Quotidiani locali

Carpi, Festa del Racconto Daria Bignardi: ansia compagna di vita

«Un pomeriggio di tre anni fa, mentre stavo sul divano a leggere, un'idea mi ha trapassata come un raggio dall'astronave dei marziani. Vorrei raccontare così l'ispirazione di questo romanzo,...

CARPI. «Un pomeriggio di tre anni fa, mentre stavo sul divano a leggere, un'idea mi ha trapassata come un raggio dall'astronave dei marziani. Vorrei raccontare così l'ispirazione di questo romanzo, ma penso fosse un'idea che avevo da tutta la vita». Con queste parole Daria Bignardi accenna alla genesi di "Storia della mia ansia", il suo ultimo romanzo edito da Mondadori. Protagonista è Lea, una donna che ogni giorno deve fare i conti con un difficile equilibrio tra lavoro, famiglia, ansia, amore, frustrazione, malattia. La giornalista, scrittrice e conduttrice televisiva sarà ospite della Festa del Racconto oggi alle 15, in piazzale Re Astolfo a Carpi.

In una precedente intervista ha dichiarato che per tutta la vita ha desiderato scrivere una storia dove fosse l’ansia a guidare il racconto. Per quale motivo?

«In realtà volevo dire che quando ho deciso di scrivere un romanzo nel quale l’ansia della protagonista condizionava la sua storia, mi sono resa conto di soffrirne anche io da tutta la vita. Soltanto, come Lea, avendo odiato l’ansia di mia madre, l’avevo rimossa e rifiutata, e quindi non avevo riconosciuto la mia, non l’avevo accettata per molto tempo».

Anche se la protagonista del romanzo a un certo punto si ammala, questa non è la storia di una malattia, ma il racconto dell’amore che lei prova per il marito e di un tratto del suo carattere, ovvero la paura dell’abbandono. Lea e Shlomo sono opposti, hanno litigi terribili, lei spesso non lo capisce e si strugge.

È l’ansia il motore del loro matrimonio?

«Credo che il motore del loro matrimonio sia l’amore, ma che l’ansia in qualche modo sia la condizione necessaria perché Lea, pur soffrendo tanto con Shlomo, accetti questo tipo di amore, anzi lo esalti. Gli ansiosi adorano le relazioni difficili, quelle che li mettono continuamente alla prova».

Ama Lea o ci sono lati del suo carattere che sopporta poco?

«Mi dispiace per Lea che sia così poco capace di volersi bene, ma amo la sua vitalità e la sua curiosità: Lea è indomabile e, anche se fa di tutto per mettersi nei guai e tende alla malinconia, alla fine è un personaggio positivo, di quelli che alla fine della loro vita probabilmente avranno ben pochi rimpianti».

“Nessuno è più di buon umore di un ansioso, di un depresso o di uno scrittore quando gli succede qualcosa di grosso”, ha affermato. L’ansia può sempre fungere da carburante? Anche per lei è così?

«Mi riconosco in tutte e tre le categorie: lo scrittore è sempre contento quando ha buon materiale per una storia, anche se soffre; il depresso si risveglia e l’ansioso, se ha un problema grosso, dimentica quelli piccoli».

Quale sensazione le dà scrivere? Ha un rituale che segue quando lo fa?

«Scrivere è un’avventura emozionante, con ostacoli e problemi da risolvere, un viaggio solitario alla fine del quale c’è la grande soddisfazione della condivisione della propria avventura col lettore. Quando si viene letti non si è più soli».

Quale libro ha sul comodino, ora?

«Ne ho una montagna. Tutti quelli del Premio Strega, di cui sono giurata, e in più un’altra

decina. Ne leggo anche un paio per volta: adesso alterno "The cost of living" di Deborah Levy e il memoire di Fortunato Cerlino, ovvero don Pietro Savastano di Gomorra, pubblicato da Einaudi. È proprio vero che è difficile che un bravo attore non abbia avuto una vita complessa».

TrovaRistorante

a Modena Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGI E TESI DI LAUREA

Pubblica il tuo libro