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Modena. “Work in progress” storie di lavoratori raccontate a teatro

 “Work in progress”, lavori in corso: sarà questo il titolo che chiuderà la stagione teatrale di ERT - Emilia Romagna Teatro, al Teatro delle Passioni di Modena da domani, 17 maggio

MODENA. “Work in progress”, lavori in corso: sarà questo il titolo che chiuderà la stagione teatrale di ERT - Emilia Romagna Teatro, al Teatro delle Passioni di Modena da domani, 17 maggio al 1° giugno. Lo spettacolo, ideato e diretto dalla rumena Gianina Carbunariu, è stato presentato proprio alle Passioni lunedì scorso in una conferenza stampa alla quale sono intervenuti il presidente e il direttore di ERT, rispettivamente Giuliano Barbolini e Claudio Longhi, oltre alla regista e a Rita Monticelli, rappresentante del Consiglio d'indirizzo della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena.

Il tema del lavoro è il fulcro attorno al quale ruota lo spettacolo, esito del corso di formazione avanzata per attori organizzato da ERT presso la Scuola di Teatro Iolanda Gazzero di Modena e cofinanziato dal Fondo Sociale Europeo.

«Mai come in questo momento storico è importante porre l'accento sul lavoro giovanile - ha affermato Rita Monticelli - La ricerca intorno a questa tematica aiuta a creare coesione sul territorio e ad attrarre persone diverse; abbattere le barriere è proprio uno degli obiettivi della Fondazione, insieme a quello di portare a Modena aspetti nazionali e internazionali del teatro».

Diverse le ragioni che hanno spinto Longhi a scegliere la regista rumena. «La Carbunariu presenta un profilo particolare di regista. Nei suoi lavori c'è uno sguardo politico sulla realtà, essenziale in tempi dominati dall'antipolitica. Altrettanto interessante l’attenzione posta alla drammaturgia - in lei sempre compenetrata alla regia - oltre che la volontà di considerare gli attori una componente creativa del lavoro».

Partendo da una lista di domande semplici, gli attori hanno infatti realizzato circa 100 interviste anonime a persone che lavorano in ambiti molto vari, diverse per background, età (in prevalenza tra i 20 e i 35 anni), ceto sociale e provenienza. «Pur garantendole assoluta libertà espressiva, le abbiamo chiesto di rivolgere il suo sguardo all'Europa; non quella burocratica e commerciale, ma culturale e politica», ha chiarito Longhi.

«È stato un processo intenso quello che ha preceduto la realizzazione dello spettacolo. Per la prima volta mi sono trovata a lavorare con giovani attori - ha affermato la regista - La sfida più importante è stata selezionare il materiale raccolto perché tutte le storie meritavano di essere raccontate. Il lavoro è sia un tema politico che una componente personale di ciascun individuo. Analizzarne le dinamiche è servito a comprendere meglio l'intera realtà cittadina. Gli attori si sono presentati alle persone con delle domande e sono tornati in teatro con altre domande, con un'altra struttura. È stato complesso trasformare tutto questo in qualcosa di teatrale, qualcosa di finto ma verosimile». Nel passaggio al palcoscenico la regista dà vita a un “mockumentary” (falso documentario), opera di finzione che ricalca nello stile e nel linguaggio lo schema documentario: dati reali vengono inseriti in una cornice fantastica.

«La mia scelta è stata quella di rispettare le storie mantenendo comunque la mia libertà artistica».

Per la realizzazione delle interviste gli attori si sono anche avvalsi della collaborazione di associazioni e sindacati. Il materiale raccolto è stato poi trascritto dagli

stessi attori, direttamente coinvolti nel processo di realizzazione della drammaturgia.

«Modena è una città piccola, ma la sua realtà complessa rappresenta uno spaccato di quella che è la situazione, spesso critica, del lavoro in Europa».

Emanuele Carrafa

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