Quotidiani locali

Modena, 1950/ “Leva” va a Roma correndo Franco Panini lo segue in bici

Intanto le gare nell’autodromo entusiasmano gli sportivi fino... in Argentina

L’eccidio delle Fonderie, riportato da tutti i giornali italiani, mostra le fortissime tensioni politiche dell’epoca. “L’Avvenire d’Italia”, quotidiano cattolico di Bologna, titola ad esempio: “La democrazia deve difendersi dalle speculazioni sovversive. L’assalto alle fabbriche era un piano preordinato”. Martedì 10 gennaio la “Gazzetta” non esce, e il giorno successivo pubblica un manifesto che il Sindaco Corassori ha fatto affiggere sui muri della città: “Cittadini, il tragico eccidio avvenuto ieri lascia nel lutto non solo le famiglie dei morti, ma la intera città. Lascia nel lutto ogni persona onesta.

A tutti gli uomini responsabili mi rivolgo perché riflettano sulle conseguenze tragiche che sono scaturite da una situazione che da oltre un anno è andata sempre più peggiorando nella nostra provincia. Agli uomini responsabili dico anche che la vita dei cittadini è sacra e che uccidere significa voler precipitare, non risolvere, una situazione. A tutti i cittadini mi rivolgo, anche perché diano tutto il loro contributo ed il loro appoggio affinché questa situazione possa essere superata ed il lavoro rispettato e garantito ritorni nelle nostre officine. Modena nei momenti più difficili della sua vita ha saputo sempre trovare la giusta via che le ha permesso di superare ogni ostacolo.

I fatti di ieri sono la denuncia più tragica e dolorosa che ci troviamo in una situazione gravissima. Solo un senso vero di giustizia ed una sincera unità di intenti permetteranno ancora di trovare la strada giusta ed impediranno che luttuosi fatti abbiano ad addolorare la vita dei cittadini. È con questa speranza e con la certezza che riusciremo a superare anche questa dura prova che, sicuro di interpretare l’unanime sentimento dei modenesi, esprimo la solidarietà e l’augurio a tutti i feriti ed a tutti i famigliari degli uccisi il profondo cordoglio di tutta la città”. Era davvero un gran Sindaco. Ma, senza dimenticare i morti del 9 gennaio, veniamo ad altre vicende di cronaca modenese. Il 19 gennaio la “Gazzetta” riporta la notizia della morte di Andrea Ferri (aveva più di 92 anni), e ne pubblica la fotografia. La Banda Cittadina di Modena, un complesso nato nel 1875, porta il suo nome.

L’aveva diretta per 57 anni consecutivi. Il 22, invece, di domenica, inizia il servizio filoviario nelle prime tre tratte, con una corsa ogni 15 minuti. Il biglietto costa 15 lire, ma dopo le 22 e alla domenica il prezzo sale a 20 lire. Oggi la caccia non è più di moda, e gli animalisti, a mio parere giustamente, si battono per la sua abolizione totale. Nei tre ultimi mesi dell’anno precedente a quello di cui oggi ci occupiamo, cioè nell’ottobre-dicembre del 1949, gli agenti preposti alla sorveglianza venatoria hanno elevato 68 contravvenzioni, di cui 13 per caccia in luogo e tempo proibito, 8 per mancanza della licenza, 7 per essere passati da un luogo all’altro con il fucile in mano, 5 per aver cacciato abusivamente in una riserva.

A Modena non ci si dimentica del grande Ludovico Antonio Muratori, e per il 2° Centenario della morte tre giorni di grandi celebrazioni, cominciando dal Duomo.
Anche i personaggi famosi guidano senza prestare troppa attenzione! Il tenore Giuseppe Di Stefano, già molto celebre (aveva allora solo 29 anni), investe alla fine di giugno sulla Via Emilia, alla “Casa Rigata”, un ciclista che procedeva verso Modena.

Un brutto incidente, e il ciclista viene ricoverato in prognosi riservata. Ma Di Stefano era sceso subito dalla macchina per prestargli soccorso e per farlo ricoverare all’ospedale.



In Via Francesco Selmi, sulla sinistra all’inizio venendo da Via dei Servi, c’era ancora negli anni Cinquanta la “Bassa macelleria”, una sorta di negozio dove il Comune aveva allestito. per chi aveva pochi soldi, la vendita di frattaglie e di carne di scarsa qualità. Era però carne garantita dall’Ufficio d’Igiene.

Non succedeva così nelle campagne. A Freto viene macellato e scuoiato un vitello ammalato, e la carne viene venduta a poco prezzo. Una decina di persone rimangono intossicate, e una muore.



Ma anche la carne in scatola, già allora molto diffusa (la “Simmenthal” risale al 1932), e il pesce in scatola, possono provocare problemi. Parecchie persone restano infatti intossicate e vengono ricoverate in prognosi all’Ospedale.

Leggendo i giornali dell’epoca a volte “scapperebbe da ridere”, ma sono episodi che avrebbero potuto finire male. In Via Ganaceto, dove coabitano, come accadeva in tante famiglie in quegli anni, scoppia la lite tra un uomo e i due cognati. Accesisi gli animi, afferra un coltello da cucina e li minaccia. I due cognati, inseguiti attraverso le stanze, si rifugiano in un gabinetto chiudendo la porta a chiave. Richiamato dalle grida di alcune donne del caseggiato, un agente della Squadra mobile che passava di lì sale per le scale e arresta l’uomo con il coltello. Si può quindi finalmente uscire dal gabinetto!



Abbiamo visto tutti in televisione l’incontro tra il leader della Corea del Nord e il presidente della Corea del Sud, e naturalmente confidiamo che gli incontri proseguano.

La Guerra di Corea era scoppiata il 25 giugno del 1950, e si concluse con un armistizio il 27 luglio 1953. A favore della Corea del Nord intervenne la Cina, che nello stesso anno, in ottobre, occupò il Tibet.

Fu una guerra sanguinosissima, e morirono quasi 2.000.000 di civili. Gli americani che parteciparono al conflitto furono più di 1.300.000, e 54.246 di essi non fecero ritorno. Il Commonwealth (Regno Unito, Canada, Sud-Africa, Australia e Nuova Zelanda) e gli altri alleati degli Stati Uniti che parteciparono alla guerra (Belgio, Colombia, Etiopia, Filippine, Francia, Grecia, Paesi Bassi, Thailandia e Turchia) ebbero complessivamente 4.000 morti e 11.000 feriti. Fortunatamente l’Italia non partecipò.



Il 5 luglio viene ucciso a Castelvetrano, in Sicilia, il bandito Salvatore Giuliano, autore della strage di Portella delle Ginestre del 1° maggio 1947. I giornali dell’epoca parlano di uno scontro a fuoco con i Carabinieri, ma probabilmente fu ucciso dal suo luogotenente Gaspare Pisciotta, che morì avvelenato nel carcere dell’Ucciardone a Palermo il 9 febbraio 1954.

Il 4 maggio dell’anno precedente a Superga era morto il Grande Torino, e con lui molti grandi giocatori della Nazionale.

Il 24 luglio inizia in Brasile il Campionato del mondo di calcio, e la squadra italiana, detentrice del titolo, decide di andare in nave, e non in aereo, con un viaggio lunghissimo. L’Italia perse con la Svezia, sconfisse il Paraguay, ma fu eliminata. Eppure il 12 maggio a San Siro aveva battuto l’Inghilterra 5 a 0, con 2 gol di Cappello, 1 di Burini e 2 di Boniperti.

Vinse l’Uruguay, battendo clamorosamente il Brasile con gol di Ghiggia e Schiaffino, che poi vennero a giocare in Italia.

In Pretura agli inizi di luglio si svolge un processo, politico, in punta di diritto.

Due donne e un uomo sono imputati di aver contravvenuto all’art. 113 della legge di Pubblica sicurezza per aver messo in circolazione manifesti non autorizzati. Si trattava di manifesti che portavano le fotografie dei morti del 9 gennaio, destinati ad essere firmati dalla popolazione con lo scopo di chiedere il disarmo delle forze di Polizia.

Il difensore, rifacendosi ad una sentenza della Corte di Cassazione, la quale assolveva dei contravventori all’art. 113 in base all’art. 21 della Costituzione (“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”) sostiene che i tre imputati non possono essere condannati e debbono essere assolti perché il fatto loro ascritto non costituisce reato. Il Pretore fa rilevare che un’altra sentenza della Suprema Corte aveva ritenuto valido l’art. 113 e condannato gli imputati. Il difensore sostiene che, essendo la legge di P. S. anteriore alla Costituzione, e contenendo disposizioni in netto contrasto con essa, debba ritenersi senz’altro abrogata, e chiede l’assoluzione con formula piena dei suoi patrocinati.

Il Pretore però ha emesso una sentenza di condanna per tutti e tre gli imputati, alla pena di cinque giorni di arresto, spese e tasse, il tutto sospeso condizionalmente e con il beneficio della non iscrizione al casellario giudiziale.

“L’atleta modenese Tonino Palmieri detto “Leva” di anni 38 ha annunciato che lunedì 3 luglio p. v. inizierà il suo pellegrinaggio a Roma. “Leva” è un fornaio di Modena notissimo per la sua passione per il gran fondo: si ricordano di lui le annuali corse sino a Bologna in occasione delle partite di calcio fra il Modena e il Bologna. Naturalmente per essere coerente colle sue abitudini in questo pellegrinaggio all’Urbe “Leva” darà fondo a tutte le sue energie alternando marcia e corsa sino a Roma. Per raggiungere la Capitale il podista modenese ha naturalmente fissato un itinerario di marcia, basato sulla media di 10 ore giornaliere di movimento … Naturalmente, per essere in carattere colla austerità del pellegrinaggio “Leva” viaggerà in perfetta bolletta e avrà con sé solo i calzoncini, la maglietta e le scarpette da ginnastica. “Leva” si ripromette di tentare, terminato il pellegrinaggio a Roma, un raid Modena-Milano a piedi in 24 ore. Questo tentativo doveva essere intrapreso lo scorso anno ed è stato rinviato perché “Leva” non ha trovato accompagnatori nella sua fatica”.

Per andare a Roma trovò invece un giovane accompagnatore.

Franco Panini (era nato l’8 ottobre 1931) lo seguì in bicicletta fino alla Città Eterna, e poi proseguì fino a Maddaloni, dove andò a trovare uno dei suoi fratelli. Quando fece ritorno a Modena era molto dimagrito!

Rolando Bussi

bussirolando@gmail.com

(27, continua)


 

TrovaRistorante

a Modena Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGI E TESI DI LAUREA

Pubblica il tuo libro