cinema Victoria verrà proiettato, in occasione del 55esimo Psicoaperitivo - appuntamento dedicato alla psicologia dove si condividono pensieri ed emozioni - il docufilm...

MODENA. Domani alle 20 ak cinema Victoria verrà proiettato, in occasione del 55esimo Psicoaperitivo - appuntamento dedicato alla psicologia dove si condividono pensieri ed emozioni - il docufilm “Full Metal Mind” di Mirko Aretini. Un'opera incentrata sulla paura recondita dell'uomo dove 13 personaggi del mondo della cultura, tra i quali Alessandro Bergonzoni, Paolo Villaggio e Gino Strada solo per citarne alcuni, raccontano, come un'intima confessione, il proprio rapporto con la paura dell'uomo oltre l'artista e viceversa.

Prima del film, alle 19, si terrà l’aperitivo con la psicologa Agata Rakfalska-Vallicelli, promotrice dell’evento insieme alle psicologhe e psicoterapeute di "Al Centro della Psicologia" che incontreranno il pubblico anche dopo la proiezione per una discussione sul film. Per maggiori informazioni sull’acquisto dei biglietti è possibile consultare il sito del cinema www.victoriacinema.it.

Il regista Mirko Aretini racconta come è arrivato a concepire il docu-film.

Come nasce l’idea del progetto e perché la scelta di personaggi famosi come protagonisti del docu-film?

«L’idea nasce come conseguenza naturale da un percorso che ho iniziato nel 2012, una sorta di trilogia a metà tra un docufilm e un lavoro d’arte che indaga sul senso e identità dell’uomo. Questo è il terzo film, il primo lavoro “Iceartland” era incentrato sul rapporto uomo-natura, in quanto la natura può stimolare il percorso creativo ed era tutto ambientato in Islanda che, casualmente, è il paese con la più alta densità mondiale di creatività e di artisti e lì avevo collaborato con vari personaggi famosi tra i quali Bjork e Sigur Rós. Quello successivo, “Poetico respiro” invece era incentrato sul tempo, sullo scorrere del tempo e su dove ci collochiamo noi in questo meccanismo temporale e lì avevo avuto l’opportunità di lavorare già con Bergonzoni poi Alessandro Haber, Vinicio Capossela, c’erano un po’ di personaggi famosi. Era andato molto bene, ero stato anche alla Mostra del Cinema di Venezia e quindi ho deciso di farne un terzo e chiudere un po’ il cerchio, andando inevitabilmente dopo i temi trattati, verso la paura che è la condizione umana più inevitabile che ci sia e ho continuato, come nei precedenti, a lavorare con personaggi famosi del mondo della cultura e spettacolo».

Quale dovrebbe essere, secondo lei, l’approccio dello spettatore verso il film?

«Semplicemente guardare l’artista come uomo prima di tutto, quindi la sfida principale è annullare la barriera tra uomo e artista e mettere al centro dell’attenzione come protagonista assoluto l’uomo che si identifica nelle paure di tutti noi. Noi di riflesso, guardando e ascoltando, siamo quelle paure, siamo quelle persone in quel momento indipendentemente dal ruolo che hanno o dal potere e talento che possiedono. Credo che la paura sia un po’ come riflettere sul tempo, sulla morte, sulla perdita. Facendo parlare loro, scavando un po’ nell’intimo emerge una figura umana che quindi ha il diritto e il dovere di potersi esprimere a 360 gradi parlando di tutto»

La scelta di trattare un’emozione come la paura deriva anche da una sua esperienza personale?

«Relativamente, sono tematiche che mi sono sempre interessate, sono una persona molto riflessiva

quindi non farci i conti sarebbe come ignorare la questione e artisticamente credo che qualsiasi lavoro prima di essere arte o indipendentemente dal buono o cattivo debba partire da noi stessi, da quello che conosciamo per essere autentico e sincero».


 

TrovaRistorante

a Modena Tutti i ristoranti »

Il mio libro

PERCORSI

Guida al fumetto: da Dylan Dog a Diabolik