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Nonantola, i Ministri presentano “Fidatevi”

“Signore e signori (analisti e dottori)/Abbiamo nuovi pensieri (abbiamo nuovi dolori)/Che non potete capire (non potete intuire)/Non potete sentire/Quindi fidatevi”. Parlano di fiducia i...

NONANTOLA. “Signore e signori (analisti e dottori)/Abbiamo nuovi pensieri (abbiamo nuovi dolori)/Che non potete capire (non potete intuire)/Non potete sentire/Quindi fidatevi”. Parlano di fiducia i Ministri (nella foto) nel loro nuovo disco che si intitola appunto “Fidatevi” e che presenteranno sul palco del Vox Club domani sera.

«Volevamo un titolo forte e coraggioso – ci spiega Federico Dragogna, chitarrista della band – oggi avere fiducia è un po’ complesso. Ma ha senso avere fiducia proprio quando è difficile averla. Come per il perdono: è importante quando è difficile perdonare. L’esortazione al fidarsi è secondo noi un invito inevitabile; chiudersi nel pessimismo e nell’ansia non porta a niente».

Come siete cambiati in questo ultimo disco?

«Sono cambiati i nostri orizzonti e le nostre prospettive, per questioni per lo più anagrafiche. Non è più il momento di fare i Peter Pan. Credo sia un limite del nostro modello di società: farci sempre sentire ventenni, per tenerci impegnati su cose non così importanti, come l’ultimo modello di telefonino. Invece le cose cambiano e si cresce: dai 20 ai 30 anni è normale mettersi alla prova e provare a stare da soli; dopo credo sia necessario guardarsi dentro e capire che si ha bisogno degli altri per ‘costruirsi’».

Cosa preferite tra il lavoro in studio e il live?

«Sono due cose complementari: se hai una ti manca l’altra. Di base il lavoro in studio ti prepara al live. Ed è lì, sul palco, che arriva la botta di adrenalina. Qualcosa di cui un musicista non può fare a meno».

Qualche anno fa avete lavorato con Gordon Raphael, produttore degli Strokes, come è stata l’esperienza?

«Un’esperienza ‘matta’ e creativa. Abbiamo lavorato nel modo più all’antica. Come fare una foto con una vecchia macchina; non sai come verrà fino a quando non viene stampata. E’ stata una esperienza incredibile».

Come si presenta la scena musicale italiana attuale?

«Quando abbiamo iniziato a suonare noi c’era una forte dicotomia tra la scena underground e mainstream. E chi suonava nell’ambito più alternativo andava ‘contro’ volutamente, per essere diverso. Oggi invece le case discografiche più grandi sono molto attente agli artisti emergenti, forse per questo l’approccio dei musicisti è cambiato, come se si costruissero già dall’inizio per essere notati dalle major. Credo comunque che ci sia molto potenziale in giro, soprattutto in provincia».

La musica per voi è uno strumento ‘scomodo’.

«La musica per i Ministri non è mai comoda, non lo sono i nostri concerti, vivaci possiamo dire, non lo

sono i dischi. Certo, ci piace intrattenere, ma le nostre canzoni arrivano sempre dalle nostre vite. La musica per noi è un modo per resistere». I Ministri chiuderanno il loro tour il 30 aprile, poi saranno al Concerto del 1° Maggio a Roma.

Ombretta Guerri



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